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Manent fotografa il cristianesimo in Europa

Una chiesa vuota, due parrocchiani, due suore e un vecchio prete ucciso ai piedi dell'altare. L'intellettuale francese la chiesa cattolica "si trova ad affrontare un odio a due facce: il disprezzo della classe scrivente e parlante e l’odio omicida di fanatici musulmani"

28 Luglio 2016 alle 20:40

Manent fotografa il cristianesimo in Europa

Foto LaPresse

Roma. “Immagini la scena: la messa settimanale, una chiesa quasi vuota, due parrocchiani, due suore, un vecchio prete dalla faccia dolce che viene ucciso sull’altare su cui ha appena celebrato la memoria del sacrificio di Cristo. Questa scena straziante illumina lo stato del cristianesimo in Europa”. Così Pierre Manent apre la sua intervista al Foglio sul massacro nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, dove è stato sgozzato padre Jacques Hamel. Prestigioso allievo di Raymond Aron, autore di importanti saggi sul liberalismo, appena premiato dall’Académie française, docente all’Ecole des Hautes Etudes, Manent di recente ha scritto un libro sull’islam e il paradosso dell’occidente: “Situation de la France”. Nessun prete era stato ucciso in odium fidei in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. “La chiesa cattolica vive di fedeltà e di zelo di alcuni, vecchi e giovani”, continua a dire al Foglio Pierre Manent. “Si trova ad affrontare un odio a due facce: il disprezzo della classe scrivente e parlante e l’odio omicida di fanatici musulmani. Il francese non sa cosa fare con la chiesa, cosa pensare o cosa dire. Il presidente della Repubblica si è precipitato a mostrare la sua simpatia per i ‘cattolici’ e subito ha parlato di qualcosa di diverso dai cattolici e della chiesa cattolica non sapeva cosa dire. Solo il sindaco, comunista, di quella piccola città è stato in grado di parlare del ‘nostro sacerdote’”.

 


Pierre Manent


 

La Francia sembra esausta. Dove nasce il disagio di fronte all’islamismo soprattutto da parte di élite, intellettuali e media? “I francesi sono persi. Le cose non dovrebbero essere così. Siamo presumibilmente entrati nel regno finale della democrazia dei diritti umani. Ecco che le affiliazioni religiose non solo sopravvivono, ma tornano con particolare intensità. Tutti lo vedono, tutti lo sentono, ma come dirlo quando l’unica lingua autorizzata è il linguaggio dei diritti individuali? Non siamo più in grado di dire ciò che abbiamo davanti a noi. Una classe ideologica non ci comanda cosa fare, ma cosa dire, parla all’infinito sui ‘valori’, i ‘valori della Repubblica’, i ‘valori della democrazia’, i ‘valori dell’Europa’. Questa classe è ampiamente screditata agli occhi dei cittadini, ma occupa tutte le posizioni nelle istituzioni, soprattutto nei media. Questa non è né una scusa né una consolazione, ma i difetti dei francesi sono quelli degli europei in generale”. Pensa che l’Europa abbia favorito questa catastrofe in qualche modo? “Invita al disastro quando si basa su una rappresentazione ideologica del mondo com’è la nostra oggi. Invita al disastro quando non crede veramente all’appartenenza religiosa di un cittadino. Invita al disastro quando esclude il dibattito sulla possibile adesione della Turchia all’Unione europea, perché la Turchia è un paese a stragrande maggioranza islamico. Invita al disastro quando confonde l’obbligo di aiutare in un annegamento con il diritto di diventare un cittadino del nostro paese. Invita al disastro quando, in nome della carità e della misericordia, vecchie nazioni cristiane sono invitate ad aprire le loro frontiere a chiunque voglia entrare”. Ha un futuro la cultura europea? E il cristianesimo? “Non sappiamo quando la tromba suonerà”, ci dice in conclusione Pierre Manent. “La speranza cristiana si fonda sulla fede. E il carattere soprannaturale della chiesa diventa, paradossalmente, sempre più visibile adesso che è iniziato il crollo della civiltà occidentale”.

 

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