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La stretta di Erdogan su esercito e informazione

Mandato d'arresto per 47 giornalisti, congedati 1700 militari. Oggi la riunione del Consiglio supremo per ristrutturare le forze armate. Censura anche sugli analisti finanziari.

28 Luglio 2016 alle 15:18

La stretta di Erdogan su esercito e informazione

Turchia, manifestazione a piazza Taksim contro golpe e per democrazia (foto LaPresse)

In un colpo solo Erdogan cancella la redazione di un intero giornale: 47 i mandati d’arresto spiccati ieri per altrettanti giornalisti, accusati dal presidente turco di far parte della rete dell’imam Fethullah Gülen, ritenuto colpevole del tentativo di colpo di stato del 15 luglio scorso. Tra questi ci sono molti reporter del quotidiano Zaman, già posto sotto sequestro a inizio marzo e sostituiti da uomini vicini al governo. Questa mattina alcuni giornalisti sono stati prelevati dalle proprie abitazioni: tra loro il noto editorialista Sahin Alpay e gli ex direttori dell'edizione inglese del giornale, Bulent Kenes e Sevgi Akarcesme. Come riferisce il quotidiano Hurriyet, sono oltre 130 i media chiusi in Turchia dopo il tentato putsch: tre agenzie di stampa, 16 canali tv, 23 radio, 45 giornali, 15 magazine e 29 case editrici.

 

Sempre ieri la purga governativa ha colpito nuovamente l’esercito. Congedati con disonore 1.684 militari. Di questi 149 erano generali e ammiragli: sarebbero circa il 40 per cento del totale. Ieri, in un incontro con il premier Binali Yildirim e con il capo di stato maggiore, il generale Hulusi Akar, il presidente turco ha discusso l’agenda della riunione annuale del Consiglio militare supremo (Yas), che si terrà oggi ad Ankara. All’ordine del giorno le nuove procedure per le forze armate e la loro “ristrutturazione” dopo le epurazioni. Intanto sul confine sud-est del paese sono ripresi gli scontri con il Pkk. Ieri, secondo l’agenzia di stampa Dogan, cinque membri delle forze di sicurezza turche sono stati uccisi in due attacchi bomba.

 

Come riporta Bloomberg, sarebbe inoltre stata revocata la licenza al capo della ricerca dell’Ak investments, una delle maggiori società di brokeraggio turche, accusato di vilipendio. L’analista, Mert Ulker, avrebbe “violato le sue responsabilità”, per aver preparato e pubblicato un report in cui, tre giorni dopo il fallito golpe, ne analizzava l’impatto segnalando un'estensione della repressione del presidente Recep Tayyip Erdogan sul settore finanziario privato. Ulker dovrà affrontare l’accusa di violazione degli articoli 299 e 301 del codice penale, che puniscono le offese al presidente, alla nazione o alle sue istituzioni. Mehmet Ali Akben, capo l’autorità bancaria, ha dichiarato di disapprovare la pubblicazione di “rapporti che trasformerebbero negativamente le aspettative”.

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