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I piangitori da talk che intonano nenie per la morte degli altri

All'indomani della strage di Nizza va in in onda una folata di pol. corr. corredata da inviti alla calma e attestati di correttezza multi culti. In Italia, intanto, il Cav. medita sul "no" intelligente al referendum. L'importanza del legame di sangue nel M5. Promossa a pieni voti Wanda Nara. Il Pagellone alla settimana politica di Lanfranco Pace.

16 Luglio 2016 alle 06:37

I piangitori da talk che intonano nenie per la morte degli altri

Roma, fiori all'Ambasciata di Francia dopo l'attentato a Nizza. Nella foto laura Boldrini (foto LaPresse)

Sono psicanalisti, sociologi urbani, politici in tournée estiva, giornalisti e missionari cattolici, cronisti del dolore: non si sciolgono i capelli, alcuni non ce li hanno nemmeno, non si graffiano la faccia: sono le nuove prefiche, i chiangimuerti del tempo nostro e cantano nenie ai funerali degli altri.

 

A parte Sky Tg24 (Federica De Sanctis e Moreno Marinozzi, voto 9) la prima rete a collegarsi con Nizza e a trasmettere notizie senza cadere troppo nella retorica, e il solito Maurizio Molinari, direttore della Stampa, il primo a chiamare le cose con il loro nome (voto 10), è stato tutto un coro di vediamo, aspettiamo, non si sa mai, corredati da inviti alla calma e attestati di correttezza multi culti, la solita lagna che non si può fare di tutta l’erba un fascio, c’è islam e islam, tutti i monoteismi hanno in sé il germe della violenza, come se fossimo ancora nell’anno mille. E nessuno cada nella tentazione della reazione violenta, proprio questo vorrebbero i terroristi.

 

C’è chi ha detto anche che bisogna andare a vedere nelle loro teste, magari per scoprire che questo che si è lanciato con un camion sul lungomare facendo un centinaio di strike non è proprio sano di mente, oppure un ignorante troppo frustrato di vivere in periferia, o ancora qualcuno che si è radicalizzato in carcere: per arginare il fenomeno basterebbe dunque una maggiore sorveglianza degli istituti di pena. Ci sono poi quelli che la Francia è in prima linea, combatte in Mali, ha bombardato in Libia e in Iraq, non se l’è cercata ma quasi. Vuoi mettere invece l’Italia, tutta un’altra storia, in fondo siamo eredi di Enrico Mattei, del colonnello Giovannone, di Aldo Moro, di Giulio Andreotti e della Democrazia cristiana.

 

E’ dal 2001 che sento ripetere queste nenie. Nel frattempo siamo entrati volenti o nolenti in guerra e le domande ormai sono altre. A cominciare dal perché non si fanno progressi o se ne fanno così pochi. Questa guerra è asimmetrica non solo per la differenza tra eserciti e armamenti ma anche per le distorsioni comunicative ed emotive. I successi avvengono in teatri lontani, per esempio l’eliminazione di Omar il ceceno, capo militare del califfo, lascia il tempo che trova. Mentre ogni attentato che avviene sul nostro continente dà immediato dolore, brucia sulla pelle e ravviva la paura.

 

Il premier francese Manuel Valls ha detto che la prova sarà lunga e difficile, sarà almeno affare di una generazione: ma non è facile restare saldi quando le vittorie non si vedono e le sconfitte sì. Non oso pensare quale sarebbe la nostra reazione né cosa direbbero le nuove prefiche se un camion puntasse su San Pietro.

 

Very Cav.

 

Oltre che dedicarsi a rimettersi in sesto dopo l’operazione a cuore aperto, il nostro Cav. si sta dando da fare per ritrovare posto nella politica che conta. A leggere Francesco Verderami, (voto 9), giornalista del Corriere e insider fra i meglio informati, si apprende che lo cercano un po’ tutti, l’entourage di Renzi, gli amici di Bersani. E lui ascolta e valuta le eventuali modifiche della legge elettorale mentre in materia di riforma costituzionale pare si stia orientando verso il no intelligente su consiglio di Gianni Letta.

 

Ora Gianni Letta (voto 10) è intelletto troppo fino per i miei novecenteschi neuroni, però vorrei lo stesso provare a capire cos’è un no intelligente, in cosa differisce dal no cazzone alla Salvini o dal no livoroso alla Brunetta e se il premio speciale alla materia grigia conti per definire il risultato finale, un po’ come un secondo cartellino giallo fa scattare la diffida. O se abbiano eguale caratura dei sì intelligenti del presidente onorario di Intesa Giovanni Bazoli o dei nì in punta di lingua del furbissimo Carlo De Benedetti.

 

E’ da acclarare insomma se si tratti di un ossimoro da convergenze parallele, un’ultima democristianeria, oppure un modo per occupare una postazione in attesa di virare verso il sì malgré soi o verso il no secco e brutale.

 

Il Cav. sa perfettamente che i sondaggi contano fino a un certo punto anche se li fa la brava Alessandra Ghisleri (voto 8):  lui stesso li ha spesso ribaltati o smentiti, alle politiche del 2006 recuperò in pochi mesi uno svantaggio a detta di tutti incolmabile, e finì a poche migliaia di voti dal centro sinistra.

 

Ora se Renzi fa una campagna come si deve e il sì vince, il Cav. si ritroverà intruppato in una compagnia di giro sconfitta e subalterna, con armi e argomenti spuntati. Pensa forse che il no intelligente lo distinguerà dandogli un’aria da signorile vincitore?

 

A meno che il tycoon non stia cercando di coprire tutti i costi di produzione fin dal primo giro di manovella, ovvero stia provando a riannodare i fili della grande coalizione che resta forse l’unica soluzione per tirare davvero fuori il paese dalle strette. Non un patto del Nazareno bis con retro gusto da partito renziano della Nazione: ma un patteggiamento alla luce del sole, un elenco delle cose che restano da fare e di quelle cui bisognerà rimettere mano con tanto di vidimazione notarile. Un nuovo contratto con gli italiani, a due questa volta. Roba molto tedesca, insomma.

 

Anche loro tengono famiglia

 

Dice giustamente la senatrice dei 5 Stelle Paola Nugnes che in guerra bisogna scegliersi soldati fedeli (voto 8, quanto meno per la simpatia napoletana). A suo modo di vedere è normale che la Raggi rimpinzi la squadra di mariti, mogli, fratelli, sorelle, fidanzati, amanti, cugini, amici e amici degli amici suoi o di altri dirigenti del movimento. Solo la causa conta e non importa se per vincere si usano mezzi che nemmeno la migliore Dc e la peggiore Udc. Fossi in loro però mi affiderei solo al legame di sangue e metterei invece da parte gli amanti, femmine e maschi, perché appena vengono le formiche all’inguine le situazioni di fanno incontrollabili e potenzialmente pericolose.

 

Se non che, e qui sta la differenza  tra la grande Dc e la Dc dei piccoli, è che la vecchia clientela democristiana era potente perché estesa e estesa perché famelica. Mentre quella dei 5 Stelle è povera cosa, novanta voti qui, cento lì, on line per giunta. Volete mettere con i 200 000 e passa della sola Ciociaria per il solo Andreotti, (voto 10 e lode, in memoria)?

 

Meno male che Wanda c'è

 

Si poteva pensare che Wanda Nara fosse una delle tante starlette senza talento a caccia di calciatori e abbastanza seducente da averne accalappiati due in breve tempo, prima Maxi Lopez poi Mauro Icardi, in una storia triangolare e poco edificante con reciproche accuse di corna messe in piazza sui social. Ci sbagliavamo. Sono Lopez e Icardi che dovrebbero baciare la terra dove poggia i piedi, la star è lei, una vera tigre. Ha avuto tre figli da Lopez e uno da Icardi, un secondo è in arrivo, sarà cinque volte madre e non bastasse ha cervello vivido e carattere vulcanico per occuparsi anche dei contratti milionari del marito, ha stanato la malafede di alcuni dirigenti dell’Inter e distribuito bacchettate meritate a tutti. Ad avercene di Wanda Nara (voto 10).

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