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Non solo Roma. Perché a Bruxelles si rafforza il fronte del “liberi tutti”

Al vertice europeo su fisco e banche, anche Parigi, Madrid, Lisbona e Berlino scoprono ragioni per essere “flessibili” – di David Carretta

11 Luglio 2016 alle 20:09

Non solo Roma. Perché a Bruxelles si rafforza il fronte del “liberi tutti”

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble

Bruxelles. Confrontato alla prima emergenza seria, quella di una crisi bancaria sistemica accompagnata dal pericolo di una recessione post-Brexit, il fronte del “liberi tutti” per affrancarsi da regole europee troppo strette si allarga ogni giorno di più nell'Unione europea. Che sia sulle banche o sul Patto di Stabilità, il rigido apparato normativo adottato di corsa durante la crisi dell’Eurozona per arginare l’azzardo morale di banchieri e governi si sta rapidamente sgretolando. L’ultimo esempio è arrivato dall'Eurogruppo che si è riunito ieri per discutere di sanzioni contro i deficit di Spagna e Portogallo, che probabilmente non si concretizzeranno mai. La Commissione vuole azzerare la multa prevista per i paesi che non fanno abbastanza per riportare il disavanzo sotto il 3 per cento del pil e non sembra esserci una maggioranza di governi pronta a un braccio di ferro. Anche se la situazione delle banche italiane non era formalmente in agenda, i negoziati tra Pier Carlo Padoan e la Commissione su “strumenti precauzionali” da usare in caso di necessità erano sulla bocca di tutti i ministri della zona euro. Perfino il tedesco Wolfgang Schäuble, considerato un falco, ha aperto la porta a un compromesso che possa tutelare i risparmiatori dal bail-in. La direttiva sulla risoluzione e la ristrutturazione delle banche “ha sufficienti possibilità per reagire a tutti i tipi di situazione”, inclusa la protezione degli investitori retail, ha spiegato Schäuble.

 

Ognuno ha le sue buone ragioni per aderire al “liberti tutti”. La Commissione è politicamente in bilico dopo la Brexit e, con la flessibilità su bilanci e banche, Jean-Claude Juncker spera di non perdere altri grandi elettori tra i governi. La linea morbida della cancelliera Angela Merkel sul bail-in si spiega con il pericolo che l’Italia contagi il resto dell’Eurozona, nel momento in cui Deutsche Bank è vulnerabile per i suoi derivati. La Francia deve proteggersi da una doppia minaccia: le sue banche sono le più esposte in Italia, mentre le sanzioni contro Madrid e Lisbona oggi potrebbero prefigurare una multa contro Parigi il prossimo anno. “Penso che sia nostro dovere essere solidali” con l’Italia sulle banche, ha detto il francese Michel Sapin: non bisogna applicare le regole del Patto “in modo stupido e cattivo” con Spagna e Portogallo. L’Eurogruppo “cammina su una linea molto sottile”, dice al Foglio un ministro delle Finanze di un piccolo paese: la scelta è tra “disfare le regole e essere draconiani”. Occorre essere “ragionevoli e allo stesso tempo fermi”, dice il ministro. Ragionevoli con l’Italia sul bail-in per la specificità del suo sistema con centinaia di miliardi di titoli detenuti dai risparmiatori. Fermi con l’Italia su un salvataggio pubblico massiccio perché “immaginate cosa potrebbe accadere se il debito dell’Italia crescesse del 10-20 per cento”, spiega il ministro.

 

Il compromesso sulle banche tra Padoan e la Commissione dovrebbe rispondere a entrambe le esigenze. “C’è un certo numero di modalità” con cui affrontare eventuali necessità di liquidità o capitale “nel rispetto delle regole europee e senza danneggiare la stabilità finanziaria o gli investitori retail”, ha detto il vicepresidente dell’esecutivo comunitario, Valdis Dombrovskis. I dettagli rischiano comunque di far male. La Commissione e una maggioranza di ministri vogliono preservare il principio del bail-in che, in caso di ricapitalizzazione preventiva, dovrebbe colpire oltre che gli azionisti anche gli investitori istituzionali. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha promesso di opporsi “con fermezza” a un piano europeo da 150 miliardi per stabilizzare il sistema finanziario europeo, come chiesto dal capo-economista di Deutsche Bank, David Folkerts-Landau. “Ci sono sempre stati e ci saranno sempre banchieri che diranno ‘abbiamo bisogno di denaro pubblico per ricapitalizzare le banche’”, ha avvertito Dijsselbloem: “Ciò deve finire”, perché i bailout colpiscono “i contribuenti e aumentano il debito sovrano”.

 

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