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Tra virgolette

La guerra secondo la Mente di Bush

Non l’ho letto e non mi piace. Ecco, in estrema sintesi, la linea di Karl Rove sul rapporto che la commissione Chilcot ha appena pubblicato sulla guerra in Iraq e il ruolo del governo inglese allora guidato da Tony Blair.

9 Luglio 2016 alle 06:00

La guerra secondo la Mente di Bush

Karl Rove (foto LaPresse)

Roma. Non l’ho letto e non mi piace. Ecco, in estrema sintesi, la linea di Karl Rove sul rapporto che la commissione Chilcot ha appena pubblicato sulla guerra in Iraq e il ruolo del governo inglese allora guidato da Tony Blair. “Bush’s Brain”, come l’hanno chiamato, Rove è stato probabilmente uno dei consiglieri più ascoltati dell’Amministrazione americana che decise l’invasione dell’Iraq nel 2003, quella presieduta appunto da George W. Bush. In una sua chiacchierata di ieri con il Telegraph, Rove sottolinea di non aver potuto ancora leggere tutto il rapporto inglese (sono centinaia di pagine), perché al momento è in vacanza in Italia. Detto ciò, una convinzione ce l’ha: “Il mondo è un posto migliore, adesso che Saddam Hussein se n’è andato”.

 

Chi poi, ricamando attorno alla Chilcot, sostiene il nesso diretto e meccanico tra caduta del dittatore e successiva affermazione dello Stato islamico tra Iraq e Siria, “sta stiracchiando tutto fino all’estremo”. Già “Saddam era una forza che militava per la destabilizzazione. Pagava premi alle famiglie dei terroristi e guidava uno stato totalitario. Incoraggiava il caos”. Rove ha abbandonato la Casa Bianca nel 2007 e commenta così il cambiamento di politica estera post Bush: “Gli iracheni desideravano una presenza americana in loco. Volevano stabilità. Immaginate come sarebbe andata se gli Stati Uniti fossero stati presenti in forze nel paese due anni fa, quando l’Isis ha avviato la sua campagna militare e ha conquistato la seconda città del paese, Mosul”. D’altronde, continua, “gli Stati Uniti sono ancora presenti in Corea oggi. E in Europa. E nei Balcani. [Se fossimo rimasti in Iraq] avremmo prevenuto o almeno contenuto la crescita dell’Isis”. Un’ultima notazione sullo strampalato processo a posteriori su una decisione politica presa tredici anni fa: “Ho visto che l’ex primo ministro scozzese ha tentato di mortificare Tony Blair – conclude Rove – Mi ha fatto tornare alla mente una novella di Swift, ‘I viaggi di Gulliver’, nella quale i Lillipuziani attaccano il gigante”.

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