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L’Europa senza un piano Brexit

Aspettando Londra, Bruxelles non risolve i suoi dilemmi e anzi li peggiora

8 Luglio 2016 alle 06:15

L’Europa senza un piano Brexit

foto LaPresse

Tutta l’Europa sta aspettando il piano britannico sulla Brexit. Ma l’Europa ce l’ha un piano sulla Brexit? Frustrazione, incertezza, rabbia, in alcuni casi desiderio di vendetta. Sono questi, secondo il columnist del Wall Street Journal Simon Nixon, che ne ha scritto ieri in un commento intitolato “The Eu has no Brexit plan either”, i sentimenti prevalenti nel Vecchio continente davanti al referendum britannico. C’è il timore che lo choc economico si espanda più del previsto, frustrazione perché gli inglesi impiegheranno ancora mesi per risolvere la loro crisi politica, e la convinzione granitica che tocchi a Londra fare il primo passo su tutto, chiedendo l’applicazione del famoso articolo 50 del Trattato. Ma questo, sostiene Nixon, è un modo per nascondere non solo l’inesistenza di un piano da parte europea, ma anche le differenze molto ampie esistenti tra gli stati membri su come gestire il dossier dell’uscita di Londra. Se al centro del dibattito ci sono attualmente i tempi del divorzio tra Londra e Bruxelles, in realtà è la strategia da tenere dopo la Brexit che evidenzia tutte le differenze tra i paesi del continente.

 

Le linee rosse e le istanze avanzate dall’uno e dall’altro campo rendono impossibile, scrive Nixon, un accordo alla norvegese, che garantirebbe a Londra l’accesso al mercato unico. Il Regno Unito potrà dunque negoziare un proprio accordo di libero scambio con Bruxelles, senza gli obblighi comuni che impedirebbero per esempio di applicare una tassazione ventaggiosa per attrarre gli investitori, e questo potrebbe aumentare il suo vantaggio competitivo rispetto ai paesi ancora dentro l’Ue. Come mostrano già le divisioni su quanto accesso al mercato europeo e quanta libertà di movimento di uomini e merci dovrebbero essere garantiti a Londra, il distacco britannico potrebbe aumentare negli altri paesi l’urgenza di perseguire i propri interessi nazionali con più libertà, fuori dai vincoli comunitari – che si sono dimostrati nefasti anche questa settimana, con l’affossamento burocratico dell’accordo commerciale tra Europa e Canada. Senza un piano europeo per il dopo Brexit, la risposta al possibile vantaggio competitivo inglese potrebbe essere la creazione di una nuova serie di accordi bilaterali di libero scambio. Perché allora non iniziare subito i negoziati per un Ttip Italia-Stati Uniti?

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