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Egemonia tedesca e soluzioni improbabili alla crisi migranti. Schäuble non convince gli eurodeputati italiani

L'Europa a due velocità, il revival del metodo intergovernativo, l'egemonia tedesca e le utopie sulla soluzione della crisi-immigrazione. Come gli eurodeputati italiani a Strasburgo leggono le parole pronunciate "nell'ora più seria" da Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco.

6 Luglio 2016 alle 13:37

Egemonia tedesca e soluzioni improbabili alla crisi migranti. Schäuble non convince gli eurodeputati italiani

Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble (LaPresse)

“Non siamo nuovi a posizioni di Wolfgang Schäuble che mettano in discussione il ruolo della Commissione europea e dunque le sue dichiarazioni non è che sorprendano poi molto, considerato il fatto che c’è un fronte convinto che la lezione del referendum britannico sia quella che è preferibile fare un passo indietro sulla strada dell’integrazione”, dice al Foglio Roberto Gualtieri, eurodeputato del Pd e presidente della Commissione per i problemi economici e monetari all’emiciclo di Bruxelles, commentando l'intervista rilasciata nei giorni scorsi dal ministro delle Finanze tedesco sullo stato dell'Unione.

 

“A mio giudizio questa è una posizione sbagliata, e peraltro mi sembra discutibile che i limiti della risposta europea alla crisi siano imputabili alle istituzioni comunitarie, considerato anche che nella scorsa legislatura ha imperato il cosiddetto ‘metodo dell’Unione’, coniato proprio dalla cancelliera tedesca”. Metodo dell’Unione che – sottolinea Gualtieri – “ha avuto un ruolo assai forte nel Consiglio che si è tradotto anche un una serie di decisioni di tutto rilievo assunte per via intergovernativa (una su tutte, il Fiscal compact). Invece, è il metodo intergovernativo che ha mostrato i suoi limiti. A ogni modo, non penso che le dichiarazioni di Schäuble preludano a un rovesciamento delle istituzioni comunitarie”.

 

Il ministro delle Finanze tedesco, nell’intervista in cui parlava di “ora più seria” dell’Europa messa in crisi dalla Brexit, teorizzava proprio la ripresa del metodo intergovernativo come chiave di volta per ridare fiato all’Unione, lasciando intendere che la strada delle “due velocità” rappresenta qualcosa che è più d’una semplice opzione sul tavolo.

 

“Ma le ‘due velocità’, o ‘integrazione differenziata’, è uno strumento che è già previsto dal sistema giuridico europeo – prosegue Gualtieri – è già parte del sistema giuridico dell’Unione e può (e deve) essere praticata all’interno del quadro delle istituzioni europee proprio per evitare di tradursi in una somma di accordi bilaterali, in un qualcosa di disordinato dove le istituzioni comuni siano assenti. Uno dei limiti riconosciuti da molti – Draghi in primo luogo – è che la nostra governance economica si fonda troppo sulle regole e troppo poco sulle istituzioni comuni. E pochi, direi, mettono in discussione che una delle poche cose che meglio funzionano nella nostra governance economica è la politica monetaria, e cioè la Bce. E funziona perché non è solo un sistema di regole, bensì un’istituzione comune e come tale agisce non solo sulla base di un sistema di vincoli reciproci, ma è un organismo che può prendere decisioni e affrontare le crisi dei mercati".

 

"Lo vediamo oggi", chiosa Gualtieri: "Dopo la Brexit – che è frutto di una serie di errori, anche se il voto ha fatto emergere quanto sia storicamente problematico il rapporto tra il Regno Unito e l’Unione europea – c’è una situazione di tensione sui mercati, ma gli spread sono sotto controllo perché c’è la Bce. Per tornare alla questione da cui sono partito, la Bce è un classico esempio di Europa a due velocità. Di essa ne fanno parte 19 paesi, dell’Unione ancora 28".

 

“Credo che Schäuble si stia concentrando più sulla dimensione interna che su quella esterna della politica tedesca”, osserva Fabio Massimo Castaldo, eurodeputato del Movimento 5 stelle e membro della Commissione per gli affari esteri. “La Germania si sta avvicinando a una scadenza elettorale importante e non sono ammesse esitazioni. Schäuble fa la voce grossa, cerca di rimarcare la forza e il vigore della posizione dell’esecutivo tedesco, con una leadership chiara a differenza del pantano dove si è impelagata l’Europa”.

 

Si pensi alla crisi migratoria: “Lo si è visto con il piano Juncker, votato anche da noi del Movimento 5 stelle. Noi volevamo una redistribuzione in quote, ma nella realtà si è tradotto in un nulla di fatto, considerando che i migranti effettivamente redistribuiti sono solo poche migliaia. Si nasconde sotto il tappeto – spiega l’eurodeputato – la vera questione, ossia la necessità di arrivare a una riforma istituzionale seria che rimetta in gioco il bilanciamento dei poteri tra le istituzioni. Andrebbe detto con più forza che quest’Europa è oggettivamente sbilanciata. Proprio la Germania, per citare un caso, è giunta a impersonare un’egemonia economica e commerciale che poi ha avuto riflessi chiari sul piano politico. Mi sembra però che quest’egemonia – prosegue Castaldo – non sia esercitata sempre nell’interesse comunitario. Se la soluzione sono i governi nazionali, mi permetto di far presente a Schäuble che abbiamo visto com’è andata con la crisi dell’Eurozona, con il fiscal compact, strumento inapplicabile che si traduce in una ricetta economica che non ci farà uscire dalla crisi".

 

Quanto all’Europa a “due velocità”, “non c’è alcuna chiusura da parte nostra a una cooperazione rafforzata su alcune tematiche, penso ad esempio all’immigrazione. Il problema è fare chiarezza. Qui c’è la tendenza a parlare prima degli strumenti e poi delle politiche, come se unificare gli strumenti risolvesse i nodi di fondo. Certo, questo può essere un passo necessario, ma prima di ogni cosa è necessario identificare il fine politico che si vuole perseguire. Creare un budget federale non serve a niente se prima non si supera la politica di austerità, così come creare un sistema di guardie di frontiera non serve a nulla se prima non si rivede Dublino, che trasformerà l’Italia e la Grecia nei campi profughi d’Europa. Bisognerebbe prima instillare un principio di solidarietà, e cioè la ripartizione su tutti di un problema comune. Se vogliamo salvare questo progetto, bisogna avere coraggio. Citando De Gasperi, invece, mi pare che le leadership europee siano troppo focalizzate sulle prossime elezioni e poco sul benessere delle prossime generazioni".

 

Il ministro delle Finanze tedesco, però, propone una ricetta anche sul fronte dell’emergenza migratoria, con accordi da stipulare con i paesi nordafricani per drenare l’afflusso verso l’Europa. “E’ una soluzione estemporanea e utopica, come costruire un muro di sabbia davanti all’onda che arriva sulla spiaggia. La strada di accordi bilaterali con paesi come la Turchia che sono parte del problema e non di certo la soluzione non è percorribile a medio e lungo termine. Anche perché – dice Castaldo – il messaggio che l’Europa ha dato è che non è in grado di risolvere un problema (numericamente contenuto, tra l’altro) se non andando a nasconderlo sotto il tappeto turco. Il risultato qual è? Che Ankara ha capito di avere più potere contrattuale e ha usato la crisi migratoria per ricattarci e chiedere il nostro silenzio sul rispetto della libertà d’opinione, di stampa, sul pluralismo e sul rispetto dei diritti delle minoranze. Non è andando a concludere questi accordi che garantiremo stabilità alle nostre frontiere. E’ una soluzione miope”.

 

Ma sarà tutta colpa della Germania egemone? “Chiariamo”, sostiene l’eurodeputato a 5 stelle: “Berlino s’è presa questo spazio anche per demeriti altrui. Nessuno è stato capace di elaborare un’alternativa credibile. Certo, vedo una differenza tra il ragionamento che poteva essere della Germania di Kohl, più proiettato verso l’interesse comune, rispetto a quello di Merkel, granitico sulle proprie posizioni. Sarebbe ragionevole ribilanciare gli interessi europei, anche a seconda delle nostre esigenze, Il Mediterraneo è abbandonato, la Spagna vive una confusa situazione politica, l’Italia ha abdicato al proprio ruolo e la Francia preferisce essere il ‘secondo’ dell’asse franco-tedesco”.

 

Elisabetta Gardini, capo delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, non vede “grandi novità rispetto a ciò che dice Wolfgang Schäuble. L’Europa è oggi in mezzo a un guado: non siamo integrati ma c’è quel tanto di integrazione che ci rende molto interdipendenti. E questo dimostra che siamo nella situazione peggiore. Il fatto è che i tedeschi non hanno voglia di avere più integrazione, e non solo loro. Ci sono tanti paesi che vogliono un’integrazione limitata soprattutto su alcuni aspetti e questo c’ha bloccati nel guado. Sono convinta – aggiunge Gardini – che questa sia una delle principali cause della sofferenza dell’Europa”. Più che alle soluzioni proposte dal ministro delle Finanze di Berlino, “paradossalmente preferisco quanto chiede François Hollande, e cioè una maggiore integrazione politica che interessi almeno i paesi dell’Eurozona. Penso che questa sia una strada preferibile rispetto all’approccio intergovernativo che va per la maggiore in questi anni e che sta dimostrando tutte le sue debolezze”.

 

Insomma, da Schäuble nulla di nuovo: “Forse ha solo detto in maniera più aperta quello che è sempre stato il sottotesto, e che io ritengo essere uno dei mali. A quest’Europa è necessario uno scatto, dare risposte forti ai problemi che i cittadini sentono come urgenti. E sono urgenti perché sono reali. Crescita, migrazioni, terrorismo. Abbiamo un problema gigantesco – osserva l’eurodeputata di Forza Italia-PPE – perché le leadership, i principali interpreti di quest’Europa sembrano avere e seguire una visione diametralmente opposta rispetto a quella avvertita dai cittadini. Dobbiamo capire dove vogliamo andare, il tempo delle analisi è finito. E’ necessario decidersi. Oggi abbiamo bisogno di un’Europa politica ed evitare come la peste un’Europa tecnica”. Ormai, dice Gardini, “siamo arrivati a un punto di rottura. Prevale una visione asimmetrica, manca una presa d’atto della realtà. C’è chi pensa – e mi riferisco a certi paesi dell’Europa del nord, anche alla Germania – che basti scrivere delle regole affinché la realtà cambi. Ma non è così. Se il mezzo miliardo di cittadini che compone l’Unione continua a non sentirsi protagonista, si ribellerà. Penso sia questo il problema di oggi. L’Europa dei padri fondatori era diversa, ce ne siamo allontanati via via. Sarebbe opportuno tornare a quei princìpi”.

 

Il ministro tedesco ha messo in discussione anche il ruolo del Parlamento europeo, ed è questa “la cosa che più mi colpisce. Il Parlamento, dopotutto, è l’istituzione più vicina ai cittadini; ha una sensibilità maggiore e diversa rispetto alle altre istituzioni comunitarie. E’ vero, non abbiamo il potere di legiferare da soli (grazie al Trattato di Lisbona siamo co-legislatori), ma siamo l’istituzione che è più a contatto con il cittadino, essendo noi qui grazie a un preciso mandato dell’elettore. Se dobbiamo parlare di implementare i trattati e rispettare certe regole, forse dovremmo anche far rispettare certe regole sulle quali la Germania potrebbe essere chiamata in causa, penso ad esempio al rapporto tra deficit e surplus”.

 

E per quanto riguarda la questione migratoria, con l’accordo tra Bruxelles e Ankara definito da Schäuble un modello? “Questo accordo è questione di realpolitik, si è fatto di necessità virtù. La dimostrazione che quando si è con l’acqua alla gola si fa il massimo dello sforzo con il minimo del risultato ottenibile. Noi, in tempi non sospetti, avevamo avvertito sulla necessità di rapportarci in maniera diversa alla Turchia, quando non era quella che vediamo oggi. E la stessa cosa potrei dire in riferimento alla Libia. Siamo stati i primi ad ammonire sui rischi che si stavano correndo nel 2011, oggi tutti dicono che in effetti si sono commessi gravi errori”.

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