cerca

L’inverno demografico spacca l’Europa

Dietro la Brexit, una frattura tra Londra e Berlino sui migranti.

5 Luglio 2016 alle 19:18

L’inverno demografico spacca l’Europa

Manifestazioni dei migranti al confine italo-francese (foto LaPresse)

Il campo del “Leave” nel Regno Unito sostiene che la questione decisiva nel voto sulla Brexit sia stata quella della sovranità, non dell’immigrazione. Tuttavia le due questioni inevitabilmente sono collegate. I paesi membri dell’Unione europea sul continente, specialmente la Germania, si trovano davanti a una situazione precaria che porterà all’assorbimento di massa dei migranti ed  eventualmente alla libera circolazione di molti di questi all’interno della Comunità. Gli interessi britannici sulla questione dell’immigrazione sono molto diversi da quelli della Germania, e questa diversità è il motivo più pressante che spinge il Regno Unito a lasciare l’Ue.

 

Vi sono molte differenze tra Germania e Regno Unito, ma la più importante è che, ai correnti tassi di natalità, il Regno Unito continuerà a esserci a fine secolo, mentre la Germania no. Questo non vuol dire che la Germania scomparirà: significa che le servono molti milioni di immigrati per compensare il tasso di natalità tra 1,3 e 1,4 delle donne tedesche. Secondo le Nazioni Unite, durante il secolo corrente, il numero di donne tedesche in età riproduttiva diminuirà dal 50 al 66 per cento mentre quello delle donne britanniche calerà al più del 20 per cento. Il Regno Unito, in breve, può permettersi di selezionare gli immigrati con una varietà di criteri (istruzione, qualifiche professionali, ricchezza), in maniera simile al sistema australiano. Ha il tempo e la possibilità di decidere di che tipo di popolazione di immigrati necessita. La Germania invece necessita di circa 5-10 milioni di donne in età riproduttiva, e quindi di circa 10-20 milioni di immigrati in tutto. Da dove verranno? Negli ultimi cinquanta anni la maggioranza degli immigrati proveniva dall’Europa del sud e dell’est e dalla Turchia. Ma quei paesi stanno affrontando problemi simili, avendo l’Europa del sud livelli di fertilità simili a quelli tedeschi, e l’Europa dell’est inferiori. Nell’Europa dell’est, il numero di donne in età riproduttiva diminuirà di tre quarti stando alle attuali proiezioni Onu. Anche se la Germania volesse nuovi immigrati dall’est, tra un decennio non ne troverebbe più.

 

La crisi di rifugiati causata dalla guerra civile siriana ha dato alla Germania l’occasione di spalancare le porte a una massiccia immigrazione per motivi umanitari, risolvendo al contempo i suoi problemi di immigrazione di lungo periodo. Non è necessario accusare il governo di Angela Merkel di aver usato la crisi dei rifugiati come cavallo di Troia per una politica demografica altrimenti poco popolare. Non sappiamo a cosa stessero pensando i consiglieri della cancelliera Merkel. Tuttavia, una volta che i rifugiati hanno iniziato ad arrivare, i leader tedeschi hanno salutato l’ondata migratoria come la soluzione al problema demografico di lungo periodo del paese.

 


14mila giubbotti di salvataggio: l'installazione omaggio ai migranti dell'artista cinese Ai Weiwei al Konzerthaus di Berlino


Ad esempio, in gennaio il settimanale liberale Die Zeit annunciò che “La Germania ridiventa giovane”, notando che l’ottanta per cento dei migranti aveva meno di 35 anni. Se i migranti avessero le capacità che cercava la Germania era un discorso a parte, concedeva il periodico, citando uno studio dell’Istituto di Ricerca Economica della Renania-Vestfalia che affermava: “I migranti possono contribuire a migliorare le prospettive economiche della Germania”. Altri analisti tedeschi obiettarono al tempo che i migranti non erano né pronti né intenzionati a lavorare, prevedendo più problemi che soluzioni. Ciò nonostante, l’élite tedesca ha preso la decisione di far entrare più di un milione di migranti nel paese, lasciando gli esperti a dibattere sulle conseguenze a fatti compiuti. Vi è adesso un feroce dibattito in corso in Germania sul merito degli immigrati presenti, pochi dei quali hanno le capacità che occorrono al paese.

 

Certo, il Regno Unito al momento attuale non deve accettare alcuno di questi immigrati: non è un membro dell’area Schengen che permette la libertà di movimento senza controlli alle frontiere. Ma, da un punto di vista britannico, l’invasione dell’Europa centrale di migranti è solo all’inizio. Visto che la Germania e molti dei suoi vicini sono davanti a un potenziale declino di popolazione, accetteranno ben più di dieci milioni di migranti. I tedeschi non possono permettersi di essere schizzinosi. I numeri che gli servono sono enormi, e apriranno la strada a musulmani dal medio oriente e dall’Africa. In teoria, i tedeschi potrebbero chiamare indiani e cinesi, ma non sembra una soluzione plausibile.

 

I migranti mediorientali e africani sostituiranno la popolazione in declino dell’Europa occidentale e in breve avranno gli stessi diritti di libera circolazione che hanno bulgari, romeni e polacchi. I rifugiati odierni diventeranno i tedeschi di domani e il Regno Unito dovrebbe accettarli sotto le regole europee. I britannici non si fidano del giudizio dei tedeschi nel considerare i propri interessi.

 

La Francia è già musulmana al 10 per cento, e il suo indice di natalità stabile deriva probabilmente dall’elevata natalità dei musulmani. La Francia è già sulla strada senza ritorno di una trasformazione demografica e la Germania si dirige nella stessa direzione. Il Regno Unito al contrario non ha bisogno urgente di vasti numeri di immigrati. Vi è dunque una profonda differenza tra gli interessi britannici e quelli continentali sulla questione dell’immigrazione. Vi sono molte ragioni dietro alla Brexit, incluso il semplice desiderio dei britannici di governarsi da soli piuttosto che venire governati da burocrati non eletti a Bruxelles. Ma vi è una fondamentale divergenza tra gli interessi britannici e tedeschi. Certo, l’Unione europea avrebbe potuto dare più autonomia al Regno Unito nel controllo dell’immigrazione, come richiesto, ma la Commissione europea aveva già scartato l’ipotesi quando iniziò il movimento di massa di romeni e bulgari un paio di anni fa. La verità è che la Germania non può essere considerata affidabile nel gestire le questioni di immigrazione e libera circolazione nell’Unione europea.

 

La popolazione britannica è quasi al limite, la porzione musulmana è del 4,8 per cento contro il 7,5 per cento (stimato, ma probabilmente più vicino al 10) della Francia e il 5,8 per cento (e in rapida crescita) della Germania.

 

Il 30 giugno, Christiane Amanpour della Cnn, intervistando Daniel Hannan, parlamentare favorevole al “Leave”, ha affermato che “il motivo per cui la maggioranza delle persone ha votato quello che ha votato, e ci sono le interviste a dimostrarlo, era la volontà di fermare l’immigrazione”. Hannan ha replicato: “Quello che abbiamo detto, è che vogliamo riprendere il controllo” e che i livelli di immigrazione “sono una questione di sovranità parlamentare”. Tecnicamente parlando, Hannan aveva ragione: il Regno Unito vuole mantenere la sua autorità sovrana per prendere le proprie decisioni sull’immigrazione nel futuro basandosi sulle proprie necessità, che divergono da quelle tedesche. Se altri paesi decidono di concedere la cittadinanza (per esempio) a vasti numeri di migranti nel futuro, il Regno Unito li dovrà accettare. Se la Turchia dovesse diventare un membro dell’Unione europea, il Regno Unito dovrà accattare ogni turco che desideri entrare come ha dovuto accettare 300.000 bulgari e romeni dopo il 2014.


Spengler (alias di David P. Goldman, autore di questo articolo pubblicato su Asia Times e tradotto – per gentile concessione dell’autore – da Andrea Bonicatti)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi