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Brexit, la fine della politica delle motivazioni razionali

Oggi si vota, le profezie sul futuro del Regno Unito e nostro sono molte. Alcuni politici, esperti e giornalisti ci dicono come dovrebbe essere un’Ue che funziona, tra integrazione e risentimento.

23 Giugno 2016 alle 11:20

Brexit, la fine della politica delle motivazioni razionali

L'ex sindaco di Londra Boris Johnson (foto LaPresse)

Oggi si vota nel Regno Unito al referendum sulla permanenza nell’Unione europea. In gioco non c’è soltanto lo status britannico ma il futuro di tutto il continente. Abbiamo chiesto ad alcuni esperti internazionali che cosa pensano di questa consultazione e soprattutto come immaginano, come sognano, un’Europa che funziona. Per alcuni la Brexit è un’opportunità anche per il continente, per altri un disastro, tutti dicono che è necessario, comunque vada, reagire in fretta. Ecco l'intervento di Marco Alverà. Tutti gli altri interventi sono disponibili nel Foglio di oggi, che potete scaricare qui.

 


 

Il referendum in Inghilterra si gioca sull’emotività. Se venerdì mattina gli inglesi si sveglieranno più indipendenti e più soli, sarà dovuto in gran parte alle doti oratorie di Boris Johnson che ha saputo interpretare la forte voglia di “cambiare”, costi quel che costi, degli inglesi. Se invece l’Inghilterra resterà in Europa, lo dovremo non solo agli innumerevoli esperti, banche centrali e istituzioni di tutto il mondo schierati contro l’uscita, ma anche in gran parte alle emozioni che ha suscitato la tragedia di Jo Cox. Questa campagna ha confermato una tendenza ormai sempre più consolidata: da qualunque lato lo si voglia guardare, il tema cruciale su cui si decideranno le sorti del referendum non sono tanto le ragioni più o meno giuste dell’una o dell’altra parte, quanto la capacità di suscitare con parole e gesti emozioni profonde nelle persone.

 

C’è grande voglia di cambiar le cose, togliere peso alle incertezze, intercettare il futuro. Chi è capace di catalizzare tutte queste energie ha buone chance di vittoria. Per lo meno in questo momento storico, le motivazioni razionali che molti credono efficaci contano molto meno di quanto si possa immaginare. Anche quanto è accaduto a Jo Cox lo dimostra: 3 punti percentuali in più per il “remain” in pochissimi giorni sono arrivati perché è accaduto un fatto gravissimo che ha creato uno choc, non perché si siano spese nel tempo personalità politiche o personaggi pubblici particolarmente amati, autorevoli e ascoltati. Questo forte contenuto emotivo del dibattito in corso in Gran Bretagna riflette la frustrazione, la paura, la rabbia con cui molti – nel Regno Unito ma un po’ dappertutto in Europa – vivono il rapporto con lo status quo. Una situazione che rende difficile il confronto basato sulla ragione, e che le istituzioni (anche quelle europee) sono chiamate a modificare, comunque vada il voto di oggi.

 

Marco Alverà è amministratore delegato di Snam

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