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Brexit, all’Ue manca un Alexander Hamilton

Oggi si vota, le profezie sul futuro del Regno Unito e nostro sono molte. Alcuni politici, esperti e giornalisti ci dicono come dovrebbe essere un’Ue che funziona, tra integrazione e risentimento.

23 Giugno 2016 alle 11:47

Brexit, all’Ue manca un Alexander Hamilton

Alexander Hamilton

Oggi si vota nel Regno Unito al referendum sulla permanenza nell’Unione europea. In gioco non c’è soltanto lo status britannico ma il futuro di tutto il continente. Abbiamo chiesto ad alcuni esperti internazionali che cosa pensano di questa consultazione e soprattutto come immaginano, come sognano, un’Europa che funziona. Per alcuni la Brexit è un’opportunità anche per il continente, per altri un disastro, tutti dicono che è necessario, comunque vada, reagire in fretta. Ecco l'intervento di Edward Luce. Tutti gli altri interventi sono disponibili nel Foglio di oggi, che potete scaricare qui.

 


 

Ciò che innanzitutto impedisce di realizzare un’Europa credibile e affascinante è l’assenza di un Alexander Hamilton, l’uomo che in America ha creato il sistema fiscale federale. Grazie a lui Washington è diventata l’anima della nazione e il garante del debito pubblico. Hamilton era un uomo brillante, e lo era proprio perché ha capito il meccanismo per cementare l’unione meglio di Jefferson e Madison. E’ però difficile anche soltanto immaginare un Hamilton europeo. L’America godeva di una cultura tutto sommato comune, di una sola lingua, riconosceva nella rivoluzione l’evento fondativo della nazione. All’Europa questo manca, e penso che si tratti di una mancanza importante, che impedisce all’Unione europea di realizzare in pieno la sua vocazione democratica.

 

L’Europa che immagino deve dare molto più potere a Strasburgo, la sede dell’organo che rappresenta i cittadini, a discapito della commissione e del Consiglio d’Europa. Una maggiore democratizzazione dell’unione è l’unica strada possibile, ma è un obiettivo difficile da raggiungere con tante lingue e tante culture diverse. Gli inglesi, ad esempio, sono abituati a un governo centralizzato. L’Unione europea è, da un certo punto di vista, oltre le capacità d’immaginazione dei britannici e credo che il tentativo di creare un’unione reale, non solo tecnocratica, sia un processo che dura generazioni. C’è stata troppa impazienza. Abbiamo creato un superstato tecnocratico che fatica a capire i bisogni della gente. Capisco la logica dell’approfondire i vincoli dell’Eurozona e di agevolare un percorso verso un’unione fiscale, ma sono cose che funzionano nei libri di economia e nel vocabolario dei tecnocrati, non nella realtà.

 

Edward Luce è opinionista del Financial Times da Washington (testo raccolto dalla redazione)

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