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Brexit, alcune soluzioni pratiche per salvare l’Ue

Oggi si vota, le profezie sul futuro del Regno Unito e nostro sono molte. Alcuni politici, esperti e giornalisti ci dicono come dovrebbe essere un’Ue che funziona, tra integrazione e risentimento.

23 Giugno 2016 alle 11:37

Brexit, alcune soluzioni pratiche per salvare l’Ue

David Cameron e la moglie escono dal seggio dopo il voto al referendum sulla Brexit (foto LaPresse)

Oggi si vota nel Regno Unito al referendum sulla permanenza nell’Unione europea. In gioco non c’è soltanto lo status britannico ma il futuro di tutto il continente. Abbiamo chiesto ad alcuni esperti internazionali che cosa pensano di questa consultazione e soprattutto come immaginano, come sognano, un’Europa che funziona. Per alcuni la Brexit è un’opportunità anche per il continente, per altri un disastro, tutti dicono che è necessario, comunque vada, reagire in fretta. Ecco l'intervento di Hugo Dixon. Tutti gli altri interventi sono disponibili nel Foglio di oggi, che potete scaricare qui.


 

L’Europa ha raggiunto grandi risultati, e innegabili. Non si può negare che la pace, che il mercato unico e che la capacità di espandersi a sud e a est, dove c’era il comunismo, siano dei risultati straordinari. Ma è altrettanto innegabile che l’Ue abbia dei problemi e che sia necessario trovare soluzioni concrete. Vedo alcuni problemi che riguardano tutta l’Ue e altri che invece sono esclusiva della zona euro. C’è un problema di occupazione e di competitività: è assolutamente necessario creare più lavori “good”, buoni, quelli che chiamiamo “il lavoro del futuro”. Per fare questo il mercato unico si deve adattare a questo secolo: ora l’idea di mercato unico si basa sulla manifattura, perché appunto è nata nel secolo scorso. Ma ora che cerchiamo di creare lavori del futuro, il mercato unico deve sviluppare la sua versione 2.0, in cui servizi, digitale, innovazione, energia abbiano un peso specifico maggiore. Il secondo problema dell’Ue sono il terrorismo e l’immigrazione: ne parlo insieme, perché l’origine del problema è la stessa e riguarda le guerre ai nostri confini.

 

Ci sono milioni di persone in movimento, ma per quel che riguarda l’Ue i conflitti più dirompenti sono quelli in Siria e in Libia. Questi paesi sono i nostri vicini, e per questo dobbiamo studiare un piano politico-finanziario che stabilizzi queste zone. Possiamo farlo con gli americani, certo, ma senza dimenticarci che questo è il nostro “backyard”, è un ambito di nostra competenza. Questo piano dovrebbe prevedere un intervento militare selettivo, ma soprattutto commercio e aiuti. Il terzo problema dell’Ue riguarda il cambiamento climatico, e se l’accordo di Parigi è considerato un buon deal, tutti sanno che bisogna fare di più. Infine l’Europa dovrebbe fare di tutto per essere più giusta e più equa: la diseguaglianza genera rabbia e risentimento, è necessario responsabilizzare le multinazionali, rafforzare i diritti dei lavoratori e combattere la corruzione. Per la zona euro ci sono problemi specifici ulteriori, che riguardano il fiscal compact e gli obiettivi della Bce. Non credo che ci sia bisogno di una maggiore integrazione, anzi: credo che l’eurozona non sia pronta a una maggiore integrazione. Ma è necessario investire, investire, investire, rilanciare i mercati del lavoro, non sottostare soltanto a regole di budget follemente restrittive.


Hugo Dixon, presidente e direttore di InFacts organizzazione giornalistica di fact cheking anti Brexit (testo raccolto)

 

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