Tutto ciò che dovete sapere sulle elezioni spagnole. Breve guida

Se le cose vanno come dicono i sondaggi, aver fatto nuove elezioni sarà stato una perdita di tempo e denaro. Nessun partito dominante e nessuna coalizione in vista.
di
15 AUG 20
Immagine di Tutto ciò che dovete sapere sulle elezioni spagnole. Breve guida
26-J. I media spagnoli hanno preso l’abitudine, forse dai giorni degli indignados di Puerta del Sol, che così siglavano i loro eventi, di ridurre a sigle e hashtag i passaggi politici più importanti per il paese. 20-D era il 20 diciembre, giorno delle ultime elezioni politiche, e 26-J è il 26 di junio, domenica prossima, giorno delle elezioni indette dal re dopo che il 20-D si è rivelato un disastro di ingovernabilità.
Mariano Rajoy. Il premier facente funzioni del Partito popolare (Pp) ha ritoccato di poco la strategia usata lo scorso autunno, che ha portato il Pp a essere il primo partito in Parlamento, pur senza maggioranza. Come l’anno scorso, Rajoy può vantare meriti innegabili nel salvataggio della disastrata economia spagnola, e oggi cerca di proporsi, oltre che come salvatore economico, anche come salvatore politico: sono io l’unico baluardo della stabilità, dice. La sua campagna ha fatto perno soprattutto sui piccoli centri e sulle campagne: le metropoli sono ormai appaltate al vento del cambiamento, dicono gli strateghi.
Pedro Sánchez. Il segretario del Partito socialista (Psoe) il 20-D ha condotto i suoi al peggior risultato della storia democratica della Spagna, e questa settimana sembra deciso a migliorare il suo record – vale a dire, a fare ancora peggio. La colpa è solo in parte del “lightweight” Sánchez (copyright Economist), che è stato costretto a vedersela con Podemos da un lato e con i baroni del partito dall’altro, ed è stato quasi sul punto di formare un governo con Ciudadanos due mesi fa. Il guapo economista aveva poche carte in mano e ha provato a giocarle con tattica, ma non è bastato. A questo giro ormai non ne ha più nessuna.
Pablo Iglesias. Il leader di Podemos è l’unico a presentarsi con una novità significativa, l’apparentamento con i comunisti di Izquierda unida (Iu), che ha trasformato il nome della formazione antisistema in Unidos Podemos. Il “momentum” politico, per dirla con gli americani, adesso è tutto per loro. Iglesias sembra aver superato il periodo durissimo di pochi mesi fa, in cui Podemos sembrava sull’orlo della ribellione, e si è perfino messo la cravatta per rendersi presentabile alle mamme che lo guardano in tv. Sa che nessun partito lo voterà per farlo premier, ma è pronto a prendersi un bel premio di consolazione: il primato nella sinistra spagnola.
Il “sorpasso”. I media spagnoli chiamano così, all’italiana, il fatto che ormai in tutti i sondaggi Podemos ha sopravanzato il Psoe nei sondaggi. Umiliazione cocente per il povero Sánchez, che però proprio ieri lui stesso ha confermato: gli istituti di inchiesta dicono che “el sorpasso” è avvenuto, dovremo lavorare doppio per ribaltarlo.
Albert Rivera. Il centrista leader di Ciudadanos arrivava al 20-D con l’aura nuova del politico moderato e ragionevole, pronto a parlare con tutti tranne che con l’irragionevole Iglesias. Poi Rivera ha ceduto alle lusinghe del bel Sánchez, ha cercato invano di fare un governo di coalizione con i socialisti, e adesso l’aura di ecumenismo si è sgonfiata, così come i suoi numeri.
I sondaggi, secondo una media delle ultime rilevazioni fatta dal País. Pp: tra i 131 e i 113 deputati (erano 123 il 20-D). Unidos Podemos: 92-68 deputati (erano 69). Psoe: 85-73 deputati (erano 90). Ciudadanos: 48-33 deputati (erano 40). La maggioranza necessaria per governare è di 176 deputati.
L’ingovernabilità. Se le cose vanno come dicono i sondaggi, aver fatto nuove elezioni sarà stato una perdita di tempo e denaro. Nessun partito dominante e nessuna coalizione in vista. Ma questa volta la pressione per trovare un accordo sarà maggiore.
Il gioco delle alleanze. Rajoy dice sì a un’alleanza con Sánchez, no a Podemos, sì a Rivera. Sánchez dice no a Rajoy, no a Podemos, sì a Rivera. Iglesias dice no a Rajoy, sì a Sánchez, no a Rivera. Rivera dice ni a Rajoy (è aperto a un’alleanza con il Pp, ma dopo un cambio di leadership), sì a Sánchez, no a Podemos. E’ complicato abbastanza? L’unica cosa chiara è che nessuno vuole allearsi con Iglesias e quasi nessuno con Rajoy, ma questo potrebbe cambiare.
Il “momentum”. Per ora è tutto dalla parte di Podemos, con Rajoy che ancora si tiene saldo. Rivera vivacchia cercando di farsi forza a suon di interviste e comparsate televisive, Sánchez ormai non sa più come rivitalizzare i suoi disillusi elettori.