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Tra virgolette

Perché Trump non può essere presidente, visto da sinistra (senza pol. corr.)

La senatrice democratica alla sinistra estrema dello spettro politico americano, Elizabeth Warren, ha tenuto martedì al Center for Popular Democracy un discorso durissimo contro il candidato repubblicano Donald Trump. La sinistra dura e non fighetta smonta (ma legittima) The Donald.

27 Maggio 2016 alle 19:03

Perché Trump non può essere presidente, visto da sinistra (senza pol. corr.)

Donald Trump (foto LaPresse)

Purtroppo, se avete seguito la campagna presidenziale, sapete che dobbiamo reagire (contro Donald Trump, ndr) adesso più che mai”. Elizabeth Warren, senatrice democratica alla sinistra estrema dello spettro politico americano, ha tenuto martedì al Center for Popular Democracy un discorso durissimo contro il candidato repubblicano Donald Trump. Warren, che sostiene Hillary Clinton alla corsa presidenziale, ha attaccato Trump da posizioni di sinistra, ma a rendere interessante il suo discorso è il fatto che ha contestato il candidato portando fatti, senza scadere nella retorica bolsa della minaccia per la democrazia. “Soltanto ieri si è scoperto che Donald Trump ha detto nel 2007 che lui era ‘eccitato dal crollo del mercato immobiliare’, perché ‘ho sempre fatto più soldi quando il mercato crolla rispetto a quando sale’. Tutti noi eravamo orripilati da quello che è successo nella crisi finanziaria del 2008, ma Trump godeva all’idea di un’implosione del mercato immobiliare perché voleva dire che avrebbe potuto comprare più proprietà a basso prezzo. Che razza di uomo si comporta così? Che razza di uomo tifa perché le persone siano buttate fuori da casa loro? Che razza di uomo tifa perché le persone perdano il lavoro o la pensione? Uno a cui non importa di nessuno se non di se stesso, un piccolo, insicuro arraffasoldi a cui non importa chi viene danneggiato finché lui continua a macinare profitti. Un uomo che non sarà mai presidente degli Stati Uniti.

 

“C’è stato un periodo in cui Trump diceva di essere duro con Wall Street, ma adesso canta una canzone tutta diversa”, ha continuato Elizabeth Warren parlando al Center for Popular Democracy. “La settimana scorsa ha detto che la legge di regolamento della finanza, la Dodd-Frank, ha ‘reso impossibile ai banchieri fare il loro lavoro’, e che proporrà presto un nuovo piano che andrà vicino a ‘smantellare la Dodd-Frank’.  Trump si preoccupa di aiutare i piccoli e poveri banchieri di Wall Street. Davvero, Trump può nominare anche soltanto tre cose sulla Dodd-Frank? Bisognerebbe chiederglielo. Ma quello che Trump dovrebbe sapere è che se davvero è così duro con Wall Street dovrebbe sostenere i requisiti finanziari imposti dalla Dodd-Frank che hanno reso le grosse banche meno a rischio di fallire, dovrebbe sostenere l’imposizione di ‘testamenti bancari’, che hanno aiutato le banche a diventare più salde, dovrebbe sostenere il Consumer financial protection bureau che ha costretto le grandi banche a restituire undici miliardi di dollari direttamente alle persone che hanno ingannato. Dovrebbe sostenere tutte queste cose, ma non lo fa. Ora che ha conquistato la nomination repubblicana, Trump sta abbandonando ogni finzione, sta baciando il didietro dei poveri, piccoli banchieri di Wall Street. Ma il popolo americano è molto più intelligente di quello che Trump pensa. Il popolo americano non vuole un uomo che cerca il potere così disperatamente da dire o fare qualsiasi cosa pur di essere eletto. Ascolta bene Donald: il tempo in cui le banche facevano il bello e il cattivo tempo a Washington è finito. Voglio aggiungere solo una cosa su Trump, che riassume perfettamente che tipo di uomo è: la sua dichiarazione dei redditi.

 

 

 

 

 

Non sappiamo quanto Trump paghi di tasse, perché è il primo candidato presidenziale in 40 anni ad aver rifiutato di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi. Magari è solo un affarista pidocchioso che non vuole far sapere a tutti che guadagna molto meno di quello che dice. Ma sappiamo questo: l’ultima volta che la sua dichiarazione dei redditi è stata resa pubblica, Trump non aveva pagato niente: zero. Per quanto ne sappiamo, continua a non pagare tasse, e ne è fiero. Due settimane fa ha detto di essere più che felice di eludere le tasse perché non vuole buttare i suoi soldi ‘nella fogna’. Trump ama essere un miliardario, ma non pensa che le regole che si applicano a tutti valgano per lui. Ma Trump non è diventato ricco grazie ai suoi meriti. I suoi affari sono stati possibili grazie alle strade e ai ponti pagati dal resto di noi. I suoi affari sono possibili grazie a lavoratori educati dal resto di noi, grazie a polizia e pompieri pagati dal resto di noi e sostenuti dal resto di noi. Trump e i suoi affari sono protetti da un esercito tra i migliori al mondo, che ci difende all’estero e ci mantiene al sicuro in patria e che è sostenuto economicamente dal resto di noi. Quando qualcuno costruisce qualcosa di grandioso, è giusto che tenga la gran parte dei guadagni, ma deve anche pagare una quota giusta affinché anche le prossime generazioni abbiano la possibilità di costruire qualcosa di grandioso.

 

E’ così che costruiamo il nostro futuro in America. E questo dovrebbe valere doppio per Trump. Ha ereditato una fortuna da suo padre, l’ha tenuta in piedi ingannando la gente, dichiarando bancarotta e senza pagare quello che doveva. Gli infermieri, gli insegnanti e i portuali pagano la loro giusta parte per tutti i servizi che fanno andare avanti gli affari di Trump. I programmatori e gli ingegneri e le piccole imprese pagano la loro parte per sostenere il nostro esercito che dà dimostrazione di coraggio e sacrificio tutti i giorni. Trump pensa che questo sia buttare i soldi nella fogna. In realtà dovremmo buttarci lui. E’ chiaro ormai: a Donald Trump importa una cosa sola: Donald Trump. E’ tempo di chiedergliene conto, perché questi argomenti tolgono a Trump la legittimità di diventare presidente. Per lui è finito il tempo delle parole in libertà”.

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