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Riecco la Grexit, ma Tsipras pensa di avere due armi di ricatto

Salta l’Eurogruppo, i ministri delle Finanze europei sono nervosi. La tempesta perfetta è prevista per giugno (con il pericolo Brexit).

28 Aprile 2016 alle 06:15

Riecco la Grexit, ma Tsipras pensa di avere due armi di ricatto

Alexis Tsipras (foto LaPresse)

Bruxelles. Puntualmente il Groundhog Day della Grecia è arrivato. Come Bill Murray nel giorno della marmotta del film “Ricomincio da capo”, i leader della zona euro ieri si sono svegliati con Alexis Tsipras che chiedeva un vertice straordinario per ottenere gli aiuti finanziari necessari a evitare il default, ma senza realizzare tutti gli sforzi economici e politici che lui stesso aveva sottoscritto otto mesi fa. Gli attori sono in parte cambiati. L’economista scoppiettante Yanis Varoufakis ha lasciato il posto all’economista triste Euclid Tsakalotos. Il Portogallo ha un governo di minoranza socialista che si regge grazie agli amici di Syriza. Ma la sceneggiatura è sempre la stessa: Tsipras pensa di poter ricattare l’Europa, la Commissione è pronta a dargli una mano, ma il Fondo monetario internazionale non si fida né di Atene né di Bruxelles, mentre il tedesco Wolfgang Schäuble rievoca già un futuro migliore per la Grecia temporaneamente fuori dall’euro. Le casse entro giugno saranno vuote e il governo ha iniziato a sequestrare le riserve di altri enti pubblici. La Grecia può tirare avanti per un po’ con manovre di liquidità, ma a luglio deve rimborsare circa 3 miliardi a Bce e Fmi con il rischio di non pagare stipendi e pensioni. Così, secondo i giornali vicini a Syriza, Tsipras sarebbe pronto a un improbabile nuovo referendum o a più probabili elezioni anticipate.

 


Wolfgang Schäuble con l'ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis (foto LaPresse)


 

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ieri ha risposto “ochi” (“no” in greco, ndr) alla richiesta di un Eurosummit straordinario. “C’è ancora lavoro per i ministri delle Finanze. Dobbiamo evitare una situazione di rinnovata incertezza per la Grecia”, ha detto Tusk. Venerdì l’Eurogruppo aveva concordato con Tsakalotos di chiudere in fretta i negoziati su riforme (pensioni e pubblica amministrazione) e tagli (3 per cento di pil entro il 2018 più un altro 2 per cento di “misure di contingenza” in caso di non raggiungimento degli obiettivi) per poi cominciare a discutere del debito. Del resto, sono tutte cose che – secondo il memorandum firmato ad agosto 2015 – Tsipras avrebbe dovuto fare entro lo scorso ottobre. Ma il premier greco ha evitato quel che era politicamente indigesto alla sua maggioranza (Syriza più la destra populista) come l’aumento delle tasse per gli agricoltori o il fondo delle privatizzazioni. E’ la ragione per cui Fmi e Eurogruppo hanno preteso le “misure di contingenza”: una grande clausola di salvaguardia da far adottare subito al parlamento e da far scattare automaticamente se non ci sarà un avanzo primario del 3,5 per cento entro il 2018. Jeroen Dijsselbloem aveva annunciato la data di oggi per un Eurogruppo straordinario, ma martedì notte lo ha cancellato perché non c’è accordo sulle “misure di contingenza”.

 

Il Vertice straordinario è un tentativo di Tsipras di bypassare le rigidità del Fmi, che la Germania vuole assolutamente coinvolgere come garanzia di serietà del programma di salvataggio greco. Il premier di Syriza pensa di avere carte in mano per ricattare gli europei: dagli oltre 50 mila migranti bloccati in Grecia e che potrebbero riprendere la rotta dei Balcani al rischio di una tempesta perfetta in caso di Brexit e Grexit. Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha alimentato le sue illusioni di poter giocare sulle divisioni tra Fmi ed europei definendo “incostituzionali” le misure di contingenza. Ma anche Schäuble ha detto “ochi”. Senza l’aiuto di Angela Merkel, come nel Groundhog Day greco del 2015, Tsipras dovrà arrendersi, perché nessuno accetta scommesse con i soldi degli altri. Oppure andare rapidamente a elezioni con il rischio di ricominciare tutto da capo.

 

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