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Perché il “fisico bestiale” di Rajoy servirà alle elezioni in Spagna

Il premier è stato l’unico a ottenere quello che voleva, il voto anticipato. Adesso ha una nuova chance. Previsioni e sondaggi.

28 Aprile 2016 alle 06:15

Perché il “fisico bestiale” di Rajoy servirà alle elezioni in Spagna

Madrid, conferenza di Mariano Rajoy dopo colloquio con re Felipe VI (foto LaPresse)

Roma. Lo scrive anche il País, il quotidiano principe del centrosinistra spagnolo: “Rajoy prima ha vinto le elezioni e poi ha vinto il post elezioni”. Dopo che martedì è fallito prematuramente l’ultimo giro di consultazioni convocate dal re Felipe VI per la formazione di un nuovo governo in Spagna e che le elezioni anticipate sono diventate ormai certe (la data è già fissata al 26 giugno, anche se l’ufficialità si avrà solo dopo il 2 maggio, ultima data utile per trovare un accordo di coalizione), il premier facente funzioni del Partito popolare, Mariano Rajoy, è emerso come un campione di resistenza e tattica. All’indomani delle elezioni del 20 dicembre, Rajoy ha visto immediatamente sfumare il suo piano A: ottenere un secondo mandato da capo del governo con il sostegno dei centristi di Ciudadanos o creando una grande coalizione con il Partito socialista. Al posto di un gruppo di partner dialoganti, Rajoy si è trovato davanti tre partiti coalizzati contro di lui, che per quattro mesi hanno ostracizzato il capo del governo (i centristi di Ciudadanos per un po’ hanno fatto eccezione, ma poi nella pratica si sono accodati agli altri) e hanno tentato, come in un puzzle, tutte le configurazioni possibili per tenerlo fuori dal prossimo esecutivo. Socialisti più Ciudadanos, Podemos più socialisti, sacra unione di tutti e tre.

 

Nel frattempo, mentre i vari partiti davano sfogo alla loro creatività politica, la magistratura ha continuato ad abbattere uno dopo l’altro nuovi scandali di corruzione sul Pp. A Valencia il partito si è praticamente liquefatto sotto ai colpi degli avvisi di garanzia, e questo mese il ministro dell’Industria si è dovuto dimettere per lo scandalo dei Panama Papers. Rajoy è stato accusato di connivenza con i corrotti, di ostruire la formazione del governo, di immobilismo, perfino di violazione della Costituzione, visto che i membri del governo, ancora in carica per sbrigare gli affari correnti, si sono rifiutati di render conto al nuovo Parlamento che non li aveva votati. Rajoy ha resistito a tutto e, quando alla fine le contorsioni politiche del “governo del cambiamento” sono risultate un fallimento, lui è stato l’unico a poter mettere in atto almeno il suo piano B: nuove elezioni. “Rajoy non è caduto nella trappola dei negoziati per la formazione di un nuovo governo, e ora il Pp gioca da una posizione decisamente più vantaggiosa di quella del Psoe, che ha mosso le sue pedine in maniera pericolosa”, dice al Foglio Manuel Álvarez Tardío, professore di Storia del pensiero politico all’Università Rey Juan Carlos di Madrid. Nuove elezioni convengono a Rajoy più che a chiunque altro perché, se i sondaggi dicono il giusto, il Pp rimarrà il primo partito spagnolo, dunque imprescindibile per la formazione di un governo, e questa volta la pressione per la creazione di un’alleanza sarà molto più forte per tutti.

 

Come hanno già spiegato al Foglio gli esperti del think tank Politikon, inoltre, il sistema elettorale spagnolo potrebbe riservare sorprese: “Spostamenti di poche migliaia di voti potrebbero dare alcuni scranni in più al Pp, rendendo più facile raggiungere la quota di 130 deputati che sarebbe sufficiente per governare con Ciudadanos”, spiega Tardío, secondo cui anche i rivolgimenti della sinistra potrebbero avere un impatto sull’elettorato: “Il patto, ormai quasi raggiunto, tra Podemos e la formazione di estrema sinistra Izquierda Unida potrebbe far perdere alla formazione di Pablo Iglesias quell’immagine di partito trasversale ottenuta durante la scorsa campagna elettorale”. Il Pp, invece, non dovrebbe perdere voti, nonostante i colpi devastanti delle inchieste: “L’effetto della corruzione ormai è già stato scontato”, dice Tardío.

 

Così la strategia della sopravvivenza di Rajoy, alla fine, potrebbe rivelarsi quella giusta. “E’ una strategia generata da un’assenza di alternative”, nota Tardío. E’ quello che dice anche il País, che attribuisce la “vittoria” di Rajoy al suo totale immobilismo. Ma per resistere così serve un fisico bestiale, Rajoy è l’unico ad averlo.

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