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Salah? Uno "stronzetto" con "l'intelligenza di un posacenere vuoto"

L'avvocato belga di Abdeslam, nel giorno dell'estradizione in Francia del terrorista, usa parole inconsuete nel definire l'attentatore di Parigi.

27 Aprile 2016 alle 15:23

Salah? Uno "stronzetto" con "l'intelligenza di un posacenere vuoto"

L'avvocato belga Sven Mary circondato da giornalisti (foto LaPresse)

Roma. Stamattina, le autorità del Belgio hanno estradato in Francia Salah Abdeslam, uno degli attentatori di Parigi dello scorso 13 novembre. Con la massima discrezione, l’uomo ha lasciato il carcere di Beveren e sarà ora ascoltato dal giudice per le indagini preliminari di Parigi. Salah sarà recluso nella prigione di Fleury-Mérogis, una trentina di chilometri a sud della capitale francese, tra misure di sicurezza eccezionali con una sorveglianza dedicata, ha fatto sapere la procura francese, assicurata da poliziotti addestrati alla vigilanza di soggetti ritenuti altamente pericolosi. Da oggi, la difesa del terrorista di Molenbeek sarà affidata a un legale francese, Mark Berton, che qualche giorno prima dell’estradizione ha incontrato Salah in un faccia a faccia riservato nel carcere di Beveren.

 


L'attentatore Salah Abdeslam (foto LaPresse)


 

Ed è forse per questo, in un momento capitale per l’istruzione del processo sulle stragi di Parigi, in cui Salah è l’imputato chiave, che l’intervista rilasciata martedì a Libération dall’ex avvocato di Abdeslam, Sven Mary, assume un significato particolare. Il legale belga, abituato alle telecamere, che si rivolge con disinvoltura alla stampa, ha parlato al quotidiano francese delle conclusioni che ha tratto fino a oggi dalla difesa di uno degli uomini più pericolosi d’Europa. Lo ha fatto, se possibile, con ancor meno freni inibitori, con parole forti e, anche per questo, inconsuete. “Salah? E’ uno stronzetto di Molenbeek, frutto della piccola criminalità, un seguace piuttosto che un leader”. E ancora: “Ha l’intelligenza di un posacenere vuoto. E’ di una vacuità abissale. Esempio perfetto della generazione GTA (Grand Theft Auto, un videogioco molto violento in cui si rubano auto e si uccidono passanti per strada, ndr), che crede di vivere dentro un film”.

 

Mary continua a ruota libera parlando al giornalista. Con ogni probabilità, l’avvocato considerato uno dei migliori del Belgio, non verrà più coinvolto dagli inquirenti francesi nel proseguimento delle indagini. Ed è come se finalmente qualcuno gli abbia tolto un peso, permettendo al telegenico principe del foro belga di scrollarsi di dosso tutte quelle intimidazioni che si possono rivolgere a chi decide di difendere un terrorista come Salah. “Finora sono stato aggredito verbalmente e fisicamente”, confessa Mary, “un giorno due persone mi hanno aspettato fuori dall’ufficio. Siamo venuti alle mani, ma io so difendermi. Mia figlia invece viene spesso scortata a scuola dalla polizia”.

 

L’avvocato a questo punto entra nel merito delle indagini su Salah: “Una volta gli ho chiesto se avesse mai letto il Corano. Mi ha risposto che aveva letto alcune interpretazioni su internet. Per degli spiriti semplici il web è perfetto. Ed è il massimo che possano comprendere”. Salah e i suoi compagni hanno condiviso tutto, dagli anni trascorsi tra Molenbeek e Schaerbeek, quando erano gli scagnozzi di una gang di quartiere dedita a furti e spaccio di stupefacenti, passando per il momento cruciale della radicalizzazione religiosa, ai viaggi in medio oriente, fino al 13 novembre del 2015, quando a Parigi uccisero 130 persone e ne ferirono altre 351. Salah fu l’unico membro del commando che decise di non farsi esplodere, è scappato a Bruxelles e si è nascosto per mesi a due passi dalla casa dove vive la sua famiglia. Mary, che è un habitué dei processi a carico di estremisti islamici (fu il legale di Fouad Belkacem, leader del gruppo “Sharia4Belgium” e di Abdelkader Hakimi, implicato negli attentati di Madrid del 2004), insiste nel dire che “chiunque ha diritto a essere difeso”.

 

Eppure, Mary sottolinea come sia cambiata la galassia jihadista europea. “Ho difeso Hakimi, anche lui era originario di Molenbeek, membro del ‘Gruppo combattente islamico marocchino’, condannato nel 2006 a otto anni di carcere per gli attentati di Parigi e che poi è stato rilasciato. Ora si trova alla frontiera siriana, dove ha creato un campo di addestramento al combattimento… Era di un’altra tempra rispetto ad Abdeslam, un vero combattente che aveva fatto la guerra in Bosnia. E’ tutta un’altra cosa. Sono delle persone con cui si può parlare, che hanno una storia: sono diversi da questi bambini di Molenbeek”. E così, ora che Salah è sbarcato in Francia, Mary, definito dai suoi colleghi belgi come “un ottimo avvocato”, uno abituato a “rovistare nella merda” e che “se ne frega della popolarità”, si libera del suo peso. Ma confessa: “I non arabi ora mi odiano e mi insultano. E’ molto brutto”.

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