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In Perù si vota domenica per scegliere il presidente: i fantasmi del passato e la voglia di cambiamento

Lima si prepara alle elezioni presidenziali e si spacca sulla candidatura di Keiko Fujimori, figlia dell'ex dittatore Alberto Fujimori.

9 Aprile 2016 alle 06:29

In Perù si vota domenica per scegliere il presidente: i fantasmi del passato e la voglia di cambiamento

Keiko Fujimori, candidata presidente del Perù, saluta i suoi supporters (laPresse)

Lima si prepara alle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 10 aprile e si spacca sulla candidatura di Keiko Fujimori, figlia dell'ex dittatore Alberto Fujimori. Tra gli oppositori, c'è anche il Premio Nobel per la Letteratura Mario Vargas Llosa, che ha fatto pubblicare il suo ultimo libro proprio qualche tempo prima delle elezioni. Libro che, non a caso, è ambientato nel passato regime.

 

Tra le diverse manifestazioni che hanno agitato il Paese nei giorni scorsi, c'è quella degli attori della telenovela più popolare del Perù, che si sono fatti riprendere mentre tenevano in mano cartelli contro la Fujimori. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro di lei.

 



 

Eppure, stando ai sondaggi, Keiko Fujimori rimane la favorita. Quarantunenne, sposata con uno statunitense di origine italiana, due figlie, laurea e master in amministrazione aziendale negli Stati Uniti, domenica secondo le stime potrebbe arrivare tra il 34,4 e il 43,1. Non abbastanza da farla eleggere al primo turno, ma i pronostici restano buoni anche per il ballottaggio del 5 giugno. In ogni caso, molto dipenderà da chi sarà il suo sfidante e dall'influenza del padre nell'immaginario peruviano. “L’uomo che ha sconfitto l’inflazione e il terrorismo”, come ripetono i nostalgici, scandendo lo slogan di una popolare jingle elettorale. Comunque, gran parte della campagna di lady Fujimori consiste proprio nel prendere le distanze dal padre, che lei affiancò come Primera Dama dopo la ribellione della madre Susana Higuchi. Ma questo accadde nel 1994, quando Keiko aveva 19 anni.

 



 

All’origine della rottura che avrebbe portato nel 2000 l’ex-signora Fujimori a farsi eleggere deputato con il partito di opposizione, ci sarebbe stato il tradimento con una segretaria. Fu l'opposizione, poi, a rivelare una serie di video compromettenti e a costringere Alberto Fujimori alle dimissioni e all’esilio. Estradato dal Cile nel 2007, l’ex-presidente nel 2009 fu condannato a 25 anni per omicidio, sequestro aggravato e lesioni gravi, più altri sette anni e mezzo per peculato, appropriazione di fondi pubblici e falso ideologico.

 

Intanto Keiko nel 2006 era già diventata leader del suo partito, e alle presidenziali del 2011 era arrivata al ballottaggio: 23,5 per cento al primo turno e 48,5 al secondo. Per fermarla, Vargas Llosa lancò un appello all’elettorato moderato affinché votasse Ollanta Humala: un ex-ufficiale che proprio contro Fujimori aveva tentato un’insurrezione militare, e che fino a quel momento si era presentato come un Chávez perviano. Humala accettò l’endorsement, e con il suo governo il Paese presentò un alto tasso di crescita del Pil, che nel 2015 raggiunse il 3,3 per cento. 

 

“Rispetterò la non rielezione presidenziale”, promette ora Keiko, smarcandosi dalle tre candidature consecutive del padre. In aggiunta, ha anche firmato un impegno in cui assicura "il pieno rispetto dell’ordine democratico e mai più un 5 aprile”, ovvero la data del golpe bianco con cui suo padre sciolse il Congresso. 

 

“Non utilizzerò il potere politico per beneficiare membri della mia famiglia”: quindi, nessuna amnistia al padre o agli zii, sembrerebbe precisare Keiko. La candidata ha poi aggiunto: “Mi impegno a indennizzare le donne danneggiate dal programma di salute riproduttiva”, riferendosi a quelle 3000 donne sterilizzate a forza sotto il governo del padre.

 



 

Dopo l'esclusione dalle elezioni di due candidati che arrivavano insieme al 20 per cento delle intenzioni di voto da parte del Jurado Nacional de Elecciones, il candidato che potrebbe riuscire a fronteggiare Keiko al ballottaggio è Pedro Pablo Kuczynski. Si tratta di un economista di origine ebraico-polacca e franco-svizzera, con doppia cittadinanza peruviana e statunitense, parente del regista Godard e marito di una cugina di Jessica Lange.

 

Considerato legato al gruppo Bilderberg, Kuczynski è stato primo ministro e ministro delle Finanze all’epoca della presidenza di Alejandro Toledo, e già alle presidenziali del 2011 era arrivat terzo col 12 per cento. Come uomo di governo, però, il suo nome rimane legato a un contratto per l’esportazione del gas (che lui stesso oggi ammette dover essere rinegoziato in quanto non più conveniente). Per questo motivo, i candidati che si trovano subito dietro i lui nei sondaggi lo criticano. Sono la 35enne psicologa Verónika Mendoza, dell’allenza di sinistra Frente Amplio por Justicia, Vida y Libertad; e il 63enne scrittore e giornalista Alfredo Barnechea, vecchio sostenitore di Vargas Llosa nel 1990 e ora esponente del partito social-liberale Acción Popular.

 

Mendoza e Barnechea, però, sono a favore dell'aborto e del riconoscimento delle unioni civili, e questo non li avvantaggia con i cattolici, considerato il veto del cardinale Juan Luis Cipriani, che ha chiesto ai fedeli di non votarli. Stando agli ultimi sondaggi, Kuczynski si colloca tra il 15 e il 20 per cento delle intenzioni di voto, la Mendoza tra il 13,7 e il 18,4, Barnachea tra l’8 e l’11,4. Spiccano anche due ex-presidenti: Alan García tra il 3,4 e il 7,2; Alejandro Toledo attorno all’1.

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