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Richiamare l’ambasciatore porta pena

A che condizioni può aver senso la mossa italiana sul caso Regeni

8 Aprile 2016 alle 19:54

Richiamare l’ambasciatore porta pena

Roma, informativa del ministro degli Esteri Gentiloni sul caso Regeni (foto LaPresse)

La decisione del governo italiano di richiamare l’ambasciatore dall’Egitto rappresenta una forma estrema di pressione per ottenere maggiore chiarezza sulla tragica vicenda che ha portato all’assassinio di Giulio Regeni. Gli incontri tra le autorità inquirenti dei due paesi non hanno fatto luce su aspetti rilevanti della vicenda, mentre resta elevato il sospetto, alimentato soprattutto da frettolose dichiarazioni precedenti di esponenti egiziani, di tentativi di depistaggio e di occultamento. Si tratta di capire se la decisione adottata dal governo sia utile e proporzionata. Se l’obiettivo è di ottenere la verità sui fatti è evidente che la collaborazione con l’Egitto è indispensabile. Un richiamo dell’ambasciatore “per consultazioni”, come si dice un po’ ipocritamente in questi casi, può servire a dare una scossa a chi si fosse illuso di poter sopire la questione facendola finire nelle sabbie mobili di una interminabile sequela di richieste e contro richieste di reciproche informazioni.

 

Potrebbe però anche avere un effetto opposto. Spingere chi in Egitto è interessato a nascondere la verità – e sembra evidente che ci sia qualcuno che ha questo interesse, probabilmente inserito in qualche settore degli apparati statali – a “buttarla in politica” denunciando una ostilità italiana in modo da bloccare definitivamente la ricerca e le indagini. E’ da questo punto di vista che va valutata la proporzionalità della misura adottata, con l’offesa che rischia di subire la dignità nazionale italiana. Il metro, però, deve essere solo quello degli effettivi interessi nazionali, non quello della risonanza mediatica della vicenda Regeni.

 

L’interesse dell’Italia a ottenere una collaborazione leale da parte dell’Egitto è evidente, e riguarda sia il caso criminale, sia le relazioni economiche sia il ruolo geostrategico esercitato dal Cairo nella tormentata situazione libica. Se, considerando tutto questo, a mente fredda e senza cedere a esigenze propagandistiche o di politica interna, il governo ritiene di aver agito in modo efficace e proporzionato, bene. Saranno le conseguenze di queste scelte a dirci se la scelta è stata oculata o no, e speriamo naturalmente che lo sia.

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