cerca

Il potente Selmayr pensa a un’Opa sullo European Fiscal Board

Tutte le “Le manovre del tredicesimo piano” di Berlaymont, sede della commissione Ue. Le conseguenze per Roma – di David Carretta

5 Aprile 2016 alle 20:11

Il potente Selmayr pensa a un’Opa sullo European Fiscal Board

Bruxelles. Lo European Fiscal Board, organismo indipendente che sarà incaricato di consigliare e giudicare l’operato della Commissione europea sulla sorveglianza di bilancio degli stati membri, non è ancora nato, ma Martin Selmayr, il potente capo-gabinetto di Jean-Claude Juncker, sembra essersi già assicurato la possibilità di plasmare in tutta libertà, e in barba al principio d’indipendenza, il gruppo di tecnici destinato ad avere un ruolo chiave nelle future politiche fiscali dell’Eurozona. Almeno questo è il sospetto che circola nel palazzo del Berlaymont, la sede dall’esecutivo comunitario, dopo che la Commissione ha deciso il 12 febbraio di modificare le regole per la nomina del capo del segretariato che assisterà il gruppo di cinque esperti dello European Fiscal Board, meno di quattro mesi dopo aver creato le regole del gioco. “In deroga al paragrafo 8, se il presidente del Comitato europeo per le finanze pubbliche (lo European Fiscal Board, ndr) non è ancora stato nominato, il capo del segretariato è nominato direttamente dalla Commissione”, recita la decisione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue. E’ “una manovra del 13° piano”, dice al Foglio una fonte altolocata: l’ultimo piano del Berlaymont, dove hanno il loro ufficio Juncker e Selmayr. Ma non necessariamente è una cattiva notizia per l’Italia e gli altri paesi che vogliono una politica di bilancio meno austera. Grazie alla decisione del 12 febbraio, a perdere il posto di capo del segretariato dello European Fiscal Board è Philipp Rother, ex capo della sorveglianza fiscale della Banca centrale europea, diventato dal 2013 capo-analista economico della Commissione, che molti considerano come un “falco” dell’austerità.

 

La creazione dello European Fiscal Board era stata annunciata dall’esecutivo Juncker il 21 ottobre del 2015, sull’onda del “Rapporto dei 5 presidenti” che aveva tracciato il percorso di breve, medio e lungo periodo per un rafforzamento ulteriore della governance dell’Eurozona. L’organismo dovrebbe “fornire alla Commissione una valutazione dell’attuazione del quadro di bilancio dell’Ue, in particolare per quanto riguarda la coerenza orizzontale delle decisioni e l’attuazione della sorveglianza di bilancio, i casi particolarmente gravi di inosservanza delle norme e l’adeguatezza dell’effettivo orientamento di bilancio a livello nazionale e dell’Eurozona”. In altre parole, lo European Fiscal Board sarà incaricato di bacchettare la Commissione ogni volta che per ragioni politiche chiude un occhio o due di fronte a uno stato membro che viola il Patto di Stabilità. Secondo statuto, i suoi cinque membri agiscono “in modo indipendente e non chiedono né ricevono istruzioni da parte di istituzioni o organi dell’Unione, governi degli stati membri o altri soggetti”. La sua creazione era stata caldeggiata da diversi stati membri – Germania e Olanda in testa – critici dell’interpretazione troppo politica e lassista che la Commissione fa del Patto di Stabilità. Ma le modalità scelte dall’esecutivo Juncker per organizzare la struttura e nominare il personale dello European Fiscal Board hanno spinto alcuni governi e la Bce a sollevare dubbi sulla sua indipendenza.

 

Il presidente e uno dei saggi dello European Fiscal Board saranno nominati da Juncker, dopo aver consultato il vicepresidente responsabile per l’euro, Valdis Dombrovskis, e il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. Gli altri tre saggi saranno scelti dal presidente della Commissione, dopo aver consultato i consigli nazionali per le finanze pubbliche, la Bce e l’Euroworking group (dove sono rappresentati i governi dell’Eurozona). Il segretariato – cioè la macchina burocratica che assisterà i cinque saggi dello European Fiscal Board e preparerà le sue decisioni – fa capo al segretariato generale della Commissione. A ottobre l’esecutivo comunitario aveva deciso di affidarne la direzione al suo capo-analista economico, l’ex della Bce Rother. A febbraio è arrivato il colpo di mano: la nomina del capo del segretariato spetta alla Commissione “previa consultazione del presidente dello European Fiscal Board”. Ma, poiché il presidente dello European Fiscal Board non è ancora stato selezionato, in deroga la coppia Juncker-Selmayr ha mani libere sulla scelta del capo del segretariato.

 

Ufficialmente la decisione della Commissione del 12 febbraio è stata presa per il bene dell’indipendenza. “Il capo-analista economico è membro del gabinetto Dombrovskis. Era più appropriato separare le due funzioni”, dice al Foglio una fonte dell’esecutivo comunitario. Nelle prossime settimane “sarà lanciato un bando pubblico per i membri” del Fiscal board. Nel frattempo è stato nominato un consigliere politico, il polacco Hubert Szlaszewski, per mettere in piedi la struttura e poi andarsene. Il fatto che il segretariato dello European Fiscal Board si appoggi sul segretariato generale della Commissione “ha più senso che averlo dentro la direzione generale Ecfin”, aggiunge la fonte. Ma i dubbi sull’indipendenza  rimangono. La creazione dello European Fiscal Board “all’interno della struttura organizzativa” della Commissione “non è in linea con gli standard previsti per le sue controparti a livello nazionale”, ha scritto la Bce a novembre: in futuro lo Europan Fiscal Board deve essere “rimosso dalle strutture istituzionali della Commissione in modo che possa operare come istituzione indipendente con una sua personalità giuridica” e avere piena libertà di parola.

 

“Uno Europea Fiscal Board meno indipendente dalla Commissione fa gioco a Italia e Francia”, dice al Foglio un altro funzionario europeo: “L’esecutivo Juncker si è mostrato molto generoso nei confronti di Roma e Parigi, stropicciando le regole del Patto”. Ma fatto fuori il falco Rother, per rispettare gli equilibrismi brussellesi ne sta arrivando un altro in un posto strategico: il 15 aprile il capo-gabinetto di Dombrovskis, il finlandese Taneli Lahti, sarà sostituito da Kai-Alexander Wynands. Vista la provenienza di Wynands,un funzionario tedesco del Ppe all’Europarlamento, alcuni vi vedono lo zampino di Selmayr.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi