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Al Jazeera e Telesur, la grande crisi delle emittenti terzomondiste

Difficoltà economiche e nelle relazioni con il mondo della politica si sono abbattute sui due canali di informazione

29 Marzo 2016 alle 19:44

Al Jazeera e Telesur, la grande crisi delle emittenti terzomondiste

Crollo dei prezzi del petrolio e cambiamento del quadro politico determinano una clamorosa doppia crisi in contemporanea per due grandi reti televisive terzomondiste. Da una parte, la qatariota al Jazeera annuncia un taglio di 500 posti di lavoro, che segue la chiusura della sede negli Stati Uniti. Dall’altra, il nuovo governo di Mauricio Macri ha deciso di far uscire l’Argentina dall’emittente chavista Telesur.

 

Nata nel 1996 su iniziativa del governo del Qatar, sfruttando soprattutto le maestranze rimaste disoccupate dopo la decisione della Bbc di smantellare il proprio servizio in arabo, al Jazeera negli ultimi tempi aveva un po’ modificato la sua originaria immagine “anti-imperialista”. E soprattutto con la Primavera araba, si era fatto pesante il sospetto che in realtà la prestigiosa emittente soffiasse sul fuoco soprattutto per fare gli interessi geopolitici del ricco emirato di Doha. Alla riduzione del prestigio morale al Jazeera ha cercato di rispondere prima lanciando nel 2006 un servizio in inglese, poi dotandosi addirittura di una piattaforma negli Stati Uniti, comprando per mezzo milione di dollari  dall’ex vicepresidente e Nobel per la Pace Al Gore la mai decollata Current Tv. Lanciata il 20 agosto del 2013, al Jazeera America era stata preceduta nel 2011 da una al Jazeera Balcani in lingua serbo-croata e, secondo i piani iniziali, sarebbe stata seguita nel 2014 da una al Jazeera in turco.  Ma già nell’agosto del 2014, Gore e il suo socio Joel Hyatt citarono in giudizio l’emittente per non aver pagato l’ultima tranche da 65 milioni loro dovuta, e lo scorso 13 gennaio è stato comunicato che al Jazeera America sarebbe stata chiusa il 30 aprile. Motivo ufficiale: un “paesaggio economico” non propizio. Crisi petrolifera a parte, sembra che c’entri anche il ripiegamento strategico generale deciso dal nuovo emiro Tamim bin Hamad al Thani, dopo che il 25 giugno 2013 è succeduto al proprio ambiziosissimo padre Hamad bin Khalifa al Thani. Il 28 marzo al Jazeera ha annunciato anche il taglio di 500 posti su scala mondiale. “Un'ottimizzazione della forza lavoro” che tiene d’occhio anche i costi crescenti per i Mondiali in Qatar.

 

Sempre nel 2006, anno in cui era partita al Jazeera English, erano state lanciate a gennaio la Telesur di Hugo Chávez, il canale internazionale transalpino France 24, precedute nel dicembre del 2005 da Russia Today, nel 2004 dal canale in arabo promosso dal governo americano al Hurra e nel luglio 2007 dall’iraniana Press Tv. A sua volta anche la Bbc aveva ripristinato una propria Arabic Television l’11 marzo 2008. Insomma, era il periodo in cui era esplosa la  guerra delle tv di informazione globale, un contesto che l’esplosione di Internet e delle telefonia 3.0 ha rapidamente superato. In più, ci si è messa la già citata crisi economica. Ma nel caso di Telesur ha influito anche l’eccessiva fiducia di Chávez nell’“ondata a sinistra” sudamericana. L’emittente, infatti, fu costituita con un patto tra vari governi “progressisti” in cui accanto al 51 per cento di azioni di proprietà del Venezuela ce n’era un 19 per cento di Cuba, un 10 per cento dell’Uruguay e un 20 per cento iniziale dell’Argentina, poi calato al 14 per permettere l’ingresso di Bolivia, Ecuador e Nicaragua.

 

Quando Macri è divenuto presidente i presupposti della cooperazione sono ovviamente venuti meno. E il fatto che il nuovo governo argentino abbia aspettato tre mesi per annunciare il suo ritiro dalla proprietà, anzi, può essere considerato prova di grande cautela. Alla fine, però, il ministro dei Media pubblici Hernán Lombardi ha concluso che “in Telesur i contenuti e le notizie sono unidirezionali”, mentre il governo Macri crede nella “pluralità”.

 

 

“L’idea che ci sia un canale che esprima la varietà di voci dell’America latina è un progetto interessante”, ammette Lombardi, “ma cessa di esserlo quando non c’è pluralità”. “Ci sono temi come quello dei diritti umani e dei prigionieri politici in Venezuela che non si trattano a Telesur. Non vogliamo essere complici di questa politica”. Il processo di uscita formale durerà sei mesi, ma intanto è partito. Durissima la reazione di Maduro, ma in effetti il comunicato formale di Telesur piuttosto che rintuzzare le critiche sembra confermarle. “I contenuti giornalistici che si elaborano in Telesur hanno una linea editoriale di sinistra”. “Telesur non è portavoce di governi, è la voce dei popoli, è televisione in vivo e in rete con evidenze documentali e di notizie che, malgrado le minacce di governi di destra e sebbene abbiano tentato di bombardarla, non ha smesso di trasmettere”. E allora perché una emittente di sinistra vuole avere i finanziamenti di uno di questi governi da essa definiti di destra? 

 

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