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Johann Cruijff, l’ebreo onorario

In Israele dicevano del campione appena scomparso che se avesse creato un partito “alla Knesset avrebbe preso almeno tre deputati senza neanche fare campagna”

25 Marzo 2016 alle 11:21

Johann Cruijff, l’ebreo onorario

Johann Cruijff, l’ebreo onorario. Simon Kuper in un suo libro del 2003 (“Ajax, la squadra del ghetto. Il calcio e la Shoah”) riferì che in Israele consideravano così il campione appena scomparso, dicendo che se avesse creato un partito “alla Knesset avrebbe preso almeno tre deputati senza neanche fare campagna” e che “dopo che gli ebrei Mosè e Gesù hanno rivoluzionato la religione, l’ebreo Freud ha rivoluzionato la psicologia e l’ebreo Einstein ha rivoluzionato la fisica, ci voleva l’ebreo onorario Cruijff per rivoluzionare il calcio”. O, detto in altri termini, dopo le rivoluzioni provocate dall’ebreo Mosè col dire che Tutto è Legge, dall’ebreo Gesù col dire che Tutto è Amore, dall’ebreo Spinoza col dire che Tutto è Dio, dall’ebreo Marx col dire che Tutto è Economia, dall’ebreo Freud col dire che Tutto è Sesso, dall’ebreo Einstein col dire che Tutto è Relativo, l’ebreo onorario Cruijff ha spiegato che pure il Calcio deve essere Totale.

 

In realtà, malgrado la leggenda l’Ajax non fu fondato da ebrei. Ma prima della Seconda Guerra Mondiale giocava in un campo vicino al ghetto, e aveva una popolarissima ala destra che era un ebreo newyorchese:  Eddy Hamel, poi morto ad Auschwitz. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’immagine ebraica di Amsterdam crebbe perché vi si concentrarono tutti i superstiti della Shoà, mentre in precedenza gli israeliti erano sparsi un po’ in tutto il Paese.  Poi dalla fine degli anni ’50 l’Ajax si riempì di ebrei davvero: Jesaia Swart, ala destra ancora titolare nella formazione che vinse la Coppa dei Campioni del 1971 e 1972; Bennie Muller, capitano sia dell’Ajax che della nazionale, con otto fratelli morti nelle persecuzioni naziste; il mercante di dischi Jaap van Praag, presidente, che nella Shoà aveva perso una sorella e i genitori; Maup Caransa, altro generoso finanziatore; Salo Muller, massaggiatore, anche lui salvatosi a sei anni per miracolo dal rastrellamento in cui i tedeschi portarono via i suoi genitori.

 

Non era invece ebreo Cruijff. Ma erano sposate con ebrei sia una sua zia che una sua cognata; un suo nipote è un ebreo ortodosso residente in Israele che una volta vinse anche una medaglia a una Maccabiade; una sua figlia è stata fidanzata al figlio di Bennie Muller; e lui stesso si divertiva a mettersi la kippah in testa e a mangiare in ristoranti koscher. In Israele assicuravano che sapeva pure leggere in ebraico.

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