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Il sonno europeo e la sveglia australiana

L’allergia al realismo pare non aver abbandonato l’animo delle istituzioni belghe, persino dopo gli attacchi di Bruxelles. Malcolm Turnbull, primo ministro di una nazione, l’Australia, che su immigrazione e lotta al terrorismo islamico ha da tempo deciso di non cedere di un millimetro.

24 Marzo 2016 alle 17:54

Il sonno europeo e la sveglia australiana

Foto LaPresse

L’allergia al realismo pare non aver abbandonato l’animo delle istituzioni belghe, persino dopo gli attacchi di Bruxelles. Malcolm Turnbull, primo ministro di una nazione, l’Australia, che su immigrazione e lotta al terrorismo islamico ha da tempo deciso di non cedere di un millimetro, in un discorso al Lowy Institute di Sydney ha commentato i fatti drammatici avvenuti nella capitale belga, parlando di “integrazione fallita”, di “confini colabrodo” e di “apparati di intelligence e di sicurezza che faticano a stare al passo con la portata e l’estensione del terrore”. Turnbull ha evidenziato che “in Europa di fatto non ci sono frontiere interne, mentre quelle esterne sono difficili da gestire”, e ha infine richiamato l’attenzione su alcuni recenti rapporti delle intelligence secondo i quali “l’Isis sta sfruttando la crisi dei rifugiati per inviare i propri combattenti in Europa”.

 


Il primo ministro australiano Malcolm Turnbull (foto LaPresse)


 

E’ per quest’ultimo accenno del premier che l’ambasciatore belga in Australia, Jean-Luc Bodson, ha deciso di esprimere pubblicamente tutta la propria contrarietà, rispolverando la solita immobilizzante retorica distinguista: le parole di Turnbull – ha affermato Bodson – sono “pericolose” perché “non fanno che creare confusione fra terrorismo e migranti, e fra terrorismo e islam”, che sarebbe “proprio ciò che vuole l’Isis”. Non pago, l’ambasciatore del Belgio ha definito “largamente esagerate” le posizioni di chi ora vede in alcuni quartieri di Bruxelles i perfetti ricettacoli di cellule terroristiche, aggiungendo che il vero problema è “lo stato di povertà” in cui vivono molte persone di quelle aree. Siamo sempre lì: colpa della povertà. E non si parli di islam.

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