cerca

Il vertice salva Schengen

L’accordo sui migranti tra Ue e Turchia è fragile, e l’Italia ha due guai in più

Ankara si è impegnata a prendere i migranti dalla Grecia. A Roma serve un piano per la Libia e l’Albania

18 Marzo 2016 alle 20:08

L’accordo sui migranti  tra Ue e Turchia è fragile, e l’Italia ha due guai in più

Mariano Rajoy, Matteo Renzi e Angela Merkel al meeting di Bruxelles sui migranti (foto LaPresse)

Bruxelles. E’ stato trovato l’accordo tra i leader dell’Unione europea e il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, sull’espulsione verso la Turchia di tutti i migranti che da lunedì arriveranno sulle isole greche. Davutoglu si è impegnato a riprendere tutti i migranti che da lunedì sbarcheranno sulle isole greche, rifugiati siriani, iracheni e afghani compresi. In cambio la Turchia ha ottenuto 3 miliardi di euro di aiuti finanziari in più, l’impegno alla liberalizzazione dei visti per l’area Schengen entro giugno e l’apertura di un capitolo negoziale. Ma le difficoltà logistiche del meccanismo di rimpatrio dei migranti e i pochi posti messi a disposizione dall’Ue per il reinsediamento in Europa dei rifugiati siriani presenti in Turchia rendono il piano difficilmente praticabile. “L’implementazione di questo accordo adesso sarà affidata a un lavoro molto complicato e difficile”, ha spiegato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

 

Alla fine, l’Italia si è messa nelle mani della burocrazia europea e di Recep Tayyip Erdogan. Ma il governo di Roma si trova di fronte a una doppia minaccia migratoria: la chiusura della rotta dei Balcani potrebbe aprire quella dell’Albania, mentre il muro navale e legale nell’Egeo rischia di alimentare i flussi dalla Libia. “Frontex non ha ancora constatato una frammentazione della rotta balcanica verso l’Albania”, dice al Foglio una fonte europea. Il fenomeno è già evidente nel Mediterraneo centrale: secondo i dati dell’Unhcr, 2.283 persone sono sbarcate in Italia negli ultimi 18 giorni, in tutto il marzo 2015 erano 2.812.

 

“Va bene fare l’accordo con la Turchia ma sia chiaro che farà da precedente”, ha detto Matteo Renzi, nella due giorni di vertice europeo: “Le regole dovranno essere valide anche per gli altri paesi da cui ci attendiamo flussi”. Ma convincere i partner europei a fronteggiare la situazione di sicurezza libica si sta rivelando complesso.

 

A margine del vertice, Renzi ha partecipato a un mini-summit di una potenziale coalizione sulla Libia: la tedesca Angela Merkel, il britannico David Cameron, il francese François Hollande, il maltese Joseph Muscat, lo spagnolo Mariano Rajoy si sono visti con il premier italiano e Federica Mogherini negli uffici della rappresentanza del Regno Unito, mentre Donald Tusk e Jean-Claude Juncker negoziavano con Davutoglu.  Ma non c’è grande appetito per i “boots on the ground”, contro i trafficanti di immigrati o contro lo Stato islamico.

 

L’Alto rappresentante per la politica estera Mogherini ha spiegato a Renzi e soci cosa può fare l’Ue sui migranti dalla Libia. I ministri degli Esteri e della Difesa si vedranno il 18 aprile a Lussemburgo per una riunione “jumbo”. I servizi di Mogherini stanno completando il lavoro preparatorio per il passaggio alla “fase 2 b” della missione Sophia per combattere il traffico di esseri umani nel Mediterraneo centrale: le navi sotto bandiera Ue, che finora si erano tenute fuori dalle acque territoriali libiche, potrebbero entrare entro le 12 miglia dalla costa. L’Ue lavora anche alla possibilità di missioni di addestramento della guardia di frontiera e della polizia libiche. L’operazione militare dovrebbe essere condotta da una “coalizione” di paesi, spiega al Foglio un diplomatico. Ma “si sta ancora ragionando molto su che tipo di missione dovrebbe essere”. Un declassamento è in vista: “Da militare si va sempre più verso una missione di polizia”, dice il diplomatico. Quanto alla “fase 3” della missione Sophia – la possibilità per i militari sotto bandiera dell’Ue di operare sulla costa contro i trafficanti – manca un governo libico che ne faccia richiesta o almeno una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. In vista di ciò, il premier inglese David Cameron ha fatto sapere di voler rafforzare la missione europea, puntando su un governo libico per poter respingere direttamente le barche con a bordo i migranti nel paese africano, piuttosto che farli arrivare in Italia. La Commissione è preoccupata di un possibile ritorno ai flussi del 2014 verso l’Italia, dopo il calo dello scorso anno. Secondo alcune stime elaborate a Bruxelles, 450 mila persone sarebbero pronte a imbarcarsi dalla Libia. In un documento, l’esecutivo comunitario ha chiesto al governo di approvare rapidamente una legge (già messa in cantiere dal ministro dell’Interno) che consenta “l’uso della forza” nella presa delle impronte dei migranti e di migliorare il controllo sistematico nelle banche dati europee. La Commissione, inoltre, ha contestato la riduzione dei posti disponibili nei centri di detenzione (271 contro i 1.248 previsti nei Cie), chiedendo un rapido aumento come “questione di massima urgenza” con l’obiettivo “di evitare che i migranti irregolari fuggano” dal paese verso altri stati membri.

 

La rotta albanese è più facile da controllare. Il governo italiano è già in contatto con Tirana. Frontex monitora eventuali spostamenti dei migranti interni al territorio greco. Il commissario agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, ha annunciato aiuti per l’Albania. L’idea è di creare 10 mila posti per gestire l’emergenza di un’eventuale deviazione della rotta. In Grecia sono bloccati 44 mila migranti, a causa della chiusura della frontiera con la Macedonia. I leader europei hanno promesso di accelerare la redistribuzione dalla Grecia verso gli altri paesi dell’Ue, ma tutto dipende dall’efficacia del piano adottato da Ue e Turchia.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi