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Il disastro brasiliano

Il pil crolla del 3,8 per cento, e non è il problema più grande di Dilma

4 Marzo 2016 alle 06:18

Il disastro brasiliano

Dilma Rousseff (foto LaPresse)

Nelle foto più recenti Dilma Rousseff è smunta e dimagrita. La presidente del Brasile, donna-uragano, fortissima ex guerrigliera che è sopravvissuta alla tortura del regime militare, fa fatica all’idea di dover presiedere alla più grave crisi del suo paese in venticinque anni, crisi tanto più amara perché cinque anni fa, quando Dilma è arrivata trionfalmente al governo per continuare l’opera di successo di Lula da Silva, tutti erano sicuri di assistere al gran balzo in avanti della potenza brasiliana, che cresceva del 7,5 per cento. Ieri invece i dati hanno testimoniato il disastro. Nel 2015, ha informato l’istituto di statistica nazionale, il pil brasiliano è crollato del 3,8 per cento, peggio delle previsioni che lo vedevano a -3,7 per cento. E’ il dato peggiore dal 1990. Per rimettere a posto l’economia, devastata dai bassi prezzi delle materie prime ma alle prese anche con un crollo dell’industria, del settore minerario, e con un’inflazione alle stelle, più di un anno fa Dilma aveva chiamato un Chicago boy, l’economista Joaquim Levy, al ministero delle Finanze. Ma l’immobilismo della coalizione di governo e la frustrazione lo hanno costretto alle dimissioni lo scorso dicembre. Eppure in questo contesto così disastroso, l’economia e la politica sono le ultime preoccupazioni di Dilma.

 

Da tempo tira aria di Tangentopoli in Brasile, le inchieste sulla corruzione che sono partite dal gigante petrolifero di stato Petrobras, guidato da Dilma per lunghi anni, hanno lentamente stretto il cerchio intorno al gruppo dirigente fino a toccare il loro culmine: questa settimana gli inquirenti hanno iniziato a indagare per attività illecite direttamente l’ex presidente Lula. L’impazzimento giudiziario è ai massimi, gli indagati sono premiati per fare nuove delazioni, i magistrati inquirenti sono rockstar televisive, e il governo, sconquassato dalle turbolenze interne, continua a perdere pezzi. Oltre a Levy si è dimesso di recente il capo di gabinetto di Dilma, Aloízio Mercadante, e lunedì ha lasciato l’esecutivo il ministro della Giustizia José Eduardo Cardozo. Dilma sembra aver perso il timone del paese, e il suo padrino politico Lula, nel tentativo di salvarsi, sta peggiorando la situazione. Economia, magistratura, politica sono fuori controllo. E’ la stagione triste dell’ex tigre latinoamericana.

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