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Crolla il turismo a Parigi. Ecco le conseguenze secondarie degli attacchi jihadisti

Il Parisien stima un calo dei turisti del 20 per cento tra novembre e dicembre, ai primi posti per cancellazioni russi, giapponesi e italiani. Il business vale il 6-7 per cento del pil francese, il governo non sa come correre ai ripari

19 Febbraio 2016 alle 11:32

Crolla il turismo a Parigi. Ecco le conseguenze secondarie degli attacchi jihadisti

Un turista a Montmartre nel 2014 (foto LaPresse)

Parigi. Prima o poi gli effetti secondari degli attentati terroristici del 13 novembre si sarebbero concretizzati, il presidente della Repubblica francese, François Hollande, si era già preparato ad affrontare certe cifre, ma certamente non si aspettava che la realtà si presentasse in maniera così brutale. Il Parisien ha disvelato ieri in esclusiva i numeri del turismo nell’Île-de-France dopo le stragi jihadiste di Parigi, numeri che certificano un calo rovinoso del 20 per cento nei mesi di novembre e di dicembre. “I turisti hanno paura di Parigi”, è il titolo del quotidiano parigino, ma anche la sintesi perfetta della situazione in cui si trova invischiata la regione Île-de-France, e la Francia tutta, a tre mesi di distanza dal massacro del Bataclan.

 

Il settore che più degli altri ha risentito negativamente degli attentati è quello alberghiero, con un’“ondata di cancellazioni”, scrive il Parisien, cominciata la notte stessa degli attentati. “Novembre e dicembre sono stati una catastrofe”, dice al quotidiano parigino Alessia, receptionist dell’Hôtel Montmartre, nel Diciottesimo arrondissement. “I clienti ci chiamavano senza sosta e ci dicevano: ‘Abbiamo paura!’”. Per la direttrice dell’Ermitage Sacré-Cour, hotel di charme situato nel cuore di Montmartre, “dopo gli attentati, è come se ci fosse stato un terremoto”, e nemmeno la strategia diffusa di tagliare le tariffe del 50 per cento, spiega, ha impedito che gli hotel fossero per tre quarti vuoti. Con gli hotel anche i principali musei e i luoghi di forte attrazione turistica hanno accusato il colpo del 13 novembre: nel 2015, rispetto al 2014, al Louvre è stato registrato un calo di visitatori del 4,8 per cento, a Versailles del 3,6, alla Tour Eiffel del 2,6 e al Musée d’Orsay del 1,2. Come sottolinea il vicedirettore del Parisien Frédéric Vézard nel suo editoriale, le cifre sono profondamente nefaste perché il turismo è “uno dei motori della crescita francese”: da solo rappresenta infatti il 6-7 per cento del pil. A disertare l’Île-de-France dopo il 13 novembre sono stati soprattutto i turisti stranieri, con i russi in prima posizione, -37,5 per cento, i giapponesi in seconda, -22,8, e gli italiani in terza, -17. “Solo l’arrivo in massa dei cinesi ha permesso di evitare una catastrofe”, spiega il Parisien.

 

L’Île-de-France, che quest’anno ha accolto 46 milioni di visitatori (per un beneficio economico pari a 21 miliardi di euro), spera di riprendersi con il campionato europeo di calcio che si terrà quest’estate, ma alla regione si stanno già cercando soluzioni nell’immediato. “Stiamo lavorando alla creazione di un fondo di emergenza per aiutare le strutture più toccate. Un aiuto di un milione di euro potrebbe essere sbloccato nelle prossime settimane”, ha detto il vicepresidente della regione Île-de-France, in quota Républicains, David Douillet. Dopo gli attentati di Charlie Hebdo e del supermercato kosher Hyper Cacher, non c’era stato alcun impatto negativo sui flussi turistici verso la capitale francese. Tutt’altra storia dopo il 13 novembre. New York, come evidenzia il Parisien, ha impiegato cinque anni per ritrovare il livello di frequentazione turistica che registrava prima dall’attacco alle Torri Gemelle. A Londra, invece, i flussi turistici hanno ritrovato i livelli standard dopo meno di un anno dagli attentati del 7 luglio 2005. Quanto ci metterà Parigi?

 

[**Video_box_2**]Jérôme Tourbier, fondatore del prestigioso hotel bordolese Les Sources de Caudalie (noto per le sue vinoterapie) e autore di “Tourisme en péril: redonner à la France la capacité de séduire” (JC Lattès), non è per niente ottimista. “E’ un’industria che ha una forte capacità di resistenza. Ma ora, all’estero, c’è un calo del desiderio di Francia”, dice Tourbier al Parisien, consapevole che il turismo nella sola regione Île-de-France è un’attività che genera 500.000 posti di lavoro diretti e indiretti. “Ci siamo comportati come dei bambini viziati. E’ incredibile che l’aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle non sia collegato direttamente a Parigi. E’ la sola città nel mondo che si trova in questa situazione. Per non parlare della sicurezza dei turisti alla Tour Eiffel o dello stato di pulizia delle strade”.

 

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