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Vita e miracoli del re del gossip

L’indagine monstre del New Yorker su TMZ, sul suo creatore Harvey Levin e sulle sue incredibili esclusive. Lezioni di giornalismo

18 Febbraio 2016 alle 10:32

Vita e miracoli del re del gossip

Harvey Levin

Nell’ultimo numero del New Yorker c’è un lunghissimo articolo di Nicholas Schmidle per la rubrica Letter From Los Angeles. E’ un ritratto nudo e crudo di Harvey Levin e della sua creatura, che ha rivoluzionato il mondo del gossip e dello showbiz: TMZ. Piccolo riassunto per chi non è pratico di notizie d’Oltreoceano: Harvey Levin è un produttore, avvocato e reporter – una celebrità nel mondo dei media di Los Angeles. L’8 novembre del 2005, il giorno del lancio del sito TMZ da parte di AOL e Telepictures Productions, Levin è stato nominato direttore di quello che sarebbe diventato presto uno dei più famosi siti di gossip e intrattenimento della storia della rete. Negli Stati Uniti, e non solo, tutti prima o poi leggono TMZ. Il numero di scoop fatti dai suoi giornalisti è incalcolabile (dall’arresto di Mel Gibson nel 2006 al pestaggio di Rihanna da parte del compagno Chris Brown nel 2009 fino alla morte di Micheal Jackson, per citare solo i più celebri).

 

TMZ è stato spesso criticato per le modalità con cui riesce ad arrivare prima di tutti alle notizie sulle celebrità e per l’uso definito “sconsiderato” dei fotografi e dei paparazzi, spesso fin troppo aggressivi. Nicholas Schmidle ha indagato sui metodi del team di TMZ, ha letto alcune delle centinaia di email di segnalazione che arrivano alla redazione ogni mattina, ed è arrivato a una conclusione: TMZ lavora come un’agenzia di intelligence più che come un giornale di news. Spesso paga per avere delle notizie, oppure contratta con l’artista una serie di esclusive in cambio della non pubblicazione di un’immagine o di una news.

 

[**Video_box_2**]L’articolo di Schmidle è pieno di aneddoti e informazioni, tanto che qualcuno ha già iniziato a fare dei riassunti per chi non ha voglia di leggere un articolo da 11 mila parole (qui Esquire, qui Slate qui NPR). Il New Yorker ha messo insieme talmente tanti dettagli da aver scoperchiato quello che solitamente è considerato il sito degli scoop. E’ una lezione di giornalismo.

 

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