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La storia di un chavista tradito dal chavismo racconta il dramma del Venezuela

Alcedo Mora, vecchio “camarada” della rivoluzione socialista, è scomparso dopo aver denunciato la corruzione del regime di Chávez e Maduro.

17 Febbraio 2016 alle 11:14

La storia di un chavista tradito dal chavismo racconta il dramma del Venezuela

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro (foto LaPresse)

Che fine abbia fatto non lo ha mai saputo nessuno. E' semplicemente sparito nel nulla, in una tiepida giornata di metà inverno: “desaparecido”, come si diceva una volta. Al figlio, che qualche tempo dopo si recò al segretariato del governo regionale, dai vecchi superiori del padre, fu detto testualmente: “Questo è quello che succede quando si raccontano troppe cazzate”. Alcedo Mora – una moglie e tre figli, 56 anni, nome di battaglia Batería – è misteriosamente scomparso il 27 febbraio del 2015 nei pressi del villaggio di Jají, tra le montagne del Venezuela occidentale, dove aveva appena presieduto una riunione politica. Con lui c'erano due amici, i fratelli Esneider ed Elieser Vergel, entrambi contadini di umili origini – e anche di loro non si è saputo più nulla.

 

Ci sono storie che sembrano fotografare il tragico destino di un'epoca. La vicenda di Alcedo Mora – rivoluzionario chavista e dirigente sindacale, spietatamente eliminato dopo aver reso pubbliche le ruberie del governo “popolare” che egli stesso aveva appoggiato con lotte e sacrifici – è certamente una di queste. Doveva essere un uomo semplice, il “camarada” Mora, almeno a giudicare dalla sua fotografia, una sola, sempre la stessa, che da dodici mesi viene stampata sui manifesti e i volantini diffusi nelle strade di Mérida, la città dove ha sempre vissuto. Al comunismo ci era arrivato da ragazzo, e dovette sembrargli una cosa sacrosanta, in un paese dove i ricchi nuotavano in piscina e i poveri vivevano sotto i tetti di cartone. Negli anni Ottanta, durante le repressioni antioperaie, fu imprigionato e torturato dagli uomini dei servizi di sicurezza. Nel 1992 appoggiò il tentativo di golpe di Hugo Chávez e fu nuovamente in piazza, dieci anni dopo, quando i militari di destra tentarono di rovesciare “el gobierno bolivariano”.

 

Certo dev’essere stata dura, a un decennio e mezzo dal trionfo della “revolución”, rendersi conto che i poveri continuavano a vivere sotto i tetti di cartone, mentre in piscina, accanto ai vecchi ricchi, se n’erano semplicemente aggiunti di nuovi: gli accaparratori e i burocrati di regime. Fu così che Alcedo Mora, semplice funzionario dello stato di Mérida, cominciò a compilare il suo dossier. Aveva tra le mani diversi documenti compromettenti, il cui succo era grosso modo il seguente: nel 2012, durante la campagna elettorale per la rielezione di Chávez, la compagnia petrolifera venezuelana avrebbe sottratto ingenti quantitativi di materiale destinati alle case popolari e li avrebbe utilizzati per finanziare i candidati governativi. Fedele ai propri princìpi, “el camarada Batería” prese carta e penna, mise tutto nero su bianco – con tanto di nomi e cognomi – e consegnò l'intero plico ai suoi superiori. Era l'estate del 2014, e fu allora che le cose iniziarono ad andare storte.

 

 

Le prime avvisaglie arrivarono a margine di una piccola riunione, in un barrio della periferia di Mérida. Mora fu avvicinato da un gruppo di uomini armati, i quali gli puntarono una pistola alla testa e lo avvisarono: “Ti stai mettendo nei guai, vecchio di merda”. Poche ore prima di scomparire, quando già era in viaggio per il “pueblo” di Jají, “Batería” inviò ad alcuni amici il seguente messaggio: “Attenzione compagni, la polizia politica sta spiccando un mandato di cattura nei miei confronti. E' per via delle mie denunce contro la compagnia petrolifera, vogliono mettermi a tacere. Bisogna stare all'erta”. Ancora non poteva saperlo: sarebbero state le sue ultime parole.

 

[**Video_box_2**]A un anno di distanza dalla scomparsa di Alcedo Mora, il Venezuela continua a sprofondare nel baratro. Nonostante la dura sconfitta alle elezioni parlamentari del 6 dicembre scorso, Nicolás Maduro e i suoi uomini mantengono salde le redini del potere. L'inflazione è alle stelle e quasi certamente seguiterà a salire – come ribadito dal Fondo monetario internazionale, che ha previsto per il 2016 un tasso di crescita dell’inflazione del 720 per cento. A farne le spese saranno soprattutto i ceti popolari, che dovranno barcamenarsi in un desolante scenario fatto di supermercati vuoti, lunghe code all'ingresso dei negozi, boss del mercato nero, violenza urbana e salari da fame.

 

La storia di Alcedo Mora è soprattutto questo: il triste specchio di un paese orfano delle proprie illusioni. “¿Dónde está el camarada Batería?, recitano i manifesti ingialliti sui muri di Mérida. La risposta non è mai arrivata: “Abbiamo rivolto appelli a tutte le autorità, compreso il presidente Maduro – fanno sapere dalla famiglia Mora – E' stato inutile: nessuno sembra interessato a risolvere il caso. Tempo fa abbiamo ricevuto una telefonata anonima. Era un uomo con accento straniero, ci disse che Alcedo era stato ucciso e si trovava sepolto nella regione di Apure, vicino al confine colombiano. Ci furono delle indagini, ma non portarono a nulla”. Ha scritto Pierre Victurnien Vergniaud: “La rivoluzione è come Saturno, divora i suoi figli”.

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