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Zika, nuovi studi smentiscono l'allarme microcefalia

Secondo alcuni ricercatori, il problema ai bambini nati da madri infettate dal virus precederebbe Zika, e l’esposizione ad alcune tossine potrebbe esserne la causa. Ma l'Onu continua a usarlo per promuovere l'aborto di massa.

12 Febbraio 2016 alle 17:24

Zika, nuovi studi smentiscono l'allarme microcefalia

Il virus Zika sembra aver scatenato, oltre alla legittima paura di chi abita nelle zone infestate, anche una serie di risposte irrazionali da parte dei governi e delle agenzie internazionali. Le donne in Colombia e Brasile sono state invitate da numerosi organismi e dall’Onu ad abortire per paura che i loro bambini nascano con teste piccole, risultato della microcefalia. Ma ora nuovi studi insinuano un dubbio: la microcefalia precede Zika e l’esposizione ad alcune tossine potrebbe esserne la causa. Un rapporto dell’organizzazione dei medici argentini accusa un larvicida chimico introdotto nell’acqua potabile nel 2014. Inoltre, in Colombia ci sono 3,177 donne in gravidanza che hanno contratto Zika e nessun feto ha sviluppato la microcefalia.

 

L’origine della microcefalia è ignoto, oggetto di dibattito scientifico e nessuna opzione viene esclusa, compresa Zika. Ma l’Onu ha già la soluzione: non fare figli e se dovesse capitare, per il bene della donna, eliminarli in grembo. Le più grandi istituzioni mondiali, la Banca mondiale, le Nazioni Unite e molte altre hanno da tempo collaborato in una vera e propria congiura contro la vita umana (il libro di un professore di Princeton è illuminante). Mai prima nella storia della civiltà si è consigliato di uccidere il malato o il figlio in seno. Abbiamo dimenticato Louis Pasteur. La sua vita fu la dimostrazione che a liberare l’umanità dalla malattia non furono quelli che asfissiavano i malati tra due materassi o che bruciavano gli appestati nelle proprie case, ma quelli che hanno attaccato la malattia e rispettato il paziente.

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