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Zika, perché servirebbe un po' di cautela negli allarmi sulle epidemie

Per l’Oms era già “emergenza internazionale”, quando ancora il virus non era stato collegato scientificamente ai casi di bambini ammalati. Stessa confusione sulle modalità di trasmissione e contagio. Come moriremo tutti, stavolta?

3 Febbraio 2016 alle 17:27

Zika, perché servirebbe un po' di cautela negli allarmi sulle epidemie

La zanzara Aedes Aegypti (foto LaPresse)

Sul virus Zika le certezze (scientifiche) sono pari allo zero, ma gli allarmi da giorni monopolizzano i media. Ha iniziato l’Oms, naturalmente. L’agenzia internazionale della Sanità è la prima propalatrice di allarmi sanitari sulla faccia della terra. E’ nella sua natura, poco da farci. E molti pensano, del resto, che non può che essere così. La difesa degli operatori delle agenzie sanitarie, a maggior ragione se internazionali, è tutta in questo interrogativo: e se non lanciamo l’allarme ma poi scoppia davvero qualcosa di serio, che succede?   Che poi la gente muore e noi andiamo tutti a casa. E così, per evitarlo, rischiano ogni volta di rinchiuderci dentro le nostre benamate dimore, a furia di allarmi. Perché tutto si può dire dell’Oms, meno che si faccia pregare per creare nel mondo intero un clima di trepidazione, di suspense, di attesa da fine del mondo. Era già successo con Ebola, che doveva attraversare gli oceani e non ha superato il fiume dell’Africa centro-occidentale che dà il nome al virus. Era già successo con l’influenza suina, contrabbandata come la nuova peste (ce ne sono state una mezza dozzina, di malattie contagiose a cui è stata del tutto immeritatamente appioppata la suddetta qualifica nel giro di dodici anni), ma il cui risultato più visibile è stata la produzione e commercializzazione di un paio di miliardi di vaccini utilizzati per non più di un quarto e senza risultati.

 

Ora, sia chiaro, nessuno chiede all’Oms di non fare il suo mestiere. Ma c’è modo e modo di farlo, e capita sovente che l’istituto della Sanità mondiale, volendolo fare alla grande, finisca per non farlo come si deve. Zika non era ancora assurto agli onori delle cronache che già l’Oms aveva dichiarato l’emergenza internazionale: “Non si trasmette da persona a persona, ma solo attraverso la puntura della zanzara Aedes aegypti”, affermava. Anzi, no. Si trasmette anche attraverso il sangue e perfino attraverso i rapporti sessuali. Formidabili e intempestive precisazioni, una dietro l’altra, e quasi sembra che si debba stare attenti ai rapporti sessuali se non fosse che – puntualizzazione ignorata in quanto evidentemente ovvia per le autorità sanitarie – per esporsi al virus occorre pur sempre andare a letto con qualcuno che a) arriva dalle aree di diffusione del virus b) ha preso il virus in quelle stesse aree c) senza saperlo né accusare alcun sintomo d) ha in sé il virus attivo.  Cosa senz’altro più difficile d’un terno al lotto, e non è certamente casuale che dal Texas arrivi la segnalazione di un caso imputabile, forse, a questa tipologia di trasmissione. Un caso nell’universo mondo, al momento.

 

E meno male che non ci sono morti. Ci fossero dei morti non ci salveremmo. Non ci salveremo, se disgraziatamente ce ne saranno. Saremo sommersi dal “corri a gambe levate verso il vaccino” – che è già in incubazione, del resto. E invece il virus Zika non sembra avere un grado di letalità. Però sin dal primo giorno ch’è salito alla ribalta ci hanno fatto sapere che nel solo Brasile già si era reso responsabile di quattromila casi di microcefalia in neonati da madri punte dalle perfide zanzare che non allignano in Europa (o forse sì?). Salvo poi precisare che a) il legame non è ancora scientificamente provato b) i casi davvero accertati in Brasile sono pressappoco un decimo di quelli da subito sbandierati.

 

[**Video_box_2**]Insomma, la solita verrebbe da dire voluta (o certamente non malaccetta) confusione. Tutto già visto, sentito, ascoltato, introiettato, sublimato. Non ci fanno diventare più consapevolmente reattivi, inondandoci di questi allarmi a ogni piè sospinto. Solo più torpidi. Mestamente rassegnati ad aspettarci quel che l’esperienza ci suggerisce, che è assai più probabile non sopraggiunga. A quando la consapevolezza piena, da parte dell’OMS, che gli allarmi per essere presi sul serio devono essere pienamente giustificati? Ho il vago sospetto che l’Oms sia come lo scorpione che punge, uccidendola, la rana che lo traghetta, e così suicidandosi. Insomma, che abbia una natura in sé stessa allarmistica al massimo grado, e dunque, mai.

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