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L'offerta dell'Ue per evitare la Brexit

Bruxelles concede a Londra quasi tutto quel che chiede, ora inizia la discussione nelle cancellerie europee. Di fronte c'è un altro bivio

2 Febbraio 2016 alle 14:56

L'offerta dell'Ue per evitare la Brexit

Donald Tusk e David Cameron (foto LaPresse)

Bruxelles. Appena pubblicata la lettera del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, sui contorni di un possibile accordo tra David Cameron e gli altri leader dell'Unione europea per evitare la Brexit, i bookmaker di Ladbrokes hanno subito modificato le loro previsioni sull'uscita del Regno Unito. Secondo la società di scommesse, ora c'è il 71% di possibilità che gli elettori britannici scelgano di restare nell'Ue nel referendum sulla Brexit. “La bozza del documento dimostra progressi reali in tutte le quattro aree in cui il Regno Unito ha bisogno di cambiamenti”, ha commentato Cameron, anche se c'è ancora “molto lavoro da fare”. Ma un mancato accordo “comprometterebbe il nostro futuro comune”, ha avvertito il premier. Con Cameron che affronta il negoziato finale convinto di essere in posizione di forza, gli altri leader si trovano di fronte a un bivio. Perché, in vista del Vertice europeo del 17 e 18 febbraio, quando dovrebbe essere mettere il sigillo su un eventuale accordo, Cameron sembra voler tirare ulteriormente la corda. “Una concessione di troppo e la corda si rompe”, avverte al Foglio un diplomatico europeo. Come ha spiegato Simon Nixon sul Wall Street Journal, “permettere a Cameron di reclamare una sua vittoria politica significativa” rischia di essere altrettanto “destabilizzante” di una Brexit. Una concessione di troppo potrebbe innescare una reazione a catena, con altri paesi pronti a minacciare la loro “exit” se non otterranno eccezioni e privilegi.

 

L'offerta messa sul tavolo da Tusk, che ora dovrà essere negoziata dagli sherpa dei 28, è sostanziosa. Pur di evitare l'uscita del Regno Unito, Tusk e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, hanno dato a Cameron quasi tutto ciò che chiedeva, a cominciare da un “freno d'emergenza” sugli immigrati con passaporto europeo che, secondo il Trattato, non possono essere discriminati rispetto ai cittadini britannici. Il documento Tusk prevede la creazione di un “meccanismo di salvaguardia” per bloccare l'accesso  dei migranti europei ai servizi pubblici nazionali in caso di pressione eccezionale provocata dai nuovi arrivati. “La Commissione europea considera che il tipo di informazioni fornite dal Regno Unito mostra il tipo di situazione eccezionale che il meccanismo di salvaguardia dovrebbe coprire esiste oggi nel Regno Unito”, dice uno dei documenti. “Di conseguenza, il Regno Unito avrebbe diritto di attivare il meccanismo con l'aspettativa piena di ottenere un'approvazione”.

 

Un altro “meccanismo” di salvaguardia dovrebbe regolare i rapporti tra i paesi euro e non-euro — altra priorità di Cameron per tutelare la City di Londra — ma senza concedere un diritto di veto su decisioni urgenti a chi sta fuori dall'unione monetaria. Sulla “unione sempre più stretta” - uno degli obiettivi fissati del Trattato che Cameron vuole cancellare — il documento Tusk riconosce che “il Regno Unito, alla luce della situazione specifica di cui beneficia secondo i Trattati, non è impegnato a ulteriore integrazione politica nell'Ue”. Il nuovo “cartellino rosso” che dovrebbe permettere ai Parlamenti nazionali di bloccare le iniziative legislativa della Commissione è un aggiustamento cosmetico del vecchio “cartellino arancione” introdotto con il Trattato di Lisbona, con un abbassamento delle soglie numeriche necessarie a attivare la procedura per garantire il principio di sussidiarietà. Quanto alla competitività, i leader si impegneranno per l'ennesima volta a semplificare la legislazione Ue, a ridurre il peso per le imprese e a tagliare la burocrazia.

 

[**Video_box_2**]I paesi dell’est potrebbero non digerire i limiti alla libera circolazione di persone e lavoratori che verrebbero introdotti sulla base della proposta Cameron. Tanto più che potrebbero essere invocati anche da altri stati membri con una forte presenza di lavoratori dell'est, come la Germania. Non c'è ancora accordo sulla durata del “freno d'emergenza”, che potrebbe valere per quattro anni, con la possibilità di estenderlo. Tra i paesi dell’ovest, c'è chi obietta all'ipotesi di inserire formalmente nel Trattato — se e quando i leader decideranno di rimettere mano a Lisbona — le garanzie concesse a Cameron. Tuttavia, il fronte dei leader pronti a un grande scambio destinato a smantellare i poteri di Bruxelles è sempre più ampio.

 

Cameron venerdì sarà a Varsavia per incontrare il leader di Legge e Giustizia Jaroslaw Kaczynski.  La Polonia guidata dai nazionalisti e l'Ungheria di Viktor Orban sono pronte a ri-nazionalizzare una parte delle competenze trasferite all'Ue. Varsavia condivide le posizioni britanniche “sulle questioni maggiori dell'agenda europea”, ha detto il ministro degli Esteri polacco, Witold Waszczykowski, in un discorso la scorsa settimana. Ma anche tra i leader della sinistra c'è chi ha interesse a picconare il potere brussellese, con l'obiettivo di ottenere un trattamento di favore. “Non salveremo l'Europa con i professionisti dello zero virgola”, ha scritto sulla sua e-news il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in polemica permanente con la Commissione Juncker su migranti e deficit. Il governo socialista di Antonio Costa in Portogallo rischia di vedersi bocciare il progetto di bilancio per il 2016, perché troppo poco austero per gli standard dell'Ue. Il presidente francese, François Hollande, vuole recuperare la piena sovranità sulle frontiere, per tenerle chiuse in vista delle presidenziali del 2017.

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