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Gli inevitabili boots on the ground

Ieri il segretario alla Difesa dell’Amministrazione Obama, Ash Carter, ha scritto un editoriale su Politico per annunciare che manderà soldati della Centounesima divisione aviotrasportata a combattere contro lo Stato islamico in Iraq.

23 Gennaio 2016 alle 06:18

Gli inevitabili boots on the ground

Ash Carter

Ieri il segretario alla Difesa dell’Amministrazione Obama, Ash Carter, ha scritto un editoriale su Politico per annunciare che manderà soldati della Centounesima divisione aviotrasportata a combattere contro lo Stato islamico in Iraq. Carter non dice il numero, ma i media iracheni tre giorni fa parlavano di 1.800 uomini (si vede che il governo iracheno non sa tenere le informazioni riservate). Il cambio di concetto è chiaro: qui non si parla più di forze speciali, consiglieri militari, esperti di logistica e di comunicazione oppure istruttori – che pure ci sono. Qui si tratta di soldati, per infliggere allo Stato islamico una “lasting defeat”, una sconfitta che durerà a lungo.

 

La dichiarazione di Carter arriva accompagnata da un altro paio di notizie: gli americani hanno preso e stanno espandendo un aeroporto in Siria, a Rmeilan, nell’area controllata dai curdi, e le forze speciali francesi stanno combattendo nell’area di Mosul. La guerra dall’alto non sta producendo i risultati sperati e tocca ai boots on the ground, per ora in modica quantità. Chi critica quest’approccio dice che così si espongono i soldati e si rischia di eccitare le potenziali reclute di Baghdadi – andiamo a combattere gli infedeli in Iraq! – ma come ha scritto Aris Roussinos, inviato di guerra dell’anticonformista Vice News, a questo punto dobbiamo scegliere se preferire perdite fra i civili nelle città occidentali o fra i soldati che sanno come difendersi in medio oriente.

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