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Chi sono le tre zarine che fanno il bello e il cattivo tempo nella Spagna senza governo

Nomi da segnarsi: Soraya Saénz de Santamaría, Susana Díaz e Ada Colau. Sono le donne più potenti della politica spagnola da destra a sinistra, e tra poco è il loro turno

12 Gennaio 2016 alle 18:03

Chi sono le tre zarine che fanno il bello e il cattivo tempo nella Spagna senza governo

Soraya Saénz de Santamaría e Susana Díaz

Amate o odiate. Autorevoli, onnipresenti e con l'eccessiva smania del comando. Come nel celebre olio su tela di Velázquez sono loro le nuove interpreti della politica spagnola post elettorale: “las meninas”, le dame d'onore che si aggirano tra le stanze de Las Cortes, in attesa del momento propizio.

 

A destra del dipinto, in barba alle linee rosse imposte dalle altre formazioni, con un Partito popolare in cerca di appoggio, Soraya Saénz de Santamaría è l'infanta designata alla successione. La portavoce del governo e ministro della Presidenza è la donna più potente del paese. Intelligente quanto e più del premier Mariano Rajoy, dicono i maligni, Saénz de Santamaría gode anche di una buona dose di simpatia tra i cittadini. Le immagini del suo ballo scatenato in diretta tv durante la campagna elettorale, come un loop, fanno ancora impazzire i social network. La fedelissima di Rajoy, avvocato di stato per professione, ligia ai compiti assegnatile, ha imparato a rispondere ai giornalisti a colpi d'indice e a vincere gli attacchi dell'opposizione dagli scranni senza scomporsi. Ha fronteggiato gli aspiranti candidati al posto del presidente uscente nel dibattito televisivo più seguito della storia (9,2 milioni di spettatori, meglio di un duello Madrid-Barça), tenendo testa ai rivali. E il suo volto è stato immortalato accanto a quello di Rajoy sui manifesti elettorali. “Perché noi siamo una squadra”, ha detto. Probabile. Lei però indossa la maglia numero 10.

 

Dall'altra parte della barricata, il leader dei socialisti Pedro Sánchez ha gli incubi. Il suo più grande grattacapo non arriva dall'opposizione (né dalle richieste bislacche di Pablo Iglesias su un referendum catalano) ma dalle retrovie del suo stesso partito. La voce di Susana Díaz, la bionda baronessa andalusa, risuona con forza. Troppo debole lui, troppo forte lei. La presidente dell'Andalusia ha tutto per entrare alla Moncloa: è un animale politico, con un'ambizione smisurata. Nata a Siviglia, laureata in Giurisprudenza, appassionata del Betis e devota della Vergine della Speranza di Triana, a soli 17 anni entra nel Psoe, a 25 è consigliere comunale, a 29 deputata. Di lei dicono che gioca forte per arrivare in alto. Che, da buona andalusa, le piace controllare tutto ed è pericolosa: una politica di razza che sa persuadere. Il suo messaggio convince tanto l'idraulico quanto l'imprenditore e il finanziere. Perché lei, coi potenti industriali dell'Ibex 35, ci fa riunioni cadenzate, in barba alle critiche dei suoi colleghi di partito. Lo scorso marzo, dopo aver sciolto la giunta regionale e rotto i patti con la sinistra di Izquierda Unida, stravince le elezioni locali. E fa capire ai suoi compagni di Madrid che con lei i socialisti non si fanno mettere i piedi in testa, né dai popolari né tantomeno dai temuti professori di Podemos. “Li ho visti preoccupati di sapere che treno prendo. Prendo l'alta velocità dalla stazione di Santa Justa, vado molto (a Madrid, ndr) e tutte le volte che c'è bisogno”, ha detto a Canal Sur. Come a dire, sappiate che da Siviglia a Madrid bastano solo due ore di viaggio.

 

[**Video_box_2**]Lo stesso tempo che impiegherebbe tra l'altro Ada Colau, la super sindaca di Barcellona. Con 12 seggi conquistati e un calendario urgente, l'agitatrice delle masse ha infilato la Catalogna nell'agenda politica nazionale, e in molti nella stampa spagnola la indicano come candidata per un incarico più alto. Colau sfoggia un curriculum lontano dall'establishment. Figlia di genitori divorziati, niente studi (è stata okkupa), ha lavorato come hostess, figurante nel Museo delle cere, s'è perfino travestita da Babbo Natale. Poi nel 2013 ha spiccato il volo come rappresentate della Pah, la piattaforma per le vittime degli sfratti. La Giovanna d'Arco della proprietà privata ha chiamato "criminali" i banchieri, ha inneggiato alla "democrazia reale" ignorando la libertà di scelta dei cittadini ed è stata sempre in prima fila, pronta a occupare case vuote. L'aver trovato una poltrona anche per il marito o aver messo a capo della comunicazione un'artista post-porno, Águeda Bañón (nota ai più per una foto a gambe aperte mentre orina sulla Gran Via di Murcia o davanti alla porta di Brandeburgo a Berlino), non l'hanno scalfita. Il suo potere è tale che è riuscita a piegare perfino un colosso mondiale come Arbnb, a suon di multe, nel tentativo di mettere fine alle notti brave dei turisti che si aggirano nella sua città. Iglesias lo sa bene, per questo ha voluto lei (e non la sindaca Manuela Carmena) all'atto di chiusura della campagna elettorale a Madrid. Pochi giorni fa perfino il tenebroso Yanis Varoufakis l'ha chiamata a sé: si scatteranno insieme un selfie per la nascita del suo movimento paneuropeo.

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