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Ancora terrorismo urbano

Dall’Egitto a Philadelphia, la nuova “normalità” imposta dal califfo

9 Gennaio 2016 alle 06:28

Ancora terrorismo urbano

Ieri a Philadelphia, in America, un uomo ha preso di mira un poliziotto seduto in macchina e ha cominciato a sparare. Tredici colpi, “come un’esecuzione” ha commentato il commissario della città che ha visto le immagini. Il poliziotto non è morto, lo sparatore è stato arrestato. Secondo la rete Abc, aveva giurato fedeltà allo Stato islamico, facendo bay’ah – questo vocabolo esoterico che un tempo era riservato agli iniziati che studiano il jihadismo islamico e invece oggi è diventato comune per media e poliziotti.  E’ un nuovo paesaggio urbano, quello in cui ci accingiamo a vivere i prossimi anni. Fatto di un rischio latente che un tempo connotava città in fondo remote, lontane dalla nostra vita quotidiana come Tel Aviv, dove ogni giorno può essere perfettamente normale oppure uno spezzone di guerra, causa incontro con un mubayi (uno che ha dato la sua fedeltà al califfo).

 

Nell’Egitto finto-normale, dopo l’attacco con spari e molotov contro un bus di turisti israeliani di giovedì alle piramidi, ieri un commando armato composto da due attentatori suicidi arrivati dal mare ha attaccato un hotel a Hurghada: due turisti stranieri feriti, aggressori uccisi. A Bruxelles, la polizia ha scovato l’appartamento dove la cellula che poi ha attaccato Parigi ha preparato i giubbotti esplosivi. Notizia nuova: l’operazione è stata diretta da due leader dello Stato islamico in Europa più alti in grado della presunta mente della strage, Abdelhamid Abaaoud. Sono ancora a piede libero. E’ un nuovo paesaggio urbano, e il jihadismo ne ha conquistato una parte.  

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