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Una nomina di Obama conferma che la sua guerra è roba da forze speciali

Il generale Joseph Votel alla guida del Central Command (Centcom), il comando militare delle operazioni in medio oriente e Africa. Sarà responsabile delle zone più calde per l'America

6 Gennaio 2016 alle 19:48

Una nomina di Obama conferma che la sua guerra è roba da forze speciali

Il generale Joseph Votel

New York. Barack Obama nominerà il generale Joseph Votel alla guida del Central Command (Centcom), il comando militare responsabile delle operazioni in medio oriente, in Africa del nord e nell’Asia centrale. Tutti i dossier militari più caldi per l’America, dal ginepraio della Siria all’Afghanistan, dove i talebani controllano una porzione di territorio più vasta di quella che controllavano nel 2001, passano dagli uffici del Centcom a Tampa, in Florida, e nell’avamposto del Qatar.

 

Guidare questo pezzo nevralgico della struttura bellica è una responsabilità che solitamente spetta ai generali decorati che hanno maturato esperienza di comando in quel quadrante strategico, come per David Petraeus e per il comandante in carica, Lloyd Austin. Votel invece viene dalle forze speciali, ed è questo il dato politico rilevante della sua nomina: Obama concepisce la guerra al terrorismo come una complessa operazione delle forze speciali, un conflitto che si può vincere con la giusta combinazione di droni, di Delta Force e Navy Seals, con incursioni chirurgiche e addestramenti delle forze locali condotti dai reparti scelti. 

 

Un paio di settimane fa il New York Times descriveva il modo in cui le forze speciali americane dispiegate nei vari teatri di guerra stanno discretamente allargando il loro raggio d’azione: “Stanno assumendo un ruolo più ‘combat’ in Afghanistan, dove la guerra dovrebbe essere finita. Stanno andando in Siria per contribuire alla lotta allo Stato islamico nella sua roccaforte. Il presidente ne ha voluti anche trecento in Camerun per sostenere le truppe africane contro un gruppo che ha giurato fedeltà allo Stato islamico”. 

 

Le forze speciali sono i “boots on the ground” di un presidente che predica il disimpegno militare degli Stati Uniti e alle campagne massicce preferisce l’azione sottotraccia. La nomina di Votel, riportata dal Wall Street Journal, è una conferma istituzionale di questa tendenza. Il generale è stato nominato capo del comando delle operazioni speciali nell’agosto del 2014, quando ha sostituito William McRaven, l’uomo che fra le altre cose ha architettato e guidato il raid che ha ucciso Osama bin Laden. Mancava ancora un anno alla naturale rotazione di Votel verso un nuovo incarico, ma la Casa Bianca vuole accelerare i tempi, probabilmente per avere più tempo per decidere alcune nomine nella gerarchia militare che cadono nell’ultimo anno della presidenza Obama. Nel 2016 dovrebbero andare in pensione sia il capo del comando europeo, Philip Breedlove, sia quello africano, David Rodriguez. La scelta di Votel, scrive il Wall Street Journal, “riflette l’inclinazione obamiana di combattere i movimenti estremisti come lo Stato islamico con piccole e preparatissime forze, invece che con unità di terra come quelle usate in Iraq e Afghanistan”. 

 

Votel ha passato praticamente l’intera carriera nelle operazioni dei reparti scelti. Prima di essere nominato a capo delle forze speciali guidava il Joint Special Operations Command, una specie di centro studi interno creato negli anni Ottanta per migliorare e aggiornare il lavoro dei reparti. 

 

[**Video_box_2**]Al Pentagono ha guidato la task force che si occupa degli esplosivi improvvisati, una delle grandi croci della guerriglia urbana, e si è occupato di operazioni speciali nei Balcani dalle basi americane in Germania e in Italia. Ha il profilo dello specialista che lavora a porte chiuse, non del generale-antropologo che concede interviste, in stile Petraeus. Obama finora ha modificato secondo questa impostazione il volto della gerarchia militare, e la prossima infornata di nomine gli consentirà di proseguire nella sua opera, lasciando al suo successore alla Casa Bianca un Pentagono modellato sull’idea obamiana della guerra. Una guerra che il presidente è convinto di poter vincere dispiegando un numero minimo di uomini addestrati ed equipaggiati come nessun altro.

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