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Quei grandissimi figli di Saddam

Il rais islamizzato è il padre dello Stato islamico, altro che l’invasione di Bush. Al momento dell’ascesa di Is il baathismo come ideologia laica era morto da almeno un decennio, ucciso dallo stesso Saddam. Nel 1998 Osama bin Laden stava per lasciare l’Afghanistan per tensioni con i talebani: la sua meta sarebbe stata Baghdad.

2 Gennaio 2016 alle 06:15

Quei grandissimi figli di Saddam

Un murale per le strade di Baghdad prima della caduta del regime mostra il rais Saddam Hussein in preghiera

Questo mese Reuters ha pubblicato un articolo di Isabel Coles e Ned Parker intitolato “Come gli uomini di Saddam hanno aiutato la nascita dello Stato islamico”. L’articolo aveva un buon numero di spunti interessanti, ma presentava lo spostamento di elementi dell’ex regime di Saddam (Fre, former regime elements) nella struttura della leadership dello Stato islamico (Is) come un fenomeno degli ultimi anni : al contrario, gli studiosi ormai hanno iniziato a riconoscere che la salafizzazione dei Fre dentro allo Stato islamico coincide con l’islamizzazione del regime di Saddam Hussein negli ultimi quindici anni, soprattutto negli anni Novanta dopo l’inizio della cosiddetta “Faith Campaign”.

 

Gli autori notano che quando Is ha conquistato parte dell’Iraq nel giugno del 2014 e ha “inglobato migliaia di seguaci baathisti”, queste “nuove reclute si unirono agli ufficiali dell’èra di Saddam che avevano già dei posti chiave nello Stato islamico”. Ma poi il pezzo di Reuters aggiunge: “La maggior parte degli ufficiali baathisti aveva poco in comune con lo Stato islamico. Saddam promosse il nazionalismo arabo e il secolarismo per gran parte del suo dominio. Ma molti degli ex baathisti che collaboravano con lo Stato islamico erano spinti da spirito di autoconservazione e da un odio comune per il governo shiita di Baghdad. Gli altri erano veri credenti che sono diventati radicalizzati nei primi anni dopo la caduta di Saddam, convertiti sul campo di battaglia o nelle prigioni dell’esercito americano o irachene”.

 

La nozione di una divisione dentro allo Stato islamico tra i veri credenti e i “baathisti” non regge. Il famoso Camp Bucca dove lo Stato islamico ha infiltrato deliberatamente uomini per ottenere reclute, alcune delle quali erano Fre, è stato importante per la formazione dello Stato islamico. Ma perché i leader dell’insurrezione usavano l’islam, e non il baathismo, come grido di battaglia? Perché non c’è stata “nessuna resistenza secolare da parte dei sunniti”, come ha detto Joel Rayburn, un ex ufficiale d’intelligence che ha lavorato con il generale David Petraeus dal 2007 al 2010 e ha scritto una delle migliori storie dell’Iraq post-2003? La ragione è che il baathismo come ideologia era morto per almeno un decennio – ed era stato Saddam a ucciderlo.

 

Saddam aveva fatto ampie manovre per islamizzare il governo e la società fin dalla metà degli anni Ottanta, e questo aveva influenzato profondamente il settore della sicurezza. L’islamizzazione era inizialmente una mossa strumentale, ma ci sono prove che poi Saddam abbia avuto un’esperienza di conversione. Saddam è rimasto un cinico, il suo governo si è mosso per promuovere un movimento religioso sotto la sua leadership – possiamo chiamarlo salafismo baathista – e ha rimodellato la società per dare potere ai leader religiosi, soprattutto agli arabi sunniti in regioni in cui non erano maggioranza. La conversione di Saddam e la sua alleanza con le tendenze salafite “puriste”, ha preoccupato molto personaggi di alto grado del regime come il capo dell’intelligence (e fratellastro di Saddam) Barzan al Ibrahim, che poteva vedere l’ascesa dell’estremismo religioso e predisse che questo avrebbe alla fine soppiantato il regime.

 

Per questo usare la parola “baathista”  non aiuta la comprensione di quel periodo. Parlando di “baathisti” si mischiano due filoni vicini ma separati dentro all’insurrezione irachena, da un lato i singoli Fre che si sono uniti allo Stato islamico di propria volontà come veri credenti, dall’altro i gruppi guidati da Fre che hanno lavorato insieme al gruppo di Abu Musab az Zarqawi, Jama’at at Tawhid wal Jihad (Jtj), che sarebbe in seguito diventato al Qaida in Iraq e infine lo Stato islamico.

 

Anche la parte più “baathista” dell’insurrezione irachena, raggruppata attorno all’ex vice di Saddam, Izzat ad Douri, e ai network sufi che facevano parte del regime e in particolare del suo apparato di sicurezza, e che infine si sarebbero rivelati pubblicamente come Jaysh Rijal at Tariqa an Naqshabandiya (Jrtn) non erano secolari: l’islamismo è sempre stato parte integrante di Jrtn.

 

Si legge nel pezzo di Reuters: “I baathisti hanno iniziato a collaborare con al Qaida… poco dopo che Saddam Hussein fu cacciato nel 2003”. Ma questo non è corretto. La prima grande rottura ufficiale con il secolarismo hard che era stata una caratteristica del regime baathista fin dai suoi esordi violenti nel 1968 era già arrivata nel 1986, quando Saddam iniziò a strumentalizzare gli islamisti nella politica estera dell’Iraq. Queste manovre avrebbero riguardato la Fratellanza musulmana, i talebani e infine al Qaida, con cui il regime di Saddam ha avuto una lunga storia di contatti che risalgono almeno al 1992.
Tralasciamo il fatto che quando Osama bin Laden stava considerando se lasciare l’Afghanistan a causa di tensioni con i talebani tra la fine del 1998 e l’inizio del 1999 pensò di trasferirsi a Baghdad. Tralasciamo il fatto che le agenzie d’intelligence di Saddam finanziarono l’attentato con esplosivi del 2002 a opera del gruppo di Abu Sayyaf, legato ad al Qaida, che uccise il sergente Mark Wayne Jackson, l’unico soldato americano ucciso dal terrorismo nelle Filippine. Lasciamo perfino da parte la questione ancora più spinosa di Ansar al Islam, organizzazione attraverso la quale Saddam e al Qaida collaborarono nello sferrare guerra al governo autonomo curdo nel nord dell’Iraq. Si guardi soltanto ad al Qaida in Iraq e a Zarqawi. Quando sono arrivati sul suolo iracheno? Nell’aprile del 2002; Zarqawi era a Baghdad a maggio con due dozzine di membri di alto rango di al Qaida, compreso il suo successore a capo di al Qaida in Iraq Abu Hamza al Muhajir (anche conosciuto come Abu Ayyub al Masri) e Abu Hamman as Suri, che è stato, fino alla sua apparente dismissione in marzo, il capo delle operazioni militari di Jabhat al Nursa, braccio siriano di al Qaida. E’ stato Saddam che ha aperto le porte e fornito il cruciale aiuto iniziale agli uomini che avrebbero formato lo Stato islamico.

 

A Zarqawi era stata garantita libertà di movimento per tutto l’Iraq centrale e lungo i confini iracheni in quel periodo, e lui reclutò persone come Taha Subhi Falaha, originario di Aleppo e meglio conosciuto come Abu Muhammed al Adnani, oggi potente portavoce dello Stato islamico, e stabilì le vie attraverso la siria che avrebbero portato i foreign fighters al predecessore di Is. Anche il regime di Assad era complice delle azioni di Zarqawi in quel periodo. Nel novembre del 2002, Zarqawi tornò in Iraq e prese residenza nel territorio controllato da Ansar al Islam. Con la sua banda di combattenti di Ansar fuggì poi in Iran durante l’invasione.

 

Saddam ha portato migliaia di Foreign fighters in Iraq, molti attraverso moschee controllate dallo stato che erano connesse con i network islamisti internazionali attraverso il suo vice ad Douri, e questi combattenti, sotto il comando della milizia lealista altamente estremizzata, il Fedayeen Saddam, erano quasi la unica resistenza contro l’invasione della coalizione americana.

 

La fase principale della collaborazione tra il Baath e al Qaida a cui fa riferimento Reuters inizia nell’estate del 2003 quando Ansar e Zarqawi furono riportati dall’Iran all’Iraq da ad Douri. (Ansar avrebbe poi ristabilito la sua autonomia una volta tornata in Iraq, fino a giurare fedeltà formale allo Stato islamico nel 2014). Ad Douri, che usò il tesoro trafugato del regime caduto per dirigere gran parte dell’insurrezione del dopo Saddam, ha assistito al Qaida in Iraq dandole accesso ad autobombe e ad altre armi, oltre che intelligence e a uomini, che hanno contribuito soprattutto a tre operazioni spettacolari – contro l’ambasciata giordana e il quartier generale delle Nazioni Unite al Canal Hotel di Baghdad e contro la moschea Ayatollah Mohammad Baqir al Hakim di Najaf – che hanno dato l’avvio definitivo all’insurrezione.

 

Reuters segnala un incontro del giugno 2014 in cui “lo Stato islamico ha detto ai baathisti che avevano una scelta: unitevi a noi o smettete di combattere”. Alcuni “baathisti” si sono uniti a Is, e questo ha “aumentato le capacità militari e tattiche dello Stato islamico”, secondo Reuters. Ma ancora, la timeline non è molto accurata. Is era nelle condizioni di presentare questo ultimatum ai “baathisti” perché li aveva già sconfitti sul campo di battaglia. La capacità militare che Is ha ricevuto grazie all’infusione della proprietà intellettuale di Saddam era stata acquisita molto prima dell’offensiva in Iraq del 2014.

 

[**Video_box_2**]La ragione per cui Is sembra differente oggi è perché i suoi avversari sono cambiati. Jessica Lewis McFate dell’Institute for the Study of War, che ha militato per otto anni nell’intelligence militare americana e ha lavorato in Iraq tra il 2007 e il 2008, ha spiegato in un intervento audio sul sito Jihadology.net: “L’organizzazione che c’era allora… era un gruppo terroristico in rotta e in fuga, e le sue tattiche comprendevano soprattutto l’uso di bombe artigianali per cercare di contrastare la nostra forza di terra molto superiore… in quel periodo il gruppo è diventato super specializzato nei differenti modi di costruire bombe. Nel 2012 e nel 2013 però c’è stato un ritorno in auge, prima dello stesso tipo di attività a cui eravamo abituati, soprattutto attraverso l’uso in numero molto maggiore autobombe e vesti suicide – la loro abilità di finanziarsi e di trovare risorse stava tornando notevole, ma le tattiche non erano differenti. Purtroppo, per la fine del 2013 erano tornati ai livelli dell’inizio del 2007, prima del surge americano. Quello che abbiamo visto nel periodo (tra la partenza delle truppe americane nel dicembre del 2011 e) il gennaio del 2014, quando lo Stato islamico ha iniziato a lanciare i suoi attacchi contro Ramadi e Falluja, è stato un crescendo di attacchi contro obiettivi militari, che però non dimostrava necessariamente una migliore capacità tattica. La differenza, però, era un cambiamento nel modo di gestire le operazioni. I loro obiettivi erano cambiati. E’ questo il maggior cambiamento che ho notato fin dal 2013: questa organizzazione che ricordavo come un network terroristico in rotta aveva una capacità operativa che mi sarei aspettata da un esercito… Da dove arrivava questa capacità? Non arriva da sola, bisogna essere addestrati da un ex soldato. Dunque l’organizzazione aveva comandanti che erano stati parte dell’ex esercito iracheno – che avevano questa capacità operativa perché l’avevano acquisita dentro a un’istituzione militare? Penso di sì, perché queste cose non arrivano spontaneamente. Questi sono gli insegnamenti di un addestratore militare. Ma se questo è vero, al Qaida in Iraq ha sempre avuto questa capacità, solo che non poteva usarla”.

 

Questo è il punto cruciale. I leader di Is sono tutti membri veterani di al Qaida in Iraq, che era una piccola organizzazione guidata da Zarqawi, il cui odio per gli empi baathisti è ben noto. Non c’è stata una “conquista baathista” di Is; i Fre hanno preso il potere perché le loro abilità militari gli hanno consentito di resistere mentre Is diventava un’organizzazione sempre più irachena e la sua leadership era messa sotto pressione dall’esterno.

 

L’esempio più significativo è quello di Samir al Khlifawi (Haji Bakr), ufficiale d’intelligence di una unità d’élite del regime di Saddam, che si è unito ad al Qaida in Iraq nel 2003 incontrandosi personalmente con Zarqawi ad Anbar. Imprigionato in uno dei periodi più duri per Is e abbastanza competente da resistere al nadir del 2008-2010, al Khlifawi è diventato il vice del califfo Abu Bakr al Baghdadi ed è stato uomo chiave del recupero di Is e della sua espansione in Siria. Reuters fa un elenco di “baathisti” dentro a Is: Ayman Sabawi al Ibrahim, nipote di Saddam (figlio del sopramenzionato Barzan); Raad Hassan, cugino di Saddam; Ayad Hamid al Jumaili; Fadel al Hiyali; and Waleed Jassem al Alwani (Abu Ahmad al Alwani). Nei casi in cui le loro vite sono conosciute, questi uomini non sono mai “diventati radicalizzati nei primi anni dopo la fine di Saddam”, ma erano islamisti ben prima della fine del regime.

 

Rientra nel pattern dei Fre convertiti alla militanza sunnita dal regime di Saddam e che poi hanno usato le loro conoscenze del luogo e le loro abilità militari a vantaggio dello Stato islamico anche Muwaffaq al Karmush (Abu Saleh), il “ministro delle Finanze” di Is. Coinvolto direttamente nel commercio di petrolio tra lo Stato islamico e il regime di Assad e presumibilmente ucciso da uno strike aereo americano lo scorso mese, al Karmush era “un ex funzionario di mukhabarat (dell’intelligence) durante il periodo di Saddam che si è convertito alla religione alla fine degli anni Novanta”.

 

La proprietà intellettuale del regime di Saddam aiuta Is anche nelle operazioni internazionali. E’ stato un ex Fre, Wissam az Zubaydi (Abu Nabil al Anbari), il cui stato di salute è oggi causa di qualche controversia, che è stato mandato da Is in Libia per controllare la costruzione di un network di Is in quel paese, eliminare i lealisti di al Qaida e annettere le attività criminali che potevano generare profitto.

 

Datare la migrazione dei Fre del regime di Saddam in Is agli anni recenti fa perdere la timeline dell’evoluzione di al Qaida in Iraq, così come datare il fenomeno degli ufficiali dell’intelligence militare irachena che adottano l’islamismo o collaborano con i salafiti jihadisti al periodo del post 2003. I network attraverso i quali i jihadisti sunniti sono entrati in Iraq sono precedenti al 2003, creati da Zarqawi nel 2002 con la complicità del regime o dal regime stesso ancora prima come parte dell’alleanza di Saddam in politica estera con gli islamisti. Ad Douri trovava conveniente mobilitare questi network stranieri e fornirli di risorse una volta che avevano raggiunto l’Iraq, per bloccare i tentativi di formare un governo democratico. Al tempo stesso, molti Fre erano diventati islamisti sotto il governo di Saddam e si erano uniti al predecessore di Is nei primi anni dopo la caduta di Saddam quando il gruppo era piccolo e l’ingresso era molto selettivo. Le capacità militari oggi mostrate dallo Stato islamico sono sempre state presenti, ma fino al 2011 erano tenute sotto controllo  dalle forze anglo-americane presenti in Iraq.

 

Lo Stato islamico, ovviamente, ha anche beneficiato della guerra siriana e delle sue antiche connessioni con il regime di Assad, senza il quale non avrebbe potuto conquistare tanto potere così velocemente. Is è entrato in Siria dopo che l’opposizione siriana aveva battuto il regime di Assad e aveva consolidato il controllo delle aree liberate. Visto che Is era concentrato nello spingere i ribelli fuori da queste aree, non nel combattere il regime, e visto che la crudeltà di Is forniva un’eccellente propaganda per gettare discredito su tutta l’opposizione, Assad ha lasciato che lo Stato islamico crescesse. Is alla fine ha usato la Siria come una rampa di lancio per i suoi attacchi lampo in Iraq, dove nel frattempo aveva influenzato l’ambiente sociale e la situazione della sicurezza in alcune aree prima ancora della partenza degli americani, rimanendo di fatto in controllo di alcune aree prima della loro conquista ufficiale.

 

La conversione all’islamismo del regime di Saddam era stata inizialmente un fatto strumentale, un modo per assicurare legittimazione al regime mentre combatteva per la vita nella guerra che aveva iniziato contro il regime teocratico dell’Iran. Teheran ha sempre accusato il governo di Saddam di non essere religioso e i documenti interni mostrano che Baghdad sapeva che questa propaganda stava danneggiando la sua popolarità tra la popolazione irachena. La Faith Campaign produsse un movimento religioso e operò in alleanza con la tendenza salafita “purista”, che il regime da un lato smise di reprimere e dall’altro perse le capacità di limitare.

 

L’intento ecumenico della Faith Campaign si ritorse contro il regime, causando una rottura definitiva delle relazioni tra lo stato e gli sciiti e portando l’odio settario a livelli senza precedenti. La campagna diede potere agli imam di medio livello che trasformarono completamente la società irachena, soprattutto nella aree sunnite, che furono inoltre influenzate dalle tribù a cui ad Douri aveva dato il compito di gestire i network di confine messi in piedi per evitare le sanzioni. L’uso della religione islamica come distrazione per le folle durante il devastante periodo delle sanzioni non ha fatto che rafforzare questi trend.

 

Per metterla semplice, la reputazione del regime di Saddam di aver tenuto sotto controllo la militanza religiosa e il settarismo è completamente sbagliata. Per volontà e per omissione il regime portò entrambi i fenomeni a un livello che il paese non aveva quasi mai visto nella sua storia. E’ vero, le prigioni americane in Iraq erano poco più che centri di reclutamento per il predecessore di Is e la tattica del catch-and-release è stata un fallimento. Lo scioglimento dell’esercito iracheno inoltre avrebbe dovuto essere fatto in un modo diverso. Ma questi due fenomeni non sono sulla stessa scala della trasformazione della società irachena negli ultimi quindici anni di Saddam. La Faith Campaign e i network islamisti che furono creati hanno gettato le basi per qualcosa di simile a Is, a livello ideologico e materiale, ben prima dell’invasione della Coalizione nel 2003.

 

 

Kyle Orton è Associated Fellow alla Henry Jackson Society, think tank di politica estera, esperto di islam e collaboratore di numerosi media internazionali, tra cui Business Insider, l’Independent e la National Review.
Pubblichiamo qui ampi stralci di un saggio apparso sul suo blog personale, “The Syrian Intifada”, e intitolato “The Islamic State Was Coming Without the Invasion of Iraq”.

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