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Perché in Spagna non si può parlare del suicidio demografico

Nel paese iberico per la prima volta dal 1939 ci sono stati più morti che nati. L’enorme diffusione dell’aborto e l’invecchiamento

29 Dicembre 2015 alle 17:23

Perché in Spagna non si può parlare del suicidio demografico

Roma. E’ il mistero di un paese che fino agli anni Settanta aveva il tasso di fertilità più alto in Europa (3) e che oggi è ultimo al mondo (1,3). Un cataclisma a stretto giro in quarant’anni. I dati dell’Istituto di statistica suonano come una condanna a morte per la Spagna: nel 2015 si è registrato un maggior numero di decessi che di nascite. Secondo Alejandro Macarrón Larumbe, autore di “El suicidio demográfico de España” e direttore della Fundacion Renacimiento Demografico, questo non ha precedenti dalla guerra civile e dalla pandemia del 1918. Nei primi sei mesi di quest’anno, ci sono state 206.656 nascite, il 17,4 per cento da stranieri. Il numero di morti è stato di 225.924 nella prima metà del 2015, un record, il 10,5 per cento in più rispetto al 2014. La Spagna si sta spegnendo. Tra il 2013 e il 2024, la Spagna perderà 2,6 milioni di persone (6 per cento della popolazione). Le nascite si ridurranno del 25 per cento, passando da 456 mila nel 2013 a meno di 340 mila nel 2023. Nessuno conosce gli effetti di questa perdita sulla società e i demografi sono divisi anche sulle cause.

 

C’è chi, come il massimo demografo dell’Università Autonoma di Barcellona, Alberto Esteve, nega persino che vi sia un problema: “Non c’è crisi demografica, ma crisi sociale ed economica”, dice Esteve interpellato dal Foglio.

 

Eduardo Hertfelder, presidente dell’Istituto di Politica Familiare, accusa le politiche antinataliste. L’aborto oggi è la prima causa di morte fra gli spagnoli. Nel 1998 gli aborti furono 54 mila, dieci anni dopo sono saliti a 118 mila. Un aumento del cento per cento. Una gravidanza su cinque oggi in Spagna termina con un aborto, c’è un aborto ogni 4,8 minuti, dodici all’ora, 298 ogni giorno. Secondo Hertfelder, la Spagna sta diventando una “società obsoleta”.

 

Macarrón Larumbe indica anche altre cause: “L’instabilità familiare, i valori sociali per cui avere figli non è una priorità, la disponibilità di sistemi contraccettivi e il declino della religiosità. E’ la morte demografica a cui ci siamo condannati da quando abbiamo insieme deciso di ignorare il più fondamentale degli istinti di sopravvivenza, avere figli”.

 

Il paese perderà cinque milioni di abitanti nei prossimi cinquant’anni, scrive il Times che alla “morte della Spagna” ha appena dedicato un lungo servizio. E’ il paese dei “villaggi fantasma”, 2.500 in tutto, borghi rurali senza più abitanti, morti o che hanno lasciato per le città. Scrive Macarrón Larumbe che “in 21 province spagnole su 50, ci sono più morti che nati”, e senza il contributo degli immigrati, il numero di province morenti sarebbe di almeno 40.

 

Il segreto della stabilità di una piramide demografica è un’ampia base e una punta stretta. Ma nel 2064 il 21 per cento della popolazione spagnola avrà più di ottant’anni. La Spagna sta diventando una “piramide invertita”. Macarrón Larumbe dice che è un tabù: “In nessun discorso inaugurale di qualsiasi presidente, neanche di Re Filippo VI, si parla di crisi delle nascite”.

 

[**Video_box_2**]L’ex ministro della Giustizia, Alberto Ruiz Gallardon, uno dei pochi a sollevare il problema, dice che il paese ha due strade davanti: “Un inverno demografico, come dicono gli ottimisti, o un suicidio demografico, come sostengono i realisti”. Sarà contrazione epocale o morte lenta? 

 

L’editorialista americano David Goldman, che si firma come “Spengler”, sostiene che la crisi demografica è più profonda e la lega all’uscita della Spagna dalla storia, al suo disimpegno in politica estera: “La campana suonava a morto per la Spagna molto tempo prima degli attentati ai treni di Madrid. Entro il 2050 la Spagna avrà perso un quarto della popolazione. Nessun paese al mondo è più determinato a scomparire”. E’ il grande tabù del socialismo ciudadano e zapaterista, allegro e nichilista.

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