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Dal Brunei alla Somalia, ecco tutti i paesi in cui ai cristiani è stato impedito di celebrare il Natale

Sono diversi gli stati al mondo che hanno deciso di dichiarare fuori legge il Natale. Nessun festeggiamento pubblico, celebrazioni solo in forma privata e possibilimente silenziose.

29 Dicembre 2015 alle 13:46

Dal Brunei alla Somalia, ecco tutti i paesi in cui ai cristiani è stato impedito di celebrare il Natale

Non solo il Brunei. Sono diversi gli stati al mondo che hanno deciso di dichiarare fuori legge il Natale. La decisione del sultano di Hassanal Bolkian, il regnante che grazie all’immensa ricchezza petrolifera del suo Paese, incuneato nel Borneo del Nord tra Malaysia e Indonesia, è stato classificato da Forbes come il sovrano più ricco del mondo, è stata infatti solo l’ultima di una lunga serie.

 

E’ dal 2014 che in Brunei il sultano ha imposto la Sharia, questo però è stato il primo anno senza il Natale. Cinque anni di carcere o 20.000 dollari di multa sono stati minacciati a chi avesse festeggiato in piazza o nei luoghi pubblici, per impedire che la maggioranza musulmana, il 70 per cento della popolazione, fosse spinta lontana “dalla giusta strada”. Fra i gesti dichiarati fuorilegge: indossare simboli religiosi come croci; accendere candele; addobbare alberi di Natale; montare decorazioni; mettere cappelli di Babbo Natale; cantare inni religiosi; inviare auguri. Festeggiamenti solo in forma privata, se si è cristiani, e senza disturbare e soprattutto non senza aver “avvisato in via preventiva” le autorità. Da tener conto che i cristiani in Brunei sono il 10 per cento dei residenti: in proporzione, molto più che i musulmani in Italia. Alcuni cittadini del Sultanato hanno comunque sfidato il bando pubblicando sui social network alcune foto legate al Natale con l’hashtag #MyTreedom.

 

Sempre nel Sud-Est Asiatico, le feste di Natale e Capodanno sono state ad esempio bandite dal sindaco e dal governatore provinciale di Banda Aceh, in Indonesia. Anche in Indonesia c’è una minoranza cristiana piuttosto forte, pari all’8,7 per cento della popolazione. E sia il cattolicesimo che il protestantesimo sono addirittura riconosciute come religioni ufficiali, assieme a islamismo, induismo, buddhismo e confucianesimo. Ma nella provincia di Aceh, estremo ovest di Sumatra, una lunga rivolta a sfondo jihadista è riuscita ad ottenere un’autonomia che ha contemplato anche l’istituzione della Sharia a livello locale. Sindaco e governatore hanno ribadito che, poiché le feste di Natale e Capodanno non sono presenti nel calendario islamico, “dal punto di vista morale è del tutto sbagliato per tutti i musulmani di Aceh festeggiare il Capodanno. Permettiamo a quelli che non sono musulmani di festeggiare l’evento, ma non dovranno farlo in pubblico disturbando la popolazione locale”.

 

Costringere il Natale nell’ambito privato è da tempo una politica dell’Arabia Saudita, i cui petroldollari notoriamente stanno da tempo incentivando in tutto il mondo islamico un’interpretazione del Corano sempre più restrittiva. Nel 2013 una quarantina di persone furono arrestate per aver “complottato di celebrare il Natale”, e perfino spedire auguri di Natale via posta può creare gravi problemi. In Arabia Saudita non sono ammesse chiese e la tolleranza per il culto domestico non va neanche bene a tutti. Ogni anno, infatti, ci sono giornali che protestano perché dalle case dei detti immigrati la notte del 24 dicembre si sono sentiti inequivocabili rumori, denunciando violazioni della legge anti-Natale, auspicando la fine della tolleranza religiosa.  

 

Sempre in nome dell’islam, il Natale è stato vietato in Somalia. Dove in effetti cristiani indigeni praticamente non ve ne sono, ma dove stazionano molti soldati cristiani provenienti da altri Paesi africani e inquadrati nelle forze di peace-keeping dell’Unione Africana, e dove ci sono anche molti somali che tornati dopo anni di residenza all’estero qualche abitudine natalizia l’avevano presa. “Tutti gli eventi connessi alle celebrazioni di Natale e Capodanno sono contrari alla cultura islamica, e potrebbero danneggiare la fede della comunità musulmana”, ha detto il Ministero degli Affari Religiosi, mandando istruzioni alla polizia di vigilare e provvedere. Come ha però ammesso il portavoce del sindaco di Mogadiscio, di mezzo ci sono anche “ragioni di sicurezza”. Si ha paura di suscitare l’ira e gli attentati degli al-Shabab.

 

L’Islam è riuscito a vietare il Natale anche nell’Asia Centrale ex-sovietica. Il Tagikistan, formalmente laico, ha infatti bandito dalle scuole alberi di Natale e doni. Babbo natale era stato vietato dagli schermi tv già dal 2013, e dallo stesso anno la polizia si è messa a arrestare anche chi si travestiva per Halloween.

 

[**Video_box_2**]Non è solo l’Islam, però, ad avercela col Natale. Nell’atea e comunista Corea del Nord, non solo il regime della dinastia Kim ha severamente proibito la festa, pena la fucilazione o il campo di lavoro, ma per cancellarla definitivamente ha addirittura stabilito che il 24 dicembre fosse festa nazionale per celebrare la nascita di di Kim Jong-suk, nonna dell’attuale dittatore Kim Jong-un, il “Grande successore”, e madre del “Caro leader” Kim Jong-il. Per l’occasione, a tutti è richiesto di recarsi in pellegrinaggio nella città di Hoeryong, dove la donna è nata. Il 20 dicembre la precede la festa per il solstizio d’inverno, il 27 la segue quella per la Costituzione del 1998, e il primo gennaio è tradizione andare in processione al Palazzo del sole di Kumsusan, all’interno del quale si trova il mausoleo di Kim Il-sung, e dove dal 2011 è deposta anche la salma del figlio Kim Jong-il. La sensibilità sul tema è tale che quando nel 2013 la Corea del Sud issò un gigantesco albero di Natale al confine il regime parlò di provocazione e minacciò la guerra.

 

E anche nel comunista Vietnam il Natale è stato ora vietato, sia pure solo a livello locale. Almeno 5000 fedeli della parrocchia cattolica di Đăk Lâk e altri 3000 nella parrocchia cattolica di Xê- Đăng non hanno potuto infatti assistere alle funzioni del 25 mattina, per il divieto delle autorità della provincia di Kontum. Letteralmente, i fedeli sono rimasti in attesa dei preti che non sono venuti, per la proibizione esplicita delle autorità. La zona è popolata in maggioranza da appartenenti a etnie tribali: i cosidetti montagnards, che sono in gran maggioranza cristiani. Secondo la Chiesa cattolica vietnamita, le autorità avrebbero bloccato i riti perché celebrati da due sacerdoti a loro “sgraditi” che non avrebbero ricevuto la “preventiva approvazione”. Ciò in contrasto con la stessa Costituzione del Vietnam, che in linea di principio garantisce una piena libertà religiosa.

 

Nel mondo comunista c’è pure la storia di Cuba, dove tecnicamente il Natale non è mai stato vietato, ma dal 1968 fu dichiarato giorno lavorativo. Solo dal 1998 la festa è stata ristabilita, e solo  dal 2010 si è ripreso a trasmettere qualcosa in tv.

 

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