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Da Rep. alla Cnn, i media oscurano gli israeliani vittime dell’Intifada

Porta di Giaffa, Gerusalemme, la notte prima di Natale. Due cittadini israeliani sono assassinati da un terrorista palestinese, ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Ma secondo molti media europei, la storia è andata diversamente. Intanto una mostra a Parigi glorifica i terroristi.

29 Dicembre 2015 alle 06:27

Da Rep. alla Cnn, i media oscurano gli israeliani vittime dell’Intifada

Foto LaPresse

Roma. Porta di Giaffa, Gerusalemme, la notte prima di Natale. Due cittadini israeliani sono assassinati da un terrorista palestinese, ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Ma secondo Repubblica, Cnn, Cbs, New York Times e il sito del Corriere della Sera, la storia è andata diversamente. “Four die in violent stabbing at Jaffa Gate”, cioè “quattro persone muoiono in un violento episodio di pugnalamento” per la Cnn, mentre la Cbs è persino più parca nella conta: “2 Palestinians killed after stabbing attack in Jerusalem”. L’ufficio del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha protestato con l’emittente televisiva americana e la headline è stata modificata: “2 Israelis dead after stabbing attack in Jerusalem; 2 Palestinian assailants killed”. “Crediamo che sommare due terroristi con due vittime in ‘quattro morti’ non è soltanto giornalismo disonesto, è incitamento”, accusano dall’ufficio di Netanyahu.

 

L’Associated Press e il New York Times non sono state da meno, descrivendo i terroristi palestinesi come vittime di Israele. “2 Palestinians killed following stabbing attack in Jerusalem”. Poi modificata in: “2 Palestinian attackers killed, 2 Israelis die in Jerusalem”. Ma come, i terroristi vengono “uccisi” e gli israeliani “muoiono”? Su Repubblica e Corriere della Sera da nessuna parte compare la parola “terrorista” e tutti parlano di “150 vittime”, mettendo assieme aggressori e aggrediti, i terroristi palestinesi e i civili israeliani, in una sorta di orrenda equivalenza morale. La Repubblica ha persino una immagine in cui si vedono Maria e Giuseppe in cammino verso Betlemme, ma vengono fermati dal “muro” costruito da Israele. “Nuove violenze in Israele”, annuncia il Tg3 in seconda serata.

 

Giorno dopo giorno, da tre mesi, i media hanno così oscurato la vera storia di questa “Terza Intifada”: 170 attentati contro Israele, 25 vittime e 270 feriti gravi. Senza contare i 2.225 attacchi con le pietre nelle strade. 127 i palestinesi uccisi, di cui 88 terroristi colti in flagrante, e gli altri negli scontri con l’esercito. Il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, ha fatto intanto installare barriere di cemento a ogni fermata dell’autobus. Secondo dati pubblicati ieri dall’Israel Trauma Coalition, ottomila israeliani sono sotto trattamento medico per aver sviluppato la “Ptsd”, la sindrome da stress post traumatico. Per ogni israeliano ucciso, 27 testimoni dell’attentato o feriti finiscono in riabilitazione fisica e psicologica. Come racconta il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, ci sono israeliani così traumatizzati che ora escono per strada con un giubbotto antiproiettile. Un manuale ha consigli pratici su come sopravvivere a un attentato: indossare un cappello “rafforzato”, per attutire i colpi dei coltelli; portare zaini per proteggersi da dietro; quando non si ha un porto d’armi, girare con spray o armi bianche.

 

[**Video_box_2**]A Parigi, intanto, Medici senza frontiere ha inaugurato la sua mostra alla Maison des Métallos. L’esibizione, “In between wars”, finanziata dal comune socialista di Anne Hidalgo, definisce “martiri” i terroristi palestinesi. Il capo degli ebrei di Francia, Roger Cukierman, ha così commentato: “Stiamo ancora piangendo i 130 morti e Medici senza frontiere chiama i terroristi ‘martiri’. Scioccante”.

 

No, il problema è che non sciocca più.

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