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La gauche francese si spacca sul ritiro della cittadinanza ai terroristi

La proposta di riforma costituzionale promossa da Valls e Hollande genera polemiche nel Partito socialista che la considera "di destra"

28 Dicembre 2015 alle 17:19

La gauche francese si spacca sul ritiro della cittadinanza ai terroristi

Francois Hollande e Manuel Valls (foto LaPresse)

Parigi. In queste ore, trovare un deputato socialista d’accordo con la proposta del presidente Hollande e del premier Valls di ritirare la cittadinanza francese ai terroristi con la doppia nazionalità, non è impresa da poco. Pascal Cherki, capofila dei socialisti ostili alla misura antiterrorismo che il duo di governo vorrebbe inserire nella Costituzione (il progetto di riforma costituzionale lanciato dal presidente della Repubblica all’indomani degli attentati del 13 novembre sarà oggetto di dibattito all’Assemblea nazionale all’inizio del 2016) ha dichiarato al Figaro che attualmente “circa l’80 per cento dei deputati è contro, così come tutto l’ufficio legislativo del Ps”. Alcuni se ne stanno chiusi in un silenzio stizzito, come il segretario nazionale Jean-Cristophe Cambadélis (secondo quanto lasciato trapelare dal suo entourage, avrebbe combattuto “fino all’ultimo” per far cambiare idea a Hollande e Valls), altri minacciano addirittura di abbandonare il partito, e a guidare la fronda contro la costituzionalizzazione della “déchéance de nationalité” è ancora una volta l’ala giacobina del Ps.

 

Oltre a Cherki, secondo cui “tutti gli uomini di sinistra e tutti i repubblicani devono opporsi alla soppressione della nazionalità”, la fronda che grida allo scandalo perché Hollande e Valls vogliono far passare “una misura di destra”, presenta nomi altisonanti della gauche: c’è Julien Dray, hollandiano della prima ora e fondatore di Sos Racisme, che ha denunciato una misura “priva di efficacia, anche simbolica, contro il terrorismo”; c’è l’ex ministro dell’Istruzione, Benoît Hamon, che ha attaccato “la transumanza politica e intellettuale” del governo passato nel giro di un anno dalla promessa di concedere il voto agli stranieri alla revoca della cittadinanza per i condannati per terrorismo; ci sono due figure di peso del Ps, come l’“elefantessa” Martine Aubry e l’ex premier Jean-Marc Ayrault, che hanno riservato le loro principali accuse al premier Valls; infine, c’è il solito Montebourg, il dissidente glamour ed ex ministro dell’Economia, che ha giudicato la misura proposta dal duo di governo “contraria ai fondamenti della Repubblica”.  Difendere una proposta di legge che a suo tempo è stata avanzata dall’arcinemico Nicolas Sarkozy e che figura tra i punti cardine del programma del Front National, non è certamente facile con un’aile gauche così accanita. Per questo, il gruppo Ps all’Assemblea nazionale, al fine di evitare brutte sorprese al momento del voto, ha inviato a tutti i parlamentari socialisti un elenco di argomenti a favore della “déchéance de nationalité” : l’obiettivo è convincerli a rientrare nei ranghi entro pochi giorni, per evitare di trovarsi a contare i voti il giorno decisivo. Per far adottare il progetto di legge di riforma costituzionale, l’esecutivo socialista necessita del placet del Parlamento e in seguito del voto favorevole dei tre quinti dei deputati e dei senatori. Principale bersaglio dei frondisti del Ps, il primo ministro Manuel Valls ha ribadito oggi, tramite la sua pagina Facebook, la sua determinazione ad “andare fino in fondo” nell’iter di riforma costituzionale, “convinto” che verrà approvata da un’“ampia  maggioranza”. “Non posso lasciare che venga detta qualsiasi cosa a proposito del ritiro della nazionalità: ritorniamo ai fatti!”, ha scritto Valls rivolgendosi ai dissidenti del suo partito, prima di aggiungere: “Come si può dire che privare della nazionalità francese dei terroristi condannati sia una idea di estrema destra?”.

 

[**Video_box_2**]Il vicepresidente del Fn, Florian Philippot, questa mattina, ha maramaldeggiato sul terreno minato del Ps, arrivando a dire che l’idea di togliere il passaporto francese ai condannati per terrorismo con la doppia cittadinanza è stata suggerita a Hollande da Marine Le Pen durante il faccia a faccia all’Eliseo nell’immediato post attentati e che il presidente socialista “è stato toccato dalla grazia”. Senza sorprese, il partito lepenista voterà compatto a favore della riforma costituzionale, la destra neogollista, infastidita dalle piroette di Hollande, potrebbe invece giocare un brutto tiro all’esecutivo al momento del voto, mentre la gauche fatica a dimenticare che lo stesso Hollande, nel 2010, giudicava il ritiro della nazionalità “contrario” alla “tradizione repubblicana”, e Valls lo considerava “nauseabondo”.

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