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Arrivare sempre terzi

In Spagna, Podemos è l’Uber-Pirro. 69 seggi possono essere inutili

Iglesias vuole una coalizione a sinistra, ma ha parecchi problemi. Paradigmi fumosi e alleanze pericolose. Il peso dei nazionalisti.

22 Dicembre 2015 alle 06:15

In Spagna, Podemos è l’Uber-Pirro. 69 seggi possono essere inutili

Milano. Le elezioni di ieri hanno trasformato la Spagna in Pirrolandia. Tutti hanno vinto e tutti hanno perso. Il Partito popolare di Mariano Rajoy (28,7 per cento, 123 seggi) ha distanziato il gruppo ma ha perso tre milioni e mezzo di voti ed è rimasto lontanissimo dalla maggioranza assoluta che deteneva. Il Partito socialista (22 per cento, 90 seggi) ha mantenuto la seconda posizione, ma con il peggior risultato di sempre. Ciudadanos (14 per cento, 40 seggi) veniva dal nulla e ha conquistato molti voti, ma sperava di essere più determinante, invece la somma dei seggi di Ciudadanos e del Pp non arriva a 176, la soglia per una maggioranza. E Podemos? A prima vista il movimento di Pablo Iglesias ha vinto più di tutti gli altri, ottenendo il 20,7 per cento dei voti e 69 seggi e contribuendo allo sgretolamento del bipartitismo. Eppure, guardando in prospettiva, Iglesias è l’uber-Pirro. Non soltanto perché è arrivato soltanto terzo, as usual. Ma soprattutto perché i suoi 69 seggi sono “inutili”. Innanzitutto perché, per un partito dalle venature palingenetiche che vorrebbe riformare secondo nuovi (e fumosissimi) paradigmi, e possibilmente da solo, la Spagna e di lì l’Europa tutta, 69 seggi sono una piattaforma strettina. In secondo luogo, perché il risultato è frutto di una raccolta di voti disomogenea. Cercando di replicare il modello “listone civico” già testato con successo nelle elezioni municipali, Podemos si è presentato agli elettori con sigle diverse nelle varie regioni, creando un patchwork di istanze localiste difficile da gestire a Madrid. In più, da ieri, nello stomaco di Podemos, che ha promesso di voler difendere come condicio sine qua non per qualunque accordo la prospettiva di un referendum di autodeterminazione per la Catalogna (e poi per altre regioni?), fermentano molti voti indipendentisti. Podemos ha divorato l’elettorato di due partiti ultraindipendentisti, la Candidatura di Unitat Popular in Catalogna (che non si presenta alle elezioni “straniere”) e Bildu nei Paesi Baschi:17 dei suoi 69 seggi Podemos li ha conquistati tra Barcellona e San Sebastián.

 

Intanto in Spagna si dibatte sulle alchimie attraverso cui fare un governo (ci sono circa tre mesi di tempo). Tutte le ipotesi prevedono che i partiti trasgrediscano qualcuno dei loro rispettivi tabù. La direttrice dell’Huffington Post spagnolo, Montserrat Domínguez, spiega al Foglio di intravedere “soltanto tre scenari possibili, per ora: o un governo del Pp nominato grazie all’astensione dei socialisti, con Rajoy molto debole” – ma non una grande coalizione che “è l’unico scenario che scarterei. Il Psoe si sparerebbe sulle ginocchia se accettasse di fare un governo con Rajoy. Un conto è permettere che il partito più votato governi, e già questo creerebbe dei problemi a Sánchez, un altro è mettersi in coalizione”. Seconda ipotesi: “Un governo di sinistra guidato dal Psoe, ma realizzato grazie a patti complessi e fragili”. Infatti “l’appoggio di Podemos costituisce un rischio politico tremendo per il Psoe. Iglesias chiede una riforma costituzionale impossibile non solo politicamente, ma anche numericamente, e Podemos ha rubato la gran parte dei suoi voti ai socialisti”. Terza opzione: “Nuove elezioni nel giro di pochi mesi”.

 

[**Video_box_2**]L’impressione è che la difesa dell’ipotesi referendaria catalana, con i nazionalisti sono in crisi, renda inutilizzabili i voti di Podemos per chiunque a Madrid voglia formare una coalizione che non abbia tendenze suicidali. Questo vale per il Pp e per Ciudadanos, ma anche per il Psoe che andrebbe al massacro se tentasse di difendere a Siviglia o Cáceres la necessità di un referendum a Barcellona. Se Podemos mettesse tra parentesi il referendum, tutti gli indipendentisti che gli hanno prestato il loro voto non lo farebbero mai più. Dato il sistema elettorale e gli equilibri centro-periferia, questo vorrebbe dire, per Podemos, “ciao 20,6 per cento”. E, soprattutto, “ciao 69 seggi”.

 

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