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A Cuba Moody's scommette sulle riforme di Castro

A un anno dal disgelo con Washington, la strada per le libertà civili e la ripresa economica cubana è lunga. Eppure la crisi di Maduro in Venezuela potrebbe avere qualche effetto positivo per l'isola

19 Dicembre 2015 alle 06:18

A Cuba Moody's scommette sulle riforme di Castro

Una parata militare a l'Havana durante l'anniversario della morte degli studenti uccisi durante il dominio spagnolo (foto LaPresse)

E’ passato un anno dal “Cuban Thaw”, l’inizio del disgelo tra Cuba e Stati Uniti, con il duplice annuncio di Barack Obama e Raúl Castro del 17 dicembre 2014. E proprio nel primo anniversario Barack Obama ha chiesto al Congresso di togliere l’embargo, “eredità di una politica fallita”. Lo stesso giorno è stato anche annunciato il ristabilimento dei voli commerciali, sei giorni prima erano stati ripresi i contatti postali diretti, il giorno prima Barack Obama aveva annunciato il desiderio di poter visitare l’isola nel corso del 2016. A una condizione, che il livello di libertà individuale dei cittadini cubani fosse aumentato.

 

È un po’ la sintesi di quel che è successo nel corso dell’anno. Da una parte, tanti piccoli progressi. Il rilascio di un contrattista statunitense detenuto a Cuba e di tre agenti cubani detenuti negli Stati Uniti; un allentamento dei requisiti richiesti dagli Stati Uniti su esportazioni, viaggi e scambio di divise con Cuba; il ristabilimento di collegamenti telefonici diretti; la partecipazione di Raúl Castro al Vertice delle Americhe di Panama, con un incontro diretto tra i due leader; la rimozione di Cuba dalla lista americana dei paesi promotori del terrorismo; la riapertura delle due ambasciate; una visita del segretario all’Agricoltura Thomas Vilsack; l’inizio del dialogo sul tema dei reciproci indennizzi, per le nazionalizzazioni e per i danni causati dall’embargo; la prima estradizione di un ricercato della giustizia statunitense che si era rifugiato nell’isola; un boom dei viaggi turistici (alla fine dell’anno 600.000 americani hanno visitato Cuba).

 

D’altra parte, anche le fughe di migranti dall’isola sono aumentate, innescando in America centrale una crisi diplomatica. Inoltre resta l’embargo, né sembra allentarsi la repressione politica a Cuba. E’ stata la portavoce dell’Ufficio Diritti Umani dell’Onu Cécile Pouilly a dire che dall’inizio di dicembre ci sono state nell’isola ben 1.500 detenzioni arbitrarie di oppositori. “Si osserva un aumento delle detenzioni”, ha denunciato, “alcune sono molto brevi e la persona è liberata in un paio di ore o in un paio di giorni. Ma si tratta comunque di messaggi intimidatori doretti ai difensori dei diritti umani e gli attivisti della società civile”. Anche la riforma economica resta al palo, soprattutto per il complicato sistema di due valute con sette tipi di cambi diversi. Ma se fosse tolto, il risultato sarebbe una drastica svalutazione che farebbe scappare gli investitori stranieri, a meno che non arrivi un aiuto del Fondo monetario internazionale o della Banca mondiale, di cui però Cuba non fa parte proprio per via del veto espresso da Washington.

 

[**Video_box_2**]Il governo ha iniziato a concedere crediti ai “cuentapropistas”, i lavoratori privati. Ad aprile 2016 è previsto il settimo congresso del Partito Comunista e molti osservatori si aspettano misure più incisive. Tra chi scommette su un’accelerata delle riforme c’è il gruppo dei creditori di Cuba, che ha appena deciso di condonare 8,5 miliardi di dollari, 4 del solo Club di Parigi. E anche Moody’s ha ora promosso Cuba da una valutazione “Caa2 stabile” a “Caa2 positiva”. Paradossalmente, proprio la gravissima sconfitta elettorale che ha colpito il regime di Nicolás Maduro in Venezuela è stata percepita da questi osservatori come un segnale positivo per l’isola, dato che il sussidio petrolifero assicurato al regime cubano dal chavismo, pari a un quarto del Pil, permetteva a Cuba di rinviare le riforme. Nel momento in cui il crollo dei prezzi del greggio e il deterioramento dell’economia hanno costretto il governo di Caracas a ridurre questo aiuto, Raúl Castro è stato costretto a una diversificazione economica, di cui il disgelo con gli Stati Uniti è stato un effetto, che Moody’s ha valutato in modo positivo. Con l’Assemblea nazionale di Caracas in mano all’opposizione, ragionano all’agenzia di rating, il processo delle riforme dovrebbe per forza accelerare. 

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