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Un pugno agli anti austerity in Spagna

L’Economist endorsa Ciudadanos moraleggiando un po’. Ma c’è dell’altro

18 Dicembre 2015 alle 06:02

Un pugno agli anti austerity in Spagna

Mariano Rajoy

A due giorni dalle elezioni in Spagna, le più incerte e inedite della storia democratica del paese, l’Economist pubblica il suo endorsement – a sorpresa, ma nemmeno troppo – su Ciudadanos, la formazione centrista guidata da Albert Rivera (che il Foglio ha “messo a nudo” mercoledì) e ascesa agli onori delle cronache e dei sondaggi appena pochi mesi fa come antidoto moderato agli antisistema di Podemos. “Se l’Economist avesse un voto, andrebbe a Ciudadanos”, scrive il settimanale britannico, che poi raccomanda a Rivera – visto che secondo i sondaggi nessun partito otterrà la maggioranza parlamentare – un’alleanza di governo con il Partito popolare del premier Mariano Rajoy, da preferire al leader socialista “lightweight” Pedro Sánchez. Non c’è da stupirsi se un giornale come l’Economist sceglie Ciudadanos (un partito “liberale nel senso britannico”, scrive), anche se ci vuole una certa audacia nell’affidare la guida di un grande paese europeo a un partito che non ha mai avuto nessuna vera esperienza di governo. Ma la ragione dell’endorsement, e soprattutto la ragione della preferenza di Rivera su Rajoy, sembra fuori fuoco, e dice molto delle dinamiche politiche attualmente in movimento in Spagna. Sotto Rajoy l’economia spagnola ha ottenuto “la migliore performance tra le grandi economie dell’Europa occidentale”, il suo governo ha “agito con coraggio” durante la crisi e il Pp è “una buona opzione per altri quattro anni” di governo. Ma c’è un problema: gli spagnoli vogliono rinnovamento politico (“rigenerazione democratica”, la chiamano) perché negli ultimi anni i partiti tradizionali sono stati investiti da alcuni gravi casi di corruzione. Rajoy potrebbe essere l’uomo giusto per la Spagna, sembra dire l’Economist, ma gli arresti e le accuse ad alcuni alti dirigenti del suo partito lo hanno bruciato. Meglio Rivera, candidato simile che non essendo mai stato messo alla prova del governo è politicamente vergine, dunque migliore. L’articolo di corredo all’endorsement è esemplarmente intitolato “Clean hands”, mani pulite, che da noi ricorda i pericoli della retorica moralizzatrice, in cui anche Rivera indulge.

 

L’ascesa di Ciudadanos è ammirevole per molte ragioni, prima fra tutte il fatto che l’onda populista che ha investito tutta Europa in Spagna abbia prodotto un partito centrista, pro mercato e capace di dare freschezza allo scenario politico. Ma ci sono motivi migliori per auspicare una vittoria dei moderati in Spagna. Come molti esperti sostengono (e lo hanno spiegato anche al Foglio), i programmi economici dei popolari e di Ciudadanos sono quasi identici, ed entrambi, con le proposte e con la politica, predicano la responsabilità e combattono la retorica dell’antiausterità che imperversa in tutto il continente. E’ di questo, e non di moralizzatori, che la Spagna ha bisogno.

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