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Rajoy contro tutti

Cosa dicono i sondaggi? Che i popolari del premier resistono alla crescita di Ciudadanos. E poi la caduta di Podemos. Tutto quello che c'è da sapere sulle elezioni in Spagna di domenica.

18 Dicembre 2015 alle 13:47

Rajoy contro tutti

Domenica la Spagna andrà a votare per eleggere il nuovo Parlamento. Ad oggi, secondo gli ultimi sondaggi prima del silenzio elettorale, il Partito popolare (Pp) dovrebbe confermarsi come il primi partito iberico e ottenere circa il 27 per cento dei voti e un numero di seggi alla Camera che potrebbe variare dai 103 ai 128. Un vantaggio che gli dovrebbe permettere di formare un governo di coalizione a loro giuda dato che il Partito socialista (Psoe) dovrebbe fermarsi al 21 per cento, con 76-94 seggi.

 

Ai due tradizionali partiti si stanno avvicinando le nuove forze politiche che hanno preso piede in questi ultimi anni: Ciudadanos, la formazione centrista di Albert Rivera, dovrebbe ottenere il 19 per cento dei consensi, con 52-72 seggi. Perde consensi invece Podemos, gli antisistema di sinistra di Pablo Iglesias, che accreditati di oltre il 20 per cento degli elettori a inizio campagna elettorale dovrebbero raggiungere il 16 per cento, con 49-64 seggi.

 

Per ora nessun partito sembra in grado di raggiungere la maggioranza di 176 seggi, e questo potrebbe aprire la strada a governi di minoranza o di coalizione. Gli esperti però avvertono di non fidarsi dei sondaggi. Finora alla prova delle urne il bipartitismo spagnolo ha sempre retto bene e i due partiti tradizionali, popolare e socialista, potrebbero godere di un aumento inaspettato dei consensi, con Rajoy come chiaro favorito.

 

 

Ecco tutto quello che c'è da sapere sulle elezioni di domenica in Spagna:

 

Un pugno agli anti austerity in Spagna

L’Economist endorsa Ciudadanos moraleggiando un po’. Ma c’è dell’altro

 

l’Economist pubblica il suo endorsement – a sorpresa, ma nemmeno troppo – su Ciudadanos, la formazione centrista guidata da Albert Rivera (che il Foglio ha “messo a nudo” mercoledì) e ascesa agli onori delle cronache e dei sondaggi appena pochi mesi fa come antidoto moderato agli antisistema di Podemos. “Se l’Economist avesse un voto, andrebbe a Ciudadanos”, scrive il settimanale britannico, che poi raccomanda a Rivera – visto che secondo i sondaggi nessun partito otterrà la maggioranza parlamentare – un’alleanza di governo con il Partito popolare del premier Mariano Rajoy, da preferire al leader socialista “lightweight” Pedro Sánchez. [continua]

 


 

Niente sarà come prima nella Spagna dei nuovi partiti e leader

Si vota tra 10 giorni. Il bipolarismo non basta più, ma di coalizioni non si parla. I conti con Podemos e Ciudadanos

di Sergio Soave

 

l tradizionale bipolarismo tra popolari e socialisti era basato sul fatto che la somma dei due maggiori partiti ha sempre superato il 70 per cento dell’elettorato, mentre questa volta la presenza di due formazioni nuove, Ciudadanos al centro e Podemos a sinistra, rende probabile che la somma tra Pp e Psoe non raggiunga nemmeno la metà dei consensi. Il particolare meccanismo elettorale spagnolo, che portava un vantaggio in seggi consistente al primo partito in un quadro sostanzialmente bipolare, nella nuova configurazione dei rapporti di forza non funzionerà più. [continua]

 


 

El populista di governo, a nudo

Scelto per caso in una lista in ordine alfabetico (per nome), Albert Rivera, leader di Ciudadanos, si candida a kingmaker del governo di Spagna dopo il voto di domenica. Idee liberali, tasse da abbassare, no retorica sulla troika.

di Eugenio Cau

 

Quando parlano tra loro, i collaboratori di Albert Rivera lo chiamano Messi, come Lionel, il miglior giocatore di calcio del mondo. La metafora si spiega da sola: dentro a Ciudadanos, il partito centrista emergente che sta drenando voti da destra e da sinistra in vista delle elezioni spagnole di domenica, sono convinti che alla fine sarà il loro attaccante a fare gol. Ma ha anche un altro significato. Se nella tua squadra hai il miglior giocatore del mondo, devi passargli la palla sempre, in qualunque momento. [continua]

 


 

Rajoy fa l’ultimo difensore del bipartitismo (con gli occhiali rotti)

In Spagna, il premier crede ai sondaggi e fa campagna contro i populismi. Dati e calcoli. Voci degli analisti

di Eugenio Cau

 

Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha fissato l’asticella del successo del Partito popolare alle elezioni del 20 dicembre: il 30 per cento dei consensi. Sopra questa soglia, Rajoy si dice sicuro che il governo sarà suo, che sia un esecutivo di minoranza o di coalizione. Sotto al 30, le cose si faranno complesse, e sarà più difficile formare “un qualche tipo di governo stabile”, ha detto di recente ai giornalisti. Il premier non ha ancora perso le speranze nell’“effetto inglese”, nella possibilità che, come successo alle elezioni di maggio in Regno Unito, i sondaggi che prevedevano un grande suk post elettorale in cui i piccoli partiti potevano ricattare i grandi senza maggioranza si rivelino tutti sbagliati, che il leader conservatore ottenga una vittoria inaspettata e ampia, che gli sforzi del buon governo e dell’oculata gestione economica alla fine ripaghino oltre le previsioni. Un miracolo inglese per Rajoy è possibile, il 40 per cento degli elettori è ancora indeciso e gli esperti del Partito popolare continuano a sussurrare che le quotazioni del premier sono in aumento, ma per ora i sondaggi raccontano una storia di instabilità politica. [continua]

 


 

Così la “niña” di Rajoy è diventata la donna più potente a Madrid

Chi è Soraya Sáenz de Santamaría il braccio destro e, alcuni dicono, anche il “cervello” operativo di Rajoy, la persona di cui il premier si fida di più in tutto il governo

di Eugenio Cau

 

Questa settimana a Madrid, passeggiando per le strade della città, gli spagnoli che si interessano di politica hanno notato qualcosa di strano. Sui nuovi manifesti elettorali del Partito popolare la foto del premier Mariano Rajoy, candidato alle elezioni del 20 dicembre, si alterna a quelle di un’altra persona. E’ la negazione di ogni strategia elettorale, il cui vangelo esige la personalizzazione assoluta del leader. Ma per le strade di Madrid Rajoy ha deciso di dividere l’attenzione con un’altra persona, e perfino davanti alla sede centrale dei popolari in calle Génova sventola un manifesto con il volto della donna più potente di Spagna, al tempo stesso vicepresidente del governo, ministro della Presidenza con la delega fondamentale ai servizi d’intelligence e portavoce dell’esecutivo, Soraya Sáenz de Santamaría. [continua]

 

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