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Putin’s version

Trump, Blatter, i soldati in Ucraina, Kerry, i turchi ruffiani ed estremisti

18 Dicembre 2015 alle 06:27

Putin’s version

Vladimir Putin (foto LaPresse)

Nel suo show di fine anno, la conferenza stampa fiume che Vladimir Putin organizza sempre con molta attenzione ed effetto, il capo del Cremlino è riuscito a tenere dentro tutto: la sua passione per Donald Trump (“è il leader assoluto della corsa alla presidenza, un uomo brillante, di talento, non c’è dubbio”); la difesa di Joseph Blatter, l’ex capo della Fifa (“meriterebbe il Nobel per la Pace”); le voci sulla figlia segreta, una delle (“almeno adesso le trovate in patria”), e poi l’uccisione del leader dell’opposizione Boris Nemtsov, le proteste dei camionisti e le botte ai giornalisti. Ma è sul fronte esterno che Putin ha dato il meglio di sé. Una notizia: la presenza militare in Ucraina dei russi è confermata, “non abbiamo mai detto che in Ucraina non ci siano persone impegnate a risolvere certi problemi militari, ma non significa che vi siano presenti truppe regolari russe, bisogna saper cogliere la differenza”.

 

Una mezza notizia: le posizioni di Mosca e Washington sulla risoluzione dell’Onu contro lo Stato islamico “sono abbastanza vicine”, sarà anche perché il segretario di stato americano Kerry, in visita in Russia questa settimana, ha smesso di discutere del futuro del rais siriano Assad, da sempre causa primaria della discordia tra americani e russi. Poi molta rabbia, contro i turchi, che hanno abbattuto un jet russo che aveva violato lo spazio aereo di Ankara (per pochi secondi), e poi non si sono nemmeno scusati, “era così difficile telefonare?”.

 

[**Video_box_2**]La frattura con il presidente turco Erdogan è difficilmente ricomponibile (“non vedo prospettive di dialogo”), anche perché Putin sospetta che “qualcuno nel governo turco abbia pensato fosse bene leccare gli americani in un certo posto” abbattendo il jet russo per costringere l’armata di Mosca a un ritiro dalla Siria. Il giochetto non è servito, nemmeno quando la Turchia “è corsa subito a chiedere aiuto alla Nato”, perché a “coltellata nella schiena” si risponde con un colpo assestato altrettanto bene. Putin ha condannato la deriva islamista imposta da Erdogan – “Atatürk si starà rivoltando nella tomba” – che invece di combattere l’estremismo lo tollera a casa sua e lo finanzia comprando petrolio. Lo scontro tra i due regimi è inevitabile, ma il colpo di Putin è piazzato bene pure nelle coscienze occidentali, soprattutto europee, che attorno alla Turchia vedono frantumarsi confini e certezze. 

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