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La manovra di Obama neutralizza Paul Ryan, eroe conservatore mancato

Oggi la camera vota la finanziaria gradita ai democratici. Gli “ideological riders”, il corollario ideologico, come l’ha chiamato con disprezzo la Casa Bianca, si sono inabissati a dispetto della maggioranza repubblicana al Congresso.

18 Dicembre 2015 alle 14:00

La manovra di Obama neutralizza Paul Ryan, eroe conservatore mancato

Paul Ryan (foto LaPresse)

Roma. I conservatori più intransigenti lo chiamano “Santa Ryan” e nel soprannome non c’è nulla di affettuoso, perché lo speaker della Camera, Paul Ryan, nella manovra finanziaria di Natale ha messo (o permesso) molti regali sotto l’albero dei democratici. I due disegni di legge che la Camera vota oggi “s’accordano con le priorità della Casa Bianca”, dice l’Amministrazione, e tutti gli emendamenti proposti dal Freedom Caucus, la corrente che da destra trascina il Partito repubblicano nel pantano degli antagonismi e delle prove di forza, sono stati bocciati in blocco. Gli “ideological riders”, il corollario ideologico, come l’ha chiamato con disprezzo la Casa Bianca, si sono inabissati a dispetto della maggioranza repubblicana al Congresso, stretti fra l’esigenza di risultati misurabili a destra e le minacce di veto a sinistra.

 

Allegato alla manovra da 1.800 miliardi di dollari non c’è il definanziamento di Planned Parenthood, chiesto dopo le polemiche sulle pratiche controverse dell’associazione pro choice, non ci sono i controlli supplementari sui rifugiati siriani né un dispositivo che permetterà di tentatré lo smantellamento dell’Obamacare, non c’è la leggina che limita gli ordini esecutivi tanto amati dal presidente Obama, leader che vive di decreti. La sospensione del quarantennale divieto di esportare petrolio, buona notizia per i repubblicani, è bilanciata dal rinnovo degli investimenti americani nel fondo verde internazionale, decisione propiziata dal clima di Parigi, nel senso della Conferenza. L’eterna lotta fra il combustibile fossile e le energie rinnovabili finisce anche questa volta con un pareggio. I 600 miliardi di tagli fiscali rinnovati oppure resi permanenti non producono soddisfazione soltanto sulla sponda destra di Washington.

 

[**Video_box_2**]Dicono, e anche in questo caso non è un complimento, che questa manovra di fine anno è il “Boehner’s legacy bill”, il disegno di legge che esprime l’eredità di John Boehner, l’uomo che ha posato il martelletto non dopo aver saggiato la misericordia di Francesco ma dopo essere stato lentamente sbranato dall’ala destra del partito. Chi l’ha sostituito, Ryan, aveva l’allure paradossale del secchione e quella più immediata del rottamatore, era il rappresentante di una nuova generazione conservatrice che avrebbe portato partito e paese sulla “strada per la prosperità”, come recitava il suo slogan. L’infelice candidatura al fianco di Mitt Romney ha ammaccato un po’ le ambizioni politiche di questo virgulto repubblicano, la nomina a speaker le ha atterrite e il primo passo legislativo sotto la sua egida rischia di diventare il primo colpo di vanga per la carriera. Lo speaker è per definizione e tradizione un ruolo di struttura, un incarico che fa gola a chi nutre ambizioni d’establishment e ama la navigazione di cabotaggio nelle acque non proprio limpide del Potomac. La speakership è un punto d’arrivo, non di transizione. Per trovare uno speaker che ha messo insieme qualche delegato per la corsa alla presidenza bisogna tornare al 1884, e anche in quel caso l’operazione non andò a buon fine. Si pensava che Ryan avesse davanti a sé un futuro diverso. Magari non quello del trascinatore di folle destinato a risvegliare dal letargo la maggioranza silenziosa, ma almeno quello del federatore delle varie anime repubblicane in rotta di collisione, un novatore generazionale capace di tradurre i numeri e le tabelle dei think tank liberisti in messaggi elettorali comprensibili alla folla senza leader. Quando hanno fatto il suo nome per succedere a Boehner qualcuno ha suggerito che Ryan avrebbe avuto più potere e possibilità di sopravvivenza tenendosi la poltrona di capo della commissione delle appropriazioni, mentre sullo scranno più alto del Congresso sarebbe stato coperto di onori e macinato dagli ingranaggi della Capitale. Sarebbe diventato un Boehner più giovane, un maestro del compromesso cui toccano tutte le colpe e nessun merito, e addio all’eroe conservatore di nuova generazione. E’ questa la profezia politica che si legge nella manovra di Natale.

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