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In Francia la sinistra fa un po’ la destra. E Sarko s’infuria

L'ex premier repubblicano Raffarin propone un patto con i socialisti contro la disoccupazione. Valls risponde di essere favorevole. Il “rassemblement” anti Le Pen continua

18 Dicembre 2015 alle 14:05

In Francia la sinistra fa un po’ la destra. E Sarko s’infuria

Jean-Pierre Raffarin e Manuel Valls

Milano. La sinistra fa la destra, la destra va verso il centro, tutti insieme ci si unisce per combattere l’avanzata del Front national di Marine Le Pen e dare fastidio a quel Nicolas Sarkozy, ex presidente di Francia e leader dei Républicains, che in questi giorni ha l’aria un po’ troppo tronfia. Jean-Pierre Raffarin, senatore dei Républicains ed ex primo ministro di Jacques Chirac, ha lanciato al governo francese un invito: formiamo “un patto repubblicano contro la disoccupazione”. Il premier, Manuel Valls, ha risposto su Twitter, rapido: “Tutti uniti per finirla con la disoccupazione! Ok con Jean-Pierre Raffarin”. Eccoli qui, i due grandi partiti di Francia che fanno fronte comune, facendo inviperire la Le Pen, che da quando è arrivata terza alle elezioni regionali domenica va denunciando il complotto sinistra-destra ai suoi danni. Ma nemmeno l’ala sinistra del Partito socialista si sente molto calma quando sente Raffarin dire: “Ci sono meno differenze tra Macron e Juppé che tra Macron e  Mélenchon”, dove Macron è il ministro dell’Economia del governo Valls, Alain Juppé è un leader antagonista di Sarkozy nei Républicains, e Mélanchon è il leader dell’estrema sinistra. E pure Sarkozy ha poco da stare tronfio. Il “rassemblement” è stato celebrato ieri nel Pas-de-Calais, uno dei dipartimenti in cui, tra il primo e il secondo turno delle regionali, i socialisti hanno deciso di ritirare la loro lista, aiutando l’affermazione dei Républicains ai danni del Front national. Il presidente, François Hollande, si è presentato per una cerimonia di commerazione assieme al futuro governatore della regione, Xavier Bertrand, esponente della destra che durante la campagna elettorale si è rifiutato di farsi sostenere e accompagnare da Nicolas Sarkozy.

 

L’unione liberal-moderata si forma su uno dei temi più delicati per la presidenza Hollande: la Francia è uno dei pochi paesi in cui la disoccupazione – ora al 10,8 per cento – continua a crescere. A novembre è salita sopra la media della zona Euro per la prima volta da quando l’unione monetaria è stata creata, nel 1999. Nonostante le tante iniziative per sostenere l’occupazione, i numeri non migliorano: la prima preoccupazione dei francesi è il lavoro, e invertire una tendenza negativa è anche una delle chance elettorali per il Partito socialista. L’unione con una fetta della destra è parte di una strategia che alcuni consiglieri di Hollande hanno spiegato al Monde: il presidente deve apparire come “il padre della nazione”, “in un momento tanto difficile, con la minaccia del terrorismo, una crisi economica che continua e che crea nei francesi inquietudine e collera, la classe politica deve comportarsi in modo esemplare. Il presidente deve tenere tutti i fili, è il cuore della sua funzione”. Valls condivide la valorizzazione della convergenza di interessi con la destra, serve anche al Partito socialista per allargare la sua base. “Se si vuole governare a lungo – ha detto Valls – è necessaria una base più larga possibile, perché la sinistra da sola non è sufficiente”. Il problema è mantenere questo accordo per tutto il 2016, quando si terranno le primarie dei Républicains e tutte le sfide interne, tante e violente, precipiteranno. Ma intanto guidare il patto repubblicano contro il Front national consente di creare uno spazio in cui i socialisti sperano di poter costruire la propria avanzata presidenziale nel 2017.

 

[**Video_box_2**]Al di là della necessità di una riforma del lavoro condivisa – necessità urgente – il calcolo politico è chiaro. Durante la sua presidenza, Hollande è spesso sembrato “unfit” e la sua popolarità al collasso è parsa irreversibile (ora che ha riguadagnato punti nella gestione del post 13 novembre, è comunque al diciassettesimo posto nella classifica dei politici più amati), ma ha due qualità: una è quella, inspiegabile, di far innamorare le donne; l’altra, ora più rilevante, è quella di aver imparato la tattica politica alla scuola mitterrandiana. Questa formazione potrebbe tornare utile se davvero i Républicains si dovessero azzuffare attorno alla figura controversa di Sarkozy. Come scrive il Monde: “Alle presidenziali, un face-à-face con il Front national è il miglior scenario per una rielezione”. 

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