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Dietro la censura di WhatsApp in Brasile ci sono i monopolisti delle tlc

Un giudice ha già ribaltato la sentenza che oscurava il servizio di messaggistica nel paese sudamericano. Non c'è solo la polemica sulla libertà di parola. Ecco i numeri e le mosse delle società telefoniche per bloccare la concorrenza a basso costo.

18 Dicembre 2015 alle 14:07

Dietro la censura di WhatsApp in Brasile ci sono i monopolisti delle tlc

In Brasile è tornata a funzionare WhatsApp. La chiusura momentanea della popolare app di messaggistica di proprietà di Facebook non è avvenuta per problemi tecnici, ma per la decisione di un giudice brasiliano poche ore dopo annullata da un altro magistrato, con sommo sollievo dei brasiliani.

 

Nell’ambito di un processo sulla droga in cui era stato chiesto all’app statunitense di fornire i dati sui messaggi degli imputati, come generalmente accade in questi casi Facebook si è rifiutata di cedere i dati sensibili dei propri utenti e così è partita la rappresaglia di un giudice del tribunale di Sao Bernardo do Campo, nell’entroterra di San Paolo, che ha ordinato a tutte le compagnie di telecomunicazione brasiliane di bloccare WhatsApp per 48 ore. In Brasile WhatsApp è l’applicazione più utilizzata, con circa 93 milioni di utenti, che rappresentano il 93% degli utilizzatori di internet, e naturalmente il provvedimento ha fatto scatenare le proteste di tantissime persone e ha fatto scendere in campo Mark Zuckerberg in persona: “Questo è un giorno triste per il Brasile – ha scritto in un post si Facebook - Sono sbalordito che i nostri sforzi per proteggere i dati della gente si traducano in una decisione così estrema di un giudice che punisce ogni persona che in Brasile usa WhatsApp”, invitando i brasiliani a far sentire la propria voce. Le parole di Zuckerberg e le proteste dei brasiliani sono state accolte poche ore dopo da un altro magistrato che ha annullato il blocco perché “in base ai princìpi costituzionali non è ragionevole danneggiare milioni di utenti a causa dell’inerzia di un’azienda”.

 

[**Video_box_2**]La vicenda, che si è risolta nel giro di poche ore di polemiche più che di disagi, sembra una delle tante storie di decisioni prese da giudici d’assalto, ma nel caso brasiliano c’è dell’altro. Come hanno evidenziato molti siti specializzati, nel paese sudamericano è in corso da molto tempo una lotta serrata da parte delle tradizionali compagnie di telecomunicazione contro i disruptor americani. Whatsapp è diffusissima in Brasile soprattutto tra i giovani e i poveri che logicamente apprezzano il servizio gratuito dall’app americana nel paese con le tariffe telefoniche più alte del mondo ed è anche molto utilizzata in ambito sanitario per comunicare con i pazienti (la usano 9 medici su 10, 40 volte più che nel Regno Unito). La decisione di sospendere WhatsApp è da legare quindi alla pressione politica che le compagnie di telecomunicazione stanno esercitando sulle istituzioni per cercare di bloccare la fuga di clienti e la continua perdita profitti. Nei mesi passati le telco brasiliane hanno tentato ripetutamente, senza per ora riuscirci, di limitare l’uso della tecnologia Voip che permette di telefonare via internet definendo “illegali” e “pirateria” servizi come Skype e WhatsApp, con argomenti che in Brasile (e non solo) gli incumbent utilizzano in tutti i settori in cui entrano nuove imprese come Airbnb, Netflix, Uber. Dalla loro parte hanno l’appoggio politico di personaggi di peso come Eduardo Cunha, discusso presidente della Camera dei Deputati e alleato-nemico della Presidente Dilma Roussef, che ha un passato da presidente di una compagnia telefonica statale e da lobbista nel mondo delle telecomunicazioni, ma per ora tutto ciò non è stato sufficiente a impedire la diffusione delle nuove tecnologie. Tra l’altro, visti gli scandali di corruzione in cui è coinvolta la classe politica e la profonda crisi economica in cui è piombato il Brasile, è difficile che Cunha o Rousseff possano essere più convincenti di Zuckerberg e WhatsApp. Forse è ora che le compagnie brasiliane cerchino altre soluzioni, magari di mercato.

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