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Come si va a duello con Merkel

Non c’è scandalo nel piglio combattivo sfoderato da Matteo Renzi a Bruxelles, né nell’animato scambio di vedute con Angela Markel.

18 Dicembre 2015 alle 16:53

Come si va a duello con Merkel

Angela Merkel con Matteo Renzi (foto LaPresse)

Non c’è scandalo nel piglio combattivo sfoderato da Matteo Renzi a Bruxelles, né nell’animato scambio di vedute con Angela Markel. Ancora meno sorprendenti gli argomenti sollevati nei confronti della cancelliera: dal doppio peso nelle sanzioni al Cremlino sull’ampliamento del gasdotto North Stream tra Russia e Germania e lo stop al South Stream, che riguarda l’Italia. Egualmente il premier difende gli interessi nazionali nel chiedere conto del dietrofront tedesco sulla garanzia europea dei depositi, complemento necessario alle nuove regole di bail-in. Due questioni (meno sull’immigrazione) dove Renzi non si è trovato isolato, anzi. Il punto è un altro: e cioè il sottostante, per usare un termine in voga, dell’atteggiamento “bullish”.

 

Da sempre Renzi critica l’Europa a trazione tedesca, ma fino a pochi mesi fa ha reso questa linea credibile con riforme come il Jobs Act, l’abolizione del bicameralismo, la trasformazione in Spa delle banche popolari. Ancora a giugno la Merkel a Firenze aveva tributato a Renzi riconoscimenti non rituali, e la Banca centrale europea è stata facilitata nel potenziare il Quantitative easing. Ora però il sottostante renziano si va deteriorando: aumentare il deficit con misure tipo il bonus ai 18enni e la marcia indietro sulle ricerche petrolifere nuocciono all’Italia più di Banca Etruria. Attaccare l’Europa e la Germania è mediaticamente popolare; ma poi va ripresa l’azione riformatrice: dal pubblico impiego agli incentivi aziendali riservati alla produttività. Fino, ovviamente, alla riduzione del debito. Soltanto così Renzi tornerà a essere un titolo sul quale investire, in Europa e in Italia.

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