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Dàgli all’islamofobo. Assalto a Ferguson che denuncia l’Europa in declino

Qualche anno fa, lo storico ed economista Niall Ferguson, uno degli accademici più in vista del mondo anglosassone, venne accusato di “razzismo” sulle colonne della London Review of Books per il suo libro, “Civilization”, in cui spiegava l’unicità della civiltà occidentale.

11 Dicembre 2015 alle 16:28

Dàgli all’islamofobo. Assalto a Ferguson che denuncia l’Europa in declino

Niall Ferguson

Roma. Qualche anno fa, lo storico ed economista Niall Ferguson, uno degli accademici più in vista del mondo anglosassone, venne accusato di “razzismo” sulle colonne della London Review of Books per il suo libro, “Civilization”, in cui spiegava l’unicità della civiltà occidentale: “Voglio dire, sono sicuro che gli Apache e i Navajo fossero culture ammirevoli. Ma nell’assenza di letteratura, non sappiamo chi effettivamente fossero perché non ci sono testimonianze scritte. Ma sappiamo che ammazzavano moltissimi bisonti. Fossimo rimasti ancorati al loro sistema, non credo oggi avremmo niente di lontanamente simile alla civilizzazione del Nord America”.

 

Adesso il grande storico scozzese, con cattedra a Harvard e prossimamente a Stanford, finisce sotto accusa per una column pubblicata sul Times di Londra. In essa, Ferguson rievoca il capolavoro di Edward Gibbon e altri studi sulla fine dell’Impero romano per tracciare un paragone con l’Europa di oggi: “Roma si era impercettibilmente fusa con le tribù germaniche, producendo un idillio multiculturale post-imperiale”, scrive Ferguson. Cita anche lo storico Bryan Ward-Perkins, che ha parlato di “orrori che spero sinceramente di non dover rivivere e che hanno distrutto una civiltà complessa, gettando gli abitanti dell’occidente di nuovo a un livello di vita tipico della preistoria”. Peter Heather sottolineava invece gli effetti disastrosi non solo della migrazione di massa, ma anche della violenza organizzata.

 

“Processi stranamente simili stanno distruggendo l’Unione europea di oggi, anche se pochi di noi vogliono riconoscerli per quello che sono”, spiega Ferguson con coraggio intellettuale e lucidità storiografica. “Come l’Impero romano agli inizi del V secolo, l’Europa ha consentito alle sue difese di sgretolarsi. Ha aperto le sue porte agli stranieri che ambivano alla sua ricchezza, senza rinunciare alla loro fede ancestrale. Come aveva capito Gibbon, monoteisti convinti rappresentano una grave minaccia per un impero laico”.

 

 

[**Video_box_2**]Un nuovo caso Saul Bellow

 

Poi lo storico getta lo sguardo sull’attualità: “E’ senza dubbio vero che la stragrande maggioranza dei musulmani in Europa non sono violenti. Ma è anche vero che il punto di vista della maggioranza non è facilmente conciliabile con i princìpi delle nostre democrazie liberali, inclusi i nostri nuovi concetti di uguaglianza sessuale e la tolleranza non solo verso la diversità religiosa, ma verso quasi tutte le inclinazioni sessuali. E’ quindi estremamente facile per una minoranza violenta acquisire le armi e prepararsi ad attaccare la civiltà all’interno di queste comunità che amano la pace”.

 

Un gruppo di accademici ha accusato Ferguson di “razzismo” e “islamofobia”. “Lo storico di Harvard Niall Ferguson ha scelto di gettare benzina sul fuoco della islamofobia”, si legge su Public Medievalist, un sito che raccoglie interventi di professori e storici anglosassoni. Ad esempio, il professor Mark Humphries afferma che Ferguson avanza “una distorsione semplicistica” della storia romana al servizio “di una agenda di ‘noi’ contro ‘loro’”.

 

Anche lo scrittore canadese naturalizzato americano Saul Bellow venne esecrato come paria razzista quando in un’intervista denunciò il declino delle università americane che avevano cancellato dalla lista degli autori studiabili tutti gli scrittori maschi, bianchi, europei, morti. “Chi è il Tolstoj degli zulù? Chi è il Marcel Proust della Papuasia?”, chiese Bellow. Ovviamente diventò il bersaglio, come Niall Ferguson, di minoranze aggressive in cerca di riscatto letterario.

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