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Per il premier svedese l'Intifada dei coltelli non è terrorismo

Dopo il caso Wallström, nuove tensioni tra Gerusalemme e Stoccolma. Il primo ministro svedese dice che gli accoltellamenti ad opera dei palestinesi non sono atti terroristici.

8 Dicembre 2015 alle 13:00

Per il premier svedese l'Intifada dei coltelli non è terrorismo

Stefan Löfven, primo ministro svedese

Lunedì il primo ministro della Svezia Stefan Löfven ha detto all'agenzia di stampa svedese TT che le aggressioni palestinesi con i coltelli ai danni degli israeliani non vanno considerate atti di terrorismo. "No, non sono classificati come tali. Esiste una classificazione internazionale su quando un atto è da considerarsi terroristico o meno", ha ribadito il premier svedese. Löfven ha poi tentato di chiarire le sue affermazioni: "Mi riferivo al fatto che non è chiaro se questi attacchi con i coltelli siano azioni pianificate da organizzazioni terroristiche", e ha aggiunto che però "gli attacchi organizzati sono precisi atti di terrorismo".

 

Tuttavia, le dichiarazioni di Löfven non fanno che complicare le relazioni bilaterali tra la Svezia e Israele, dopo che, nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri Margot Wallström ha accusato Israele di compiere "esecuzioni extragiudiziali" dei terroristi palestinesi direttamente sul luogo degli attacchi. Il primo ministro svedese ha difeso la Wallström, perché, ha chiarito, le parole del ministro "sono state male interpretate" e "non era sua intenzione accusare Israele". Un comunicato congiunto del premier e del ministro degli Esteri svedesi afferma che "la situazione in medio oriente è già sufficientemente difficile senza bisogno di essere aggravata da altri fraintendimenti".

 

[**Video_box_2**]Wallström aveva dichiarato anche che esiste una connessione tra il terrorismo islamico e la "situazione disperata" dei palestinesi. Durante un'intervista alla tv svedese, rispondendo a una domanda sul rischio di radicalizzazione dei più giovani in Svezia, il ministro ha fatto un altro collegamento al caso palestinese. Il problema dell'estremismo nei paesi europei, ha detto Wallström, "ci ricorda ancora il caso del medio oriente, dove i palestinesi non vedono un futuro e sono costretti a sclere tra l'accettare la loro situazione disperata oppure ricorrere alla violenza". Le dichiarazioni del ministro svedese hanno costretto il direttore generale del ministero degli Esteri israeliano, Dore Gold, a convocare urgentemente l'ambasciatore svedese in Israele Carl Magnus per discutere urgentemente dei commenti della Wallström.

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